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 2026  ottobre 27 Martedì calendario

L’Italia sale sul bus: record di passeggeri

Stiamo imparando a prendere il bus. Come in altre parti d’Europa, l’uso dei mezzi pubblici è fondamentale se vogliamo migliorare le performance ambientali nelle nostre città. Tra tante criticità italiane, come il consumo di suolo o lo spreco di risorse idriche, dal nuovo rapporto Ecosistema Urbano emergono però anche segnali di speranza: uno di questi, oltre al fatto di essere bravi nella raccolta differenziata, è che stiamo salendo sempre di più sui mezzi pubblici che inquinano meno.
La fotografia dell’Italia che prova a essere più sostenibile è riassunta dal trentunesimo rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente e Ambiente Italia che, attraverso l’analisi di indici e dati, mostra le classifiche dei capoluoghi più capaci di costruire un rapporto sano fra la rete urbana e l’ambiente o, al contrario, più fermi in tal senso. Al primo posto assoluto di questa classifica, che tiene conto delle performance ambientali, c’è Mantova, all’ultimo Napoli.
La corsa dei mezzi pubblici
All’interno del report c’è un focus sul crescente utilizzo dei mezzi pubblici: salgono in media a 103 viaggi procapite annui sui bus contro gli 86 dello scorso anno. In tal senso stanno facendo molto bene Venezia (grandi città), Trieste e Brescia (città medie) e Pavia (città piccole), mentre in negativo si registrano Catania (grandi città), Latina, Foggia e Siracusa (città medie), Vibo Valentia, Crotone, Matera, Macerata e Siena (città piccole).
Milano continua a mostrare «un notevole aumento nel numero di passeggeri per abitante», con 448 passeggeri nel 2025, rispetto ai 424 nel 2024 e ai 415 nel 2023. Anche Firenze cresce e registra 288 passeggeri per abitante, rispetto ai 247 nel 2024 e ai 225 nel 2023.
Come detto, Venezia tra le grandi città resta la migliore e registra un dato pari a 595.
Anche a Roma aumenta il numero di passeggeri, salendo a 300, rispetto ai 277 e ai 259 delle due passate edizioni del rapporto.
Chi invece scende (anche dai mezzi) è Genova: segna un calo da 300 passeggeri per abitante nel 2024 a 278 nel 2025.
Cifra che secondo Legambiente potrebbe essere però «spiegabile con una diversa modalità con cui la società di trasporto locale conteggia il numero di passeggeri e non necessariamente con un utilizzo ridotto del servizio».
Napoli evidenzia invece un aumento importante: 103 passeggeri per abitante nel 2025, rispetto agli 86 del 2024 e ai 79 del 2023.
In questa generale crescita solo dodici capoluoghi non raggiungono la soglia media dei 10 passeggeri per abitante (Caltanissetta, Caserta, Crotone, Foggia, Latina, Oristano, Ragusa, Sondrio, Trapani, Vercelli e Vibo Valentia).

Ovviamente, ricorda Legambiente, tutti questi dati risentono della «presenza turistica e dell’incidenza del pendolarismo», ma si tratta di cifre incoraggianti per il futuro.
Trasporti, auto e ciclabilità
Se si osservano anche gli indici sull’offerta di trasporto, spicca l’impegno di Milano, Trieste, Pisa e L’Aquila, mentre in fondo alle classifiche si trovano Palermo, Siracusa, Foggia, Matera, Macerata e Siena.
Il tasso di motorizzazione auto con il rapporto migliore è quello di Venezia, Genova e La Spezia, mentre le città campione per le ciclabili sono Reggio Emilia, Cremona e Mantova.
Mantova guida la rivoluzione green
Proprio Mantova, insieme a Trento e Bolzano, secondo le cifre raccolte dall’associazione ambientalista, sta facendo scuola, affermandosi come “leader green indiscussa” in Italia.
«Ha un indice di performance sostenibile che raggiunge il punteggio dell’81,29%, mentre Trento con il 76,53% e Bolzano con il 75,47% sono le uniche due città in classifica sopra il 75%. Anche quest’anno a dominare la top ten della graduatoria sono i medi e piccoli comuni del Nord Est», ricorda Legambiente.
Bene anche Cremona (4ª con il 74,77%), Reggio Emilia (5ª con il 72,40%), Bergamo (6ª con il 71,45%), Parma (7ª con il 71,03%), Pordenone (8ª con il 70,79%). Da sottolineare anche il nono posto di Cosenza, prima città del Sud che risale la classifica: era 16ª nel 2025 e cresce grazie all’impegno sulle energie rinnovabili.
Male invece Napoli, ultima con il 30,80%, così come Crotone (39,09%), Caserta (38,57%), Catania (37,45%), Palermo (36,74%) e Reggio Calabria (36,74%).

