Corriere della Sera, 28 ottobre 2026
Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti
È scappato. Due giorni dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali, con uno scarto di appena quattro milioni di voti rispetto all’avversario Lula, il candidato dell’estrema destra brasiliana Flávio Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti, come fece il padre Jair dopo la sconfitta nel 2022 e dove vive il fratello Eduardo, presunto artefice della «diserzione». L’amministrazione Trump ha affermato ieri di sostenere la scelta e il dipartimento di Stato ha confermato che gli garantirà il visto.
L’avvocato messicano Simón Levy, collegato al movimento Maga, ha spiegato i dettagli dell’Operazione Alpa: il piano di Bolsonaro, che è atterrato in Florida ieri sera e ha incontrato il fratello Eduardo, a suo dire sarebbe stato architettato dal segretario di Stato Marco Rubio. Flávio, sostiene Levy, avrebbe intenzione di guidare l’opposizione a Lula dagli Stati Uniti, attraverso una «strategia di pressione economica».
È stata Michelle, terza moglie di Jair Bolsonaro, a confermare ieri verso metà giornata che Flávio era uscito dal Paese. Il mistero sulla sua scomparsa durava ormai da ore. Il «desaparecido» non rispondeva al telefono neppure ai suoi più stretti collaboratori e intanto i media latino-americani rigurgitavano indiscrezioni sulla fuga all’estero. L’agenzia argentina Infobae è stata la prima a rivelare la presenza di un jet privato sospetto, «un Gulfstream con matricola LV-JQW», sulla pista dell’aeroporto di Puerto Iguazú, celebre per le sue cascate ma anche per essere nel cuore della cosiddetta Triplice Frontera, punto d’incontro geografico e politico tra Brasile, Argentina e Paraguay e zona «caldissima» di contrabbando e narcotraffico. Il piano di volo prevedeva come destinazione Miami e quattro, misteriosi passeggeri senza nome. Il governo argentino ha però subito negato che Bolsonaro jr avesse attraversato la frontiera.
Appena 22 chilometri separano lo scalo di Puerto Iguazú dal confine del Brasile, che Flávio, secondo il deputato bolsonarista Nikolas Ferreira, sempre al suo fianco nell’ultima parte della campagna elettorale, avrebbe percorso a piedi, per non farsi fermare. Proprio ieri, avrebbe dovuto consegnare il passaporto alle autorità, per ordine del giudice del Tribunale Supremo Alexandre de Moraes, il grande accusatore del padre al processo per golpe. C’era il timore, appunto, di una fuga.
Flávio Bolsonaro è indagato per corruzione e riciclaggio in due diverse inchieste giudiziarie e da febbraio, scaduto il suo mandato di senatore federale, perderà l’immunità parlamentare. E proprio ieri il giudice del Tribunale supremo Flávio Dino ha reso noto di aver ordinato alla Polizia federale di aprire una nuova inchiesta per verificare presunte interferenze e un finanziamento estero (leggi Usa) a favore della campagna presidenziale di Flávio Bolsonaro. L’indagine mira in particolare a chiarire, come accusa lo staff di Lula, se vi sia stata una contropartita o un accordo per cedere o favorire l’accesso e lo sfruttamento delle riserve strategiche brasiliane di terre rare e minerali critici in cambio di supporto politico ed elettorale.
Il divieto di espatrio è stato comunicato a Flávio Bolsonaro sette minuti dopo la conferma della sconfitta alle elezioni di domenica. «Lo consegnerò, non ho intenzione di lasciare il Brasile», aveva promesso lunedì Flávio con un video postato sui suoi account social. In realtà, la fuga era già programmata. E quell’aereo fermo a Puerto Iguazú era forse solo un depistaggio. Non è tuttavia chiaro se alla fine sia davvero passato dall’Argentina, guidata dall’«amico» Milei, o dal Venezuela, come sostengono altri, nuovo «protettorato» di Trump.
Informato della fuga, il rieletto Lula ha accusato: «Gesto vergognoso. La famiglia Bolsonaro è così: il Brasile è la loro seconda patria, la prima sono gli Usa, ai quali leccano i piedi».