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 2026  ottobre 27 Martedì calendario

Lega, i nordisti di Pini diffidano Salvini sul nuovo simbolo

Neanche il tempo di finire il congresso, che già rischia di riaprirsi una nuova grana giudiziaria per la Lega. La nuova denominazione del partito, Lega Italia Federale, riprende infatti quella del 1993 depositata al Viminale, quando Umberto Bossi pensò per la prima volta lo sbarco nel centrosud (andò male). La scritta è diversa ma l’Alberto da Giussano è lo stesso.
Il punto è la proprietà di quella denominazione, in capo alla Lega Nord per l’Indipendenza per la Padania, il vecchio guscio oggi commissariato da Matteo Salvini, per mano di Igor Iezzi. In queste ore è partita una diffida all’utilizzo della denominazione da parte dell’ex parlamentare Gianluca Pini, in qualità di iscritto e di promotore di un comitato per il congresso del partito “primogenitore”, destinata proprio al commissario. Al contempo, ai membri del Consiglio federale è stato inviato un nuovo invito a sottoscrivere la richiesta di un congresso, oltre che a specificare che il simbolo presentato domenica è di esclusiva proprietà della Lega Nord e non può essere ceduto a terzi.
La questione è semplice: chi ha dato il via libera a Salvini per riutilizzare nome e simbolo? Quali passaggi formali sono stati fatti? È stato coinvolto il Consiglio federale? Sembra una questione di lana caprina, ma non lo è. Perché di mezzo c’è tutta la storia dei fondi del 2 per mille. La Lega Nord, che ha sede in via Bellerio esattamente come la “Lega per Salvini premier” (fondata nel 2019), da una parte si è accollata la restituzione dei famosi 49 milioni di euro; dall’altra, continua a ricevere centinaia di migliaia di euro l’anno dalle dichiarazioni dei redditi di militanti che prediligono la vecchia insegna, mantenendo una propria base di contribuenti relativamente stabile: nel 2025 è stata scelta da 39.887 persone, contro le 87.027 che hanno destinato il 2 per mille alla “Lega per Salvini Premier”. Negli ultimi cinque anni, hanno valso in tutto 2,3 milioni di euro. Non esattamente due spicci.
Solo che per accedere al 2 per mille un partito deve rispettare requisiti di democrazia interna e trasparenza. Ma un partito che non celebra il congresso previsto dal proprio statuto e rimane commissariato per quasi sette anni soddisfa ancora i requisiti di democraticità interna richiesti per beneficiare del 2 per mille? E infine: i membri del Consiglio federale – tra loro: Giancarlo Giorgetti e Lorenzo Fontana – sono disposti ad accollarsi i rischi di questi vulnus?