La Stampa, 27 ottobre 2026
Ritrovato e restaurato un gioiello perduto del cinema muto americano
Agosto 1943, Los Angeles. Un incendio divampa in una lussuosa villa di oltre 4.200 metri quadrati sulle colline di Beverly Hills. Le fiamme vengono alimentate dal nitrato di alcune pellicole cinematografiche custodite all’interno di un caveau. Segue un’esplosione. Quella casa appartiene a Harold Lloyd, star hollywoodiana, che quel giorno viene salvato dalla moglie. Ma deve dire addio a parte della sua collezione: quei film sono perduti per sempre. Un pezzo di memoria della storia del cinema in fumo, un danno valutato in due milioni di dollari dell’epoca.
Oltre ottant’anni dopo, a migliaia di chilometri dalla California, una pellicola 35 millimetri in bianco e nero finisce nelle mani dei tecnici dell’Archivio nazionale del cinema d’impresa di Ivrea. La classica “pizza” con custodia metallica, e una semplice scritta: “Comiche”. Fa parte di un fondo depositato dal Museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci di Milano per la digitalizzazione in 5K. La sorpresa arriva quando la pellicola viene srotolata e visionata. «Ci ha subito colpito lo stato di conservazione: quasi perfetto, per un film di oltre un secolo fa», ricorda Ilaria Magni, tecnico di laboratorio. Del titolo, Come andò la faccenda, non risulta traccia in nessun archivio. Risulta solo un visto di censura del regime fascista datato 1924.
Il protagonista del cortometraggio, però, viene identificato senza difficoltà, bastano pochi fotogrammi. I tecnici di Ivrea restano a bocca aperta: si tratta di Harold Lloyd, star dei tempi in cui Hollywood era un sogno muto in bianco e nero. Grazie alla storia del film si risale al titolo originale: Kicking the Germ out of Germany, risalente al 1918. È uno dei gioielli andato perduto nell’incendio del 1943. «Abbiamo subito comunicato il ritrovamento in una rete che riunisce le cineteche di tutto il mondo, chiedendo se esistessero altre copie – racconta Elena Testa, responsabile dell’Archivio di Ivrea –. Nessuno ha mai risposto affermativamente». Lo stupore aumenta. «Una “scoperta” di questa portata, per prestigio dell’autore e importanza del ritrovamento, capita molto raramente nel corso di una carriera», aggiunge l’archivista Diego Pozzato.
Nemmeno al Museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci di Milano sospettavano cosa si celasse all’interno del loro fondo. «È stata una grande sorpresa anche per noi», sorride Simona Casonato, curatrice delle collezioni di tecnologia dei media. Anche Oltreoceano la scoperta lascia senza parole. Contattata via mail, Suzanne Lloyd, nipote dell’attore e detentrice di tutti i diritti sui film, non nasconde l’entusiasmo: «Il nostro archivio custodisce soltanto piccoli frammenti di quella pellicola, che veniva utilizzata per raccogliere fondi bellici. Sono estremamente grata all’Archivio nazionale del cinema d’impresa che ha dato una nuova vita a questo film perduto». E aggiunge: «Non vedo l’ora di poterlo guardare».
Quella pellicola dimenticata per oltre un secolo ha un grande valore cinematografico e storico. Fin dal titolo, il corto di poco meno di quindici minuti non nasconde i fini propagandistici. Il calembour Kicking the Germ out of Germany – letteralmente «Scacciando il germe dalla Germania», che si perde nella traduzione italiana Come andò la faccenda – testimonia il clima antitedesco di quegli anni. Siamo nel pieno della Prima Guerra Mondiale, dopo l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto e anche la commedia hollywoodiana viene arruolata intrecciando intrattenimento, storia e propaganda. Nel film Harold Lloyd interpreta un soldato che si lancia in una pericolosa missione: salvare un’infermiera della Croce Rossa (Bebe Daniels) dalle mani del Kaiser. Tra una gag e l’altra si scoprirà la dimensione onirica dell’impresa del protagonista. Una delle tante avventure rocambolesche in cui negli anni il “ragazzo con gli occhiali”, la maschera scelta da Lloyd, viene coinvolto sul grande schermo.
Negli Anni ’20 Harold diventa uno degli attori più popolari e pagati di Hollywood. Un’immagine, nel 1923, lo consegna alla storia del cinema: è la scena di Safety Last! (in italiano Preferisco l’ascensore!) in cui costringe il pubblico a trattenere il respiro mentre è aggrappato alle lancette di un enorme orologio, a diversi metri d’altezza: sotto di lui il traffico di Los Angeles scorre tranquillamente. È anche grazie a quella interpretazione che, nel 1953, riceve l’Oscar alla carriera dopo aver recitato in oltre 200 film.
Era una comicità diversa da quella di Charlie Chaplin e Buster Keaton, gli altri due giganti del cinema muto. L’attore de Il grande dittatore mescolava la risata alla malinconia degli esclusi, mentre il comico conosciuto in Italia con il nome di Saltarello attraversava il caos con il volto impassibile. Lloyd, invece, incarnava l’uomo della strada che vuole sfondare, il giovane ambizioso che inciampa, si rialza e riprova ancora. Un’eco evidente del sogno americano dei ruggenti Anni ’20.
Oggi l’Archivio nazionale del cinema d’impresa di Ivrea può dire di aver salvato dall’oblio il film perduto di un Premio Oscar.