corriere.it, 27 ottobre 2026
Silvia Sardone querela il rapper Melons
Per capire la portata dell’offesa bisognerebbe riportare il testo delle canzoni. Solo che per non ricadere nello stesso reato bisognerebbe mettere i puntini al posto delle parole più pesanti, col risultato che ci sarebbero più puntini che parole. Parole e puntini sono rivolti contro l’europarlamente leghista Silvia Sardone, che viene descritta all’interno di una serie di atti sessuali con volgari appellativi. La deputata milanese, ora candidata per Palazzo Marino, ha querelato il musicista per diffamazione aggravata a mezzo di pubblicità. Un musicista che si chiama Meloni.
Di nome fa Alessandro, ha 26 anni, è nato a Iglesias (Sulcis) ed è cresciuto a Verona. Visto come la pensa, il cognome dev’essergli parecchio incomodo, tanto da darsi uno pseudonimo. Non si è particolarmente sforzato: ha scelto Melons.
La vicenda è approdata al tribunale di Bergamo perché Melons canta la prima canzone il 26 aprile 2025 in un locale di Treviolo nell’evento «Premiere». Tornando a casa è così contento di com’è andata la serata che si filma in auto mentre ricanta una strofa della canzone e posta il video su TikTok. E lo stesso fa una spettatrice che l’aveva ripreso dalla platea.
Alcune strofe contengono riferimenti agli stessi figli della europarlamentare, entrambi minorenni. La canzone gira, arriva anche a conoscenti del figlio 17enne, che gli cantano in faccia le strofe peggiori in metropolitana e anche a scuola. È così che Sardone viene a conoscenza delle canzoni e nel luglio 2025 sporge denuncia. Il rapper viene convocato in procura e interrogato. E come risultato scrive un’altra canzone simile coinvolgendo di nuovo Sardone insieme a Matteo Salvini, la mette in altri video che vengono rilanciati e ricanta tutto ai concerti facendosi accompagnare dal pubblico. Tanto che per la stessa vicenda sono partite altre denunce. Peraltro il brano, che è intitolato proprio «Silvia Sardone», ancora ieri era presente su Spotify, dove risulta pubblicato il 22 febbraio. Dura due minuti e la piattaforma avverte: «Esplicito».
Arriva quindi il rinvio a giudizio di Melons. Sardone, che in passato ha ricevuto minacce di morte tanto che in tribunale è stata accompagnata dalla scorta, si costituisce anche parte civile. Chiede 80 mila euro, in considerazione del fatto che le frasi della canzone «non sono in alcun modo riconducibili all’esercizio del diritto di critica, di satira o di manifestazione del pensiero, collocandosi invece nell’alveo di un’aggressione personale e istituzionale».
Le conseguenze della diffusione della canzone sulle condizioni di tranquillità dei due figli sono state raccontate ieri in tribunale dalla stessa Sardone e dal suo ex compagno. Tra queste anche la decisione di spostare per sicurezza il figlio dalla scuola milanese a una in Belgio. Quindi vicino alla madre, che è appunto europarlamentare, ma con la necessità di frequenti voli verso l’Italia per permettere al ragazzo di vedere il padre.
Al termine della prima udienza né Sardone né l’avvocato di Melons hanno voluto commentare la vicenda, rimandando alla sentenza. Ma lo scorso marzo, quando si era sparsa la notizia della denuncia, l’europarlamentare aveva scritto una nota parlando di «insulti violentissimi e volgarissimi. Semplicemente patetico». Sui social la vicenda veniva ridotta al «dissing che infiamma il web», come se fosse il solito scambio di inulti fra rapper, e Melons aveva spiegato: «Il pezzo in cui insulto la Sardone e Salvini l’ho fatto per ridere e manco esce, ma fidatevi che su ‘sta gente non c’è un c... da ridere. La corrente di pensiero che stanno creando sta creando tanto odio e tanta divisione sociale». Lei aveva replicato citando la risposta e concludendo: «Evidentemente questi poeti hanno l’orticaria di fronte a una donna che ha il coraggio di portare avanti le sue battaglie su sicurezza, immigrazione e Islam». Melons potrà spiegare meglio le sue motivazioni nella prossima udienza, fissata per lunedì 9 novembre.