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 2026  ottobre 28 Mercoledì calendario

Primarie, duello Pd-M5S sui tempi

A pochi giorni dal vertice del centrosinistra versione ristretta (Pd, M5S, Avs) previsto per venerdì (forse in videoconferenza), Giuseppe Conte torna alla carica: primarie subito – è il suo monito – «perché stiamo dando un grande vantaggio a Meloni». Si va dunque verso un’accelerazione? A sentire il Nazareno non parrebbe. Da quelle parti non sembrano dare eccessiva enfasi nemmeno all’incontro del 30 ottobre tra Elly Schlein, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Conte: non sarà in quella sede, come conferma anche Angelo Bonelli, che verranno messe le basi del programma, piuttosto il vertice serve a valutare se e quando fissare la manifestazione del centrosinistra sul carovita e a stabilire una road map per il futuro prossimo. Sulla quale, peraltro, i leader non sembrano essere tutti concordi.
«Ci si metta attorno a un tavolo e si chiuda il programma», incalza il capo del M5S. Ma la segretaria pd immagina un altro percorso, meno veloce: «Non possiamo chiuderci in una stanza, dobbiamo aprirci al Paese, fare una grande campagna d’ascolto, per me è un punto irrinunciabile». Schlein teme che ridurre la trattativa sul programma a una serie di incontri tra gli sherpa dei vari partiti rischi di dare del centrosinistra l’immagine di una coalizione autoreferenziale e chiuda alla possibilità di mobilitare «il popolo del referendum». Il programma quindi, probabilmente, vedrà la luce a dicembre.
Anche da Bonelli viene un appello a fare in fretta: «Per le primarie non si può andare oltre il primo febbraio». E febbraio è la data indicata dai pd. Ma su come organizzare le consultazioni ci sono divergenze. Schlein preferirebbe il turno unico e la partita a due con il leader del M5S. Il quale, al contrario, preferirebbe più nomi e, intervistato a Tagadà, in onda su La7, assicura: «Gli altri candidati alle primarie non saranno mai miei avversari, sennò partiamo malissimo...Spero faranno tutti parte di una squadra». E Goffredo Bettini, che si rifiuta di dire chi voterà alle primarie (particolare alquanto curioso per un dirigente del Pd), spiega all’AdnKronos perché lo «statista» Conte (lui lo definisce così) ha ragione: «Meglio evitare il confronto a due perché renderebbe più radicale la contrapposizione». In soccorso di questa tesi arriva Alessandro Onorato pronto a candidarsi. Anche Ernesto Maria Ruffini, che propone una candidatura unica del centro, è a favore di più protagonisti alle primarie: «Avete sentito che ha detto Prodi? Se le consultazioni si riducono a una conta tra due persone diventano un elemento di divisione insanabile».
Sembra così sfumare il turno unico caro a Schlein, perché con più candidature è inevitabile il ballottaggio, onde evitare che il leader venga incoronato con meno del 50 per cento. La leader dem, comunque, è convinta di vincere lo stesso, anche con l’azione di disturbo di Onorato che pesca nell’elettorato dem. La segretaria pd avrebbe anche preferito un’unica lista di centro. Ma non è aria. «A occhio faranno due liste», ipotizza Bonelli a «Un giorno da pecora». «A occhio – gli controbatte uno dei leader di quell’area – per come siamo messi rischiamo di farne dieci di liste». Già, i leader di quell’area sono divisi come non mai. Un esempio? Ieri l’ufficio di presidenza della Camera ha bocciato la possibilità che +Europa formi una componente del gruppo misto, anche grazie all’assenza di Italia viva (oltre che di Azione e di un esponente dei 5 stelle). «Una piccola storia miserabile», la definisce Riccardo Magi.