corriere.it, 28 ottobre 2026
Siher libero, le reazioni della politica
«Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del Gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram “Movimento 17 ottobre”, cioè la pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano». Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video postato sui social network, commentando il rilascio dell’autore della pagina «Movimento 17 ottobre» (aperta la sera del 18 ottobre, al termine delle proteste).
La gip di Milano Tiziana Landoni, che ha disposto oggi la liberazione del ricercatore 30enne, non ha riconosciuto i «gravi indizi di colpevolezza» sui reati a lui contestati (qui la motivazione della sua decisione).
La premier pensa che la decisione del gip di Milano di non convalidare il fermo di Siher «sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e, in generale, di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente per bene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali». «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura», dice Meloni.
«Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità», aggiunge il leader di Forza Italia, Antonio Tajani.
Il primo a commentarte il rilascio era stato il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli: «Dopo giorni di guerriglia urbana, milioni di euro di danni e Città come Milano messe a ferro e fuoco dai violenti, il principale sospettato di aver fomentato la rivolta viene giustamente individuato e arrestato e le devastazioni si fermano, ma un giudice si affretta a liberarlo. Rinnovo i miei complimenti alle Forze dell’Ordine che lo hanno individuato e fermato, ma vista la sua liberazione mi domando se possiamo parlare di “Giustizia giusta"».
«Difficile a dirsi, soprattutto alla luce della richiesta della Procura di convalida dell’arresto con accuse pesanti: istigazione per delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, unito al rischio di reiterazione del reato e alla concreta possibilità di fuga alla luce dei numerosi contatti internazionali. Eppure, nemmeno questo è bastato al magistrato. Quel che è certo è che, dopo l’arresto di Siher, i devastanti cortei non si sono più verificati. Ora, nonostante il grande lavoro delle autorità per individuarlo e fermarlo, arriva un magistrato e lo rimette in libertà, con tutti i rischi paventati dalla procura che ne conseguiranno. A parer mio, non esiste», conclude il senatore della Lega. Anche la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, si dice «sconcertata»: «Le decisioni della magistratura si rispettano, ma dopo giorni di violenze e attacchi alle Forze dell’Ordine, e di fronte ad accuse molto pesanti, con la Procura che aveva indicato anche il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati contestati, è difficile comprendere una decisione di questo tipo». Sconcertato anche Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, che ritiene di essere «di fronte a una lettura che appare del tutto scollegata dalla realtà di quanto accaduto nelle nostre città e dal gravissimo pericolo per l’ordine pubblico che è stato sventato sabato scorso». Per Maurizio Gasparri (FI) fa rabbrividire la decisione del Gip di Milano» e parla di «vicenda inquietante». Pina Castiello (Lega) si unisce al coro: «Decisione Gip inaccettabile, non possiamo permettere che la violenza resti impunita».
L’Associazione nazionale magistrati sostiene la decisione della gip: «La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri. Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile». «Autonomia e indipendenza della magistratura sono due capisaldi della democrazia – sottolinea ancora l’Anm – in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni».
Anche il presidente dell’intero Tribunale di Milano e la presidente della sezione Gip, Fabio Roia e Ezia Maccora, hanno osservato in una nota che «le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto. L’attività di polizia giudiziaria e di valutazione successiva del pm sono soggette ad un rigoroso vaglio rimesso ad un giudice terzo chiamato a valutare anche gli elementi proposti dalla difesa dell’indagato. Il giudice applica principi costituzionali di civiltà giuridica quali la responsabilità individuale del singolo, la valutazione del materiale probatorio, la sussunzione dei fatti in fattispecie penali». Enzo Marco Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, «nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e delle sue decisioni, ribadisce la propria fiducia nella professionalità degli investigatori e nel lavoro svolto quotidianamente dalla Polizia di Stato per prevenire le violenze e tutelare la sicurezza dei cittadini. Le valutazioni dell’autorità giudiziaria sui presupposti delle misure restrittive non devono essere confuse con il valore dell’attività investigativa, che risponde all’esigenza di individuare tempestivamente possibili minacce all’ordine e alla sicurezza pubblica», sottolinea.
Per Matteo Mauri (Pd) «è inaccettabile l’attacco di Meloni alla gip dopo la scarcerazione di Youssef Siher. Nel video pubblicato sui social, la presidente del Consiglio parla di «decisione vergognosa» e di mortificazione delle forze di polizia. La vera mortificazione è quella che lei infligge alla Costituzione, attaccando una giudice per una decisione pienamente legittima assunta nell’esercizio delle sue funzioni. La democrazia si fonda sullo Stato di diritto e sulla separazione dei poteri. Chi rappresenta le Istituzioni le dovrebbe difendere, non attaccarle brutalmente. Per di più mentendo davanti agli italiani». Incalza il dem Francesco Boccia: «Le parole espresse da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini, da Antonio Tajani sono gravissime. È evidente la loro totale allergia ai principi della nostra Costituzione che fa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura uno dei suoi cardini». Angelo Bonelli (Avs) contesta così la scelta di Meloni di commentare la decisione della magistratura: «Trovo inaccettabile che la Presidente del Consiglio faccia un’affermazione come ha fatto pochi minuti fa, nel dire che egli è responsabile di quegli scontri quando quella pagina l’ha creata il giorno successivo – ha detto – Ma c’è un punto che riguarda il tema della democrazia, dello stato di diritto in questo Paese: questa destra vuole fare la campagna elettorale calpestando veramente lo stato di diritto, le leggi e attaccando ancora una volta la magistratura che fa il suo dovere ovvero far applicare le leggi e accertare la verità». Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, il video di Giorgia Meloni «sulla scarcerazione di Youssef Siher è eversivo perché, come già era accaduto in passato, la presidente del Consiglio si permette di contestare delle decisioni della magistratura senza entrare nel merito di quella decisione: per noi è inaccettabile che la premier abbia questo atteggiamento nei confronti di un potere dello Stato. Sappiamo che è allergica alla separazione dei poteri, è allergica ai limiti del potere, ma noi non possiamo tollerarlo». Per Chiara Appendino (M5S) Meloni, che «criminalizza le proteste e poi attacca la magistratura, ha paura». «Allora è inutile che provi con l’ennesimo video, perché quella rabbia sta montando e quelle piazze continueranno a riempirsi, perché giustamente quelle persone lottano per un futuro che tu stai loro negando», dice Appendino.