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 2026  ottobre 27 Martedì calendario

Femminicidio Ilaria Sula, Samson condannato all’ergastolo

“Guardo su, guardo il sole e cerco Ilaria. Chiamo Ilaria. Se tante volte mi sente, quando tira il vento e l’aria va su…”. Flamur e Gezime Sula siedono davanti ai banchi del tribunale. Come sempre. Appena dietro la pm Maria Perna. Parlano con i parenti, rilasciano qualche dichiarazione, indossano le magliette “Giustizia per Ilaria”, leggono la lettera che gli studenti della Sapienza – presenti al processo con un fiocco rosso al petto – hanno inviato questa mattina per ricordare la loro figlia Ilaria, uccisa il 26 marzo 2025.
Nell’aula bunker di Rebibbia, piena di amici, giornalisti e curiosi, il brusio si spegne alle 17:20, quando la corte rientra dalla camera di consiglio: “Visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, il tribunale condanna Mark Antony Samson alla pena dell’ergastolo”.
Il massimo della pena. Il primo grado è finito. L’aula riprende fiato, i genitori restano impassibili con gli occhi lucidi, qualcuno piange, gli amici, le coinquiline di Ilaria Sula, si abbracciano, si sorreggono. In questi mesi il processo ha ricostruito l’intera storia: l’ultimo appuntamento, il delitto, il corpo nascosto in una valigia e gettato in un dirupo alle porte di Roma.
Poi i depistaggi con il cellulare della vittima. Il tentativo di infangarne la memoria, facendo credere che la studentessa ventiduenne fosse scappata con un ragazzo, che fosse una poco di buono. Samson voleva controllarla, possederla. Non accettava la fine della relazione. Non accettava la sua libertà. Un femminicidio, almeno nella sostanza: quando Ilaria è stata uccisa, la legge non era ancora entrata in vigore.
La madre di Samson, Nora Manlapaz, aveva già patteggiato due anni per concorso in occultamento di cadavere. Quella mattina del 26 marzo 2025 lo aveva aiutato a pulire il sangue dalla cameretta nell’appartamento di via Homs, al quartiere Africano. “Quando Mark ha aperto la porta tremava, piangeva, era tutto rosso. Mi ha detto: ‘Mamma, ho fame, non ho mangiato, non ho neanche dormito’”, aveva raccontato in aula. Il figlio aveva appena ucciso Ilaria con lo stesso coltello usato per tagliare la mortadella per la colazione: “Ilaria non si è accorta di nulla, ha gridato poco”, aveva confessato lui.
Qualche tempo prima, la studentessa di Statistica della Sapienza aveva deciso di interrompere la relazione. Lui non voleva. Aveva iniziato a spiarla: per giorni, usando le sue password, aveva letto in diretta le chat. Poi la trappola. La sera del 25 marzo la invita a casa. Un ultimo appuntamento. Ilaria deve restituirgli i vestiti che lui aveva lasciato da lei e andarsene.
Le cose, però, vanno diversamente. Trascorrono la notte insieme. La mattina dopo Samson prepara la colazione, poi torna in stanza: “Ilaria mi mostra il telefono. Vedo cose che non avevo mai visto. Le strappo il cellulare”, aveva detto in aula. Poi il delitto: tre coltellate al collo.La madre lo aiuta a cancellare le tracce: il detersivo, lo scottex, gli stracci. “Non l’ho visto mettere il corpo nella borsa, non sono più entrata nella stanza dopo”, aveva detto. Samson chiude il cadavere di Ilaria nella valigia, lo trascina fino alla macchina. Viaggia per 60 chilometri, un’ora. Con il corpo di Ilaria stipato nel portabagagli. Poi lo getta in un burrone, tra le campagne che lambiscono Capranica Prenestina.
Non è finita. Samson nei giorni successivi rimane fuori casa. Da un lato cerca di condurre una vita normale, prova anche a incontrare un’altra ragazza conosciuta sui social. Dall’altro depista le indagini usando il telefono di Ilaria per far credere che sia ancora viva, in Campania, con un uomo. La recita continua anche fuori dalla questura, quando i genitori della vittima ne denunciano la scomparsa: “Mi ha detto che era dispiaciuto e mi ha anche abbracciato”, ricorda il padre, Flamur Sula. Le indagini, intanto, sono già cominciate: le immagini delle telecamere di sorveglianza, le celle telefoniche, i rilievi della polizia scientifica nell’appartamento ai piedi della palazzina in mattoncini rossi di via Homs. Poi la confessione e il ritrovamento del corpo, il 2 aprile 2025.
E il processo: “Non si è mai pentito perché è intimamente convinto che Ilaria meritasse quella punizione”, ha spiegato il pm Maria Perna. Oggi, davanti ai genitori di Ilaria, la sentenza: ergastolo per Mark Antony Samson. Poi gli abbracci tra i familiari, al fratello: “Ilaria starà sempre qui”, gli dice Flamur. Poi alla stampa: “L’ergastolo vero lo abbiamo noi. Lui respira ancora. Mia figlia no.
“Dovete rispettare le ragazze, dovete dargli amore non violenza”, dice la madre baciando la foto di Ilaria presente nel cellulare. “Adesso mia figlia merita di essere lasciata in pace”.
“È stata fatta giustizia, ma non significa che Ilaria potrà tornare in vita, è una cosa che non doveva succedere. Bisogna intervenire prima, con l’educazione”, dice Roberta, una delle coinquiline di Ilaria Sula.