Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 27 Martedì calendario

La storica Ponzani replica a La Russa: «Non mi scuso, anzi. Mi chiami professoressa»

«La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie. Se il presidente La Russa vuole querelarmi semplicemente per aver ricordato un fatto storico deve querelare tutti gli autori di libri che riportano questo fatto, l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura e della prefettura di Milano, i giornali dell’epoca, i fascisti del Movimento Sociale e del Fronte della gioventù, di cui La Russa era segretario. Devastarono Milano con incidenti gravissimi e venne ucciso un agente di polizia di 22 anni. Non ho detto che La Russa ha responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione. Gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, ma di smontare le narrazioni di comodo. È il mio mestiere e continuerò a farlo con tutti i miei mezzi».
Così la storica Michela Ponzani a «Otto e mezzo» su La7 dopo che La Russa ha minacciato di querelarla. «La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato – ha proseguito la storica -. Anzi, ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, la mia onorabilità, la mia professionalità. Perché vorrei ricordare al presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari, ma costano tanta fatica e per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette. Quindi pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria» continua Ponzani. «Un presidente del Senato che querela professoressa universitaria non è una bella pagina per la democrazia. Io ho visibilità, ma tanti colleghi no. Si vuol mettere a tacere tutte le voci critiche che non hanno il potere di difendersi e usare la comunicazione? È una cosa gravissima», conclude Ponzani.