Un Paese ancora a due velocità
Lo studio, basato su 106 capoluoghi, racconta infatti un Paese ancora a doppia velocità: il Nord investe in politiche di adattamento e mitigazione della crisi climatica, mentre il Sud resta troppo indietro. Proprio nel Mezzogiorno si concentrano alcune delle maggiori criticità ambientali, come l’elevato numero di auto circolanti, il consumo di suolo e alcuni problemi legati allo smog.
I segnali di speranza arrivano invece dalla raccolta differenziata, la cui media nazionale si attesta al 66,15%, in crescita rispetto allo scorso anno.
Dall’aria all’acqua: chi migliora e chi no
A descrivere con maggiore accuratezza le performance dei capoluoghi c’è una lunga serie di classifiche che fotografano progressi e ritardi. Se si guardano i dati sul biossido d’azoto, le migliori risultano Enna, Agrigento e Matera; le peggiori Napoli, Milano, Torino, Fermo e Nuoro.
In termini di PM10, a Oristano, Ascoli Piceno, Savona, Campobasso ed Enna si respira aria buona. Situazione opposta a Caserta, Cremona, Fermo, Isernia, Lodi, Matera e Nuoro.
Per il PM2,5 bene Catanzaro, Enna e Sassari, così come per i livelli di ozono (O3) Cagliari, Caserta, Catanzaro, Messina, Reggio Calabria, Salerno, Sassari, Taranto e Terni.
Da podio, in positivo, per quanto riguarda l’efficienza del sistema di depurazione, Ascoli Piceno, Fermo e Aosta. Sul fronte della produzione di rifiuti urbani, da premiare Campobasso, Potenza e Asti, mentre risultano più critiche Piacenza, Rimini, Pisa e Macerata.
Nella raccolta differenziata, che cresce in tutta Italia, spingono Ferrara, Cesena, Treviso, Nuoro, Pordenone e Reggio Emilia, mentre arrancano Foggia, Palermo e Macerata.
Passando ai consumi idrici domestici, spiccano Isernia, Enna e Cosenza, mentre sul fronte della dispersione della rete idrica stanno lavorando efficacemente Milano, Pavia e Monza. Al contrario deludono Belluno, Agrigento, Avellino, Campobasso, Macerata, Matera, Nuoro, Pistoia, Potenza, Prato, Salerno, Siena, Teramo e Trapani.
Come isole pedonali ai primi posti figurano Lucca, Venezia e Verbania, mentre per il verde urbano accessibile guidano Gorizia, Monza e Sondrio.
Infine, le città con il miglior rapporto alberi nelle aree urbane risultano Trieste, Cremona e Mantova; quelle più impegnate nelle energie rinnovabili sono Pordenone, Padova e Cosenza; la palma per l’uso del suolo più efficiente va invece a Milano, Napoli e Torino.

Le ricette di Legambiente
Come migliorare dunque le performance? Per Legambiente bisogna puntare su quattro pilastri: maggiori stanziamenti per le città; piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc); una legge nazionale contro il consumo di suolo; più interventi di mitigazione e adattamento che abbiano al centro le soluzioni basate sulla natura.
«Abbiamo ancora troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica, come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che Governo e Parlamento diano il loro contributo», sostiene il presidente di Legambiente Stefano Ciafani.