repubblica.it, 26 ottobre 2026
Salvini su Kiev smentito da Tajani e Crosetto
Prima una telefonata di Giorgia Meloni per chiarire che non accetta aut aut, poi la dura presa di posizione di Antonio Tajani e Guido Crosetto. Il giorno dopo il Congresso, il segretario della Lega, Matteo Salvini, viene smentito ufficialmente dagli alleati. «Il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev è già pronto», chiarisce il ministro degli Esteri, sottolineando come la sua «posizione sia nota: siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario».
Al contrario, il vicepremier leghista, ventiquattro ore prima, aveva dichiarato che «non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina», salvo poi ammorbidire la propria posizione dopo il colloquio telefonico con la premier. Non solo. Nel suo lungo discorso al congresso aveva promesso anche che avrebbe portato la questione al tavolo del prossimo Consiglio dei ministri.
Netta anche la posizione di Crosetto che, parlando al termine della riunione dei ministri della Difesa a Parigi, sottolinea come «la linea dell’Italia sull’Ucraina non può cambiare. È un impegno che ci siamo presi a livello internazionale, europeo e Nato». Il provvedