ilmessaggero.it, 27 ottobre 2026
Csm, tensioni su Di Pietro. Tajani avverte: «Non lo voteremo mai»
Nel governo scoppia il Di Pietro-gate. C’è aria tesa alla vigilia del voto dei nuovi membri del Consiglio superiore della magistratura (Csm) in agenda domani alla Camera. Antonio Tajani mette in mora Fratelli d’Italia: Forza Italia non voterà “mai e poi mai” l’ex capo del pool di Mani Pulite a Palazzo dei Marescialli. È un vero e proprio veto. Se non una fatwa. Affidata al Messaggero dal vicepremier: “Noi non voteremo mai Antonio Di Pietro al Csm” mette in chiaro Tajani.
Il veto forzista
Antonio scomunica “Tonino”, il pm che con la toga e senza la toga per quindici anni e più si è battuto giorno e notte contro Silvio Berlusconi.
Stamattina si aggirava alla Camera con un sorriso sornione: “Sorpresa!”. Preannunciando la nuova discesa in campo, membro laico del Consiglio superiore. E incassando un occhiolino benevolo dal partito di Giorgia Meloni e dal suo plenipotenziario Giovanni Donzelli avvistato da Rep a pranzo con l’ex leader dell’Italia dei valori proprio a Montecitorio.
Da mesi le distanze tra l’ex fustigatore del Cavaliere e la destra al governo si sono assottigliate. Complice l’impegno quasi da sponsor di Di Pietro per il “Sì” al referendum della separazione delle carriere di giudici e pm, poi finito con una sconfitta della maggioranza. Ora l’ultimo atto: FdI pronta a lanciare il “contadino di Montenero” nell’olimpo della giustizia italiana, con una poltrona nell’organo di autogoverno. Giammai, batte i pugni Tajani: “Non lo voteremo mai”.
Avrebbe già avvisato i capigruppo di Camera e Senato Enrico Costa e Stefania Craxi via telefono: guai a chi apre anche solo mezzo spiraglio. “Piuttosto votiamo con le opposizioni” ci mettono il carico dal partito di via in Lucina. Confermando un’antichissima rivalità che separa i forzisti dal pm molisano come l’aglio dai vampiri.
La rivalità con il Cav
Per la generazione cresciuta all’ombra di Arcore “Tonino” non è un semplice avversario, ma il peccato originale. L’uomo che nel novembre del 1994, mentre Berlusconi presiedeva il vertice Onu a Napoli contro la criminalità organizzata, gli fece recapitare un invito a comparire del Pool di Milano. Lo stesso a cui il Cavaliere pochi mesi prima aveva offerto un ministero, sentendosi rispondere di no. Poi gli anni di piazze, invettive, scontri tv, Di Pietro bandiera dell’antiberlusconismo militante. E ora il gran rifiuto restituito a freddo. Candidarlo al Csm? “Mai”.