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 2026  ottobre 28 Mercoledì calendario

Oleshky, sei giorni di cessate il fuoco. Ma non si fermano i missili su Kiev

A Oleshky tacciono le armi, ma la tregua resta parziale: mentre nella città occupata dai russi si apre una finestra per gli aiuti, Kiev è ancora sotto i missili. Il cessate il fuoco umanitario è iniziato alle 3 del mattino, ora ucraina, di ieri. Secondo il negoziatore ucraino Davyd Arakhamia, dovrebbe durare fino alle 22.59 di domenica. La tregua riguarda Oleshky e le aree vicine della regione di Kherson ma non c’è un perimetro definito.
La Casa Bianca attribuisce la mediazione a Melania Trump. Il piano prevede l’ingresso di medici, medicinali, viveri e acqua, poi l’apertura di corridoi per chi vuole partire. A Oleshky restano fino a duemila persone, intrappolate fra droni e mine, con scorte ormai insufficienti. Mosca e Kiev hanno confermato separatamente l’avvio della tregua, ma i precedenti tentativi di pause limitate e la diffidenza reciproca ne rendono incerto l’esito. Fuori da quell’area, gli attacchi continuano.
A Kiev è stato colpito il ponte Pivdenny, importante collegamento nel sud della capitale, con danni anche alle infrastrutture della metropolitana. Mosca ha ammesso l’attacco al ponte, sostenendo di aver preso di mira anche impianti per droni. Missili balistici hanno inoltre raggiunto il dormitorio di un’università: un morto e dodici feriti, secondo le autorità cittadine. Tra i feriti, soprattutto studenti. Zelensky ha denunciato l’assenza di installazioni militari nelle vicinanze e ha riferito di 16 missili e oltre 280 droni contro 11 regioni.
Sul piano diplomatico, una novità rompe la linea di isolamento del Cremlino seguita da gran parte dei leader dell’Europa occidentale dal 2022. Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Store hanno telefonato a Vladimir Putin, chiedendogli di porre fine alla guerra. Novanta minuti di confronto «franco e sostanziale», poi una telefonata a Zelensky. L’iniziativa segue l’incontro di Oslo con il presidente ucraino e l’inviato americano Steve Witkoff e precede i colloqui fra Russia, Ucraina e Stati Uniti previsti ad Abu Dhabi il mese prossimo. I due leader hanno precisato di parlare per i propri Paesi, non per l’Europa. Kiev ha confermato il coordinamento dell’iniziativa. Da Mosca, però, nessun segnale di concessioni: Putin ha subordinato una pace duratura al pieno riconoscimento degli interessi russi e accusato Ue e Nato di prolungare le ostilità. Sul fronte umanitario, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha aperto ad altre tregue dopo Oleshky. Resta lo scetticismo di Mette Frederiksen: la premier danese non vede segnali di una volontà russa di pace e invita l’Europa a restare unita, anziché procedere in ordine sparso. Perplessità sulla mancanza di coesione sono state fatte filtrare anche da Palazzo Chigi. Intanto, secondo il New York Times, Donald Trump sta valutando la revoca delle sanzioni al principale fondo sovrano russo, a lungo considerato dai funzionari statunitensi uno dei più potenti strumenti di influenza internazionale del Cremlino. E per il Financial Times Stati Uniti e Russia stanno discutendo del ritorno delle aziende americane sul mercato petrolifero russo per riprendere le forniture verso l’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba.