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 2026  ottobre 26 Lunedì calendario

Burnham: “Voglio che il Regno Unito torni in Ue prima che io muoia”

I tabloid, Nigel Farage e gli euroscettici sono nel panico: “Prepariamoci alla Seconda Guerra della Brexit”. Perché Andy Burnham non sembra avere più freni e anche oggi ha rilasciato dichiarazioni clamorose sul possibile rientro del Regno Unito in Ue, quando fino a poco tempo nessuno si sarebbe mai azzardato a spingersi così oltre. Tantomeno il suo cauto precedessore Keir Starmer.
Burnham invece non ha più inibizioni. E dopo le aperture delle ultime settimane, oggi il primo ministro britannico ha dichiarato, nientemeno che alla tv di destra Gb News: “Voglio che il Regno Unito torni nell’Unione Europa prima che io muoia. Mi piacerebbe che questo accadesse nel corso della mia vita, ma non ho intenzione di andare più veloce dell’opinione pubblica, né di imporre decisioni”.
“Abbiamo ormai dieci anni di esperienza alle spalle per valutare gli effetti della Brexit”, ha continuato Burnham, “non credo che le cose siano andate come era stato promesso all’epoca. Abbiamo avuto una Brexit più dura del previsto, che ha indebolito la nostra economia. Non sto proponendo di rientrare nell’Unione europea nel corso di questa legislatura. Saranno i cittadini britannici ad avere l’ultima parola. Non credo che le cose siano andate come era stato prospettato all’epoca, soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione”.
Non solo. Secondo il Times, Burnham avrebbe anche comunicato ai suoi ministri di “lasciare il governo qualcosa non intendessero seguirlo nel suo riavvicinamento all’Europa”. Un avvertimento importante che sottolinea come il premier britannico faccia sul serio nel suo tentativo di riavvolgere il nastro Brexit e probabilmente annullarla. Secondo Goldman Sachs, il rientro diretto Londra nell’Unione potrebbe valere fino a 150 miliardi di sterline per l’economia britannica. Il primo passo sarà il prossimo cruciale vertice Uk-Ue a Bruxelles il 20 novembre, quando i due blocchi firmeranno nuovi accordi sui controlli fitosanitari, energia e soprattutto la mobilità giovanile per gli under 30 da una parte all’altra della Manica, di cui avremo presto nuovi dettagli.
Ma non è finita qui. Perché, sempre parlando a Gb News, Burnham ha fatto anche capire che un secondo referendum sarà necessario qualora “il pubblico britannico creda che la soluzione sia quella di rientrare in Ue”. Oggi la portavoce del primo ministro ha ribadito che “sarà il popolo a determinare quale sarà il futuro delle relazioni con l’Europa”. Stamattina Downing Street non è voluta scendere nei particolari, a volte fornendo risposte anche contraddittorie, ma come Repubblica ha rivelato a inizio mese e come ci ha confermato il suo mentore Neil Kinnock, “l’obiettivo di Burnham vuole che il Regno Unito torni in Ue, sarà lui a realizzarlo e così ha inaugurato il discorso pubblico”.
Tuttavia, il percorso è pieno di ostacoli e incognite, potrebbe durare 5, 10 o più anni (di qui la frase “prima che muoia” del 56enne Burnham) e inoltre il programma di governo che l’attuale premier ha ereditato da Starmer ha chiare linee rosse che gli impediscono di tornare in Ue, nel mercato unico europeo o nella stessa unione doganale. Ogni volta che viene interrogato sull’argomento, Burnham ribadisce che qualsiasi cambiamento sui rapporti con l’Europa “non avverrà in questa legislatura”.
Ma ecco la chiave. Secondo quanto apprendiamo, Burnham ha riaperto il dibattito nazionale sulla Brexit – che di certo sarà molto teso – per poi verosimilmente promettere un secondo referendum nel suo manifesto alle prossime elezioni (in teoria nel 2029, a meno che non decida di anticiparle) o addirittura assicurando un rientro diretto in Ue o mercato unico europeo, senza una nuova consultazione popolare ma semplicemente votando Labour alle urne al prossimo giro. Questo intende dire Burnham quando dichiara “saranno i cittadini britannici ad avere l’ultima parola”.
È un piano di una audacia straordinaria, se si pensa a quanto sia stato tossico il dibattito Brexit nei dieci anni dopo il referendum del 23 giugno 2016. Ma oramai il vaso di pandora è aperto.