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 2026  ottobre 28 Mercoledì calendario

Siher in silenzio davanti al giudice

Niente. Niente anche sul proprio stato civile, su situazione economica, carichi di famiglia, precedenti penali: nell’avvalersi ieri a San Vittore davanti alla gip Tiziana Landoni della facoltà di non rispondere alle accuse mossegli nel fermo della Procura di Milano quale amministratore del canale social «Movimento 17 ottobre» aperto la sera del 18 dopo le devastazioni in centro a Milano del 17 e 18 ottobre, il 30enne ricercatore e attivista pro-Pal bresciano Youssef Siher sceglie di non rispondere (come nel 2023 ammesso dalla Corte Costituzionale) neppure alle routinarie domande preliminari sulle «condizioni personali». «Lui non ha fatto niente, era sicuro di aver esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti», è l’unica dichiarazione dei legali Yasmina Abu Sharar e Benedetto Ciccarone sul marciapiede del carcere —, non c’è terrorismo, non ci sono esigenze cautelari né gravi indizi» delle due accuse di «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo», e della terza calata nel nuovo reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche». La scelta (in linea con la pure esercitata facoltà di non dare il codice di sblocco del telefono) è dunque quella di lasciare alla gip, che oggi dovrà decidere o mano la convalida dell’arresto, valutarne i possibili punti deboli. Nel post del 20 ottobre su Instagram («lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame») è ad esempio ardito ravvisare una istigazione a delinquere, salvo (come la Procura di Marcello Viola prospetta al gip) provare a trarne un secondario «messaggio dal contenuto fortemente simbolico, idoneo a destabilizzare». La seconda istigazione è poi integrata per i pm da un post la sera del 18 ottobre altrettanto anodino in sé («dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi»), e da un «vademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011», nella versione però di «guida su come organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il governo Meloni», con immagini di «felpe con cappuccio, occhiali protettivi, kefiah, guanti, scudi e vernice», ma «presentati come strumenti per proteggersi dagli scontri» e «contrastare le forze dell’ordine». C’è poi la convocazione delle piazze per il 24 ottobre, seguita dalla sconvocazione alla vigilia, con annunci di messaggi temporizzati all’ultimo momento per eludere i controlli della polizia sugli assembramenti, auspicati «perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi vuole trasformarla in recinto». Qui la pm Francesca Crupi ne costruisce al gip la valenza istigatoria di violenze attraverso un doppio passaggio: siccome quelle chiamate online «assumono (sin dal nome Movimento 17 Ottobre) le manifestazioni violente del 17 ottobre quale presupposto ideologico», allora Siher nel convocare, sconvocare e riconvocare avrebbe invitato a «manifestazioni ugualmente violente», prospettando «alla cittadinanza una situazione di irrefrenabile scontro suscettibile di incutere il timore di un contesto di vera e propria belligeranza urbana». La terza accusa ricomprende le medesime prime due condotte ma sotto il segno del nuovo reato, misurato sulla rispondenza che le convocazioni di Siher suscitarono in Rete tra quanti (a differenza sua, che anche per i pm non ha mai fatto «diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio») auspicavano di «spaccare istituti di credito», «distruggere ripetitori della Rai», e se necessario «rimetterci la fedina penale». Qui, per superare l’assenza di violenza partecipata o “parlata” da Siher, la Procura propone al gip di valutare che, «a fronte della consapevolezza degli intenti violenti dei facinorosi con cui interloquiva, lungi dal prendere le distanze» abbia «offerto un supporto di gestione della rete dei vari gruppi riottosi», in una sorta di «dichiarazione di “guerra” continua».