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 2026  ottobre 28 Mercoledì calendario

La latitanza dorata dei Bolsonaro in Texas

Ai primi di gennaio del 2023, fecero scalpore le immagini di Jair Bolsonaro, presidente sconfitto alle elezioni da Lula, mentre mangiava con gusto il pollo fritto in un Kfc della Florida. Pochi giorni prima della fine del suo mandato e dell’immunità, il leader dell’estrema destra si era rifugiato in un resort vicino a Disneyworld, affittando la villa di un amico, lottatore di arti marziali. Negli stessi giorni, a Brasilia, andava in scena l’assalto vandalico delle truppe bolsonariste ai palazzi del potere, con l’avallo di un gruppetto di generali. Entrato negli Stati Uniti con un visto riservato ai capi di Stato, in scadenza, Bolsonaro prese tempo sostenendo di avere problemi di salute e presentò domanda per un visto turistico. Non è mai stato del tutto chiarito se la Casa Bianca alla fine gli negò l’asilo o se davvero lui decise di tornare per affrontare a testa alta i suoi guai giudiziari. Soltanto due anni dopo, il 12 settembre 2025, è stato condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per tentato golpe, poi tramutati in arresti domiciliari.
Numero «03»
L’America è stata più accogliente con il figlio «03» di Jair, l’ex deputato Eduardo, sbarcato in Texas nel febbraio 2025 e mai più rientrato in patria, per evitare l’arresto. Il 16 giugno scorso è stato condannato a 4 anni e due mesi di reclusione per aver interferito nei processi a carico di suo padre, orchestrando attività di lobbying negli Stati Uniti per promuovere sanzioni economiche e ritorsioni tariffarie contro il Brasile e i giudici della Corte Suprema che stavano processando papà. Per l’amico Donald Trump, era «una caccia alle streghe». Spesso ospite a Mar-a-Lago, Bolsonaro 03 conserva come una reliquia la dedica ricevuta dal tycoon: «Eduardo, sei grande». Oggi abita con moglie e figli in una villa di 424 metri quadrati a Southlake, in Texas. È lui il ponte fra la dinastia Bolsonaro e la Casa Bianca. Ed è stato lui, alla vigilia del voto, a suggerire al fratello Flávio di scappare in Usa se avesse perso al ballottaggio. Detto, fatto. L’operazione sarebbe stata gestita in stretto accordo con l’amministrazione Trump.
La famiglia Bolsonaro gode da tempo di una solida e ampia rete internazionale di sostegno e interessi. Tra il 2018 e il 2025, Eduardo ha raccolto alleati in Usa, Israele, Europa, Emirati Arabi Uniti e nella destra latinoamericana. Scontata la ricerca di «partnership» politicamente affini. Non a caso, è stato l’argentino Javier Milei ad aprire la campagna elettorale di Flávio, il quale ha fatto visita sia a Trump sia a Netanyahu.
Miguel Stedile, ricercatore dell’Università federale del Rio Grande do Sul, ha tracciato le «amicizie» internazionali dei Bolsonaro. «Ne emerge una rete complessa e articolata di interessi stranieri che coinvolge di tutto, dalle ong alle azioni dello stesso governo degli Stati Uniti, volte a interferire e a sbilanciare le elezioni brasiliane a favore del candidato Flávio Bolsonaro». La mappa abbraccia 36 Paesi ed elenca 431 attori stranieri, tra cui 12 capi di governo e 86 aziende. Oltre a Trump, Milei e Netanyahu, figurano Marco Rubio, JD Vance, Viktor Orbán, lo stratega di estrema destra Steve Bannon, ma anche uomini d’affari e investitori come Guo Wengui, condannato a New York per frode; Chris Buskirk, un investitore di capitale di rischio americano; e Peter Thiel, patron di Palantir.
Le altre figure
Coinvolti anche Fernando Cerimedo, figura centrale nelle reti di disinformazione in America Latina, il Rockbridge Network, una rete conservatrice Usa co-fondata dal vicepresidente JD Vance e da Buskirk, che riunisce donatori e strateghi del Partito repubblicano con la campagna di Flávio Bolsonaro.
In cambio di sostegno, l’aspirante presidente avrebbe offerto un «minor peso normativo e fiscale» sui circuiti di carte emessi da aziende Usa e l’alleggerimento «dai vincoli del Mercosur», seguendo «la strada dell’Argentina»; nonché un continente «chiuso alle infiltrazioni strategiche non occidentali». Il sospetto, su cui indaga la magistratura brasiliana, è che abbia soprattutto promesso l’ accesso preferenziale alle enormi riserve di terre rare e minerali strategici del Brasile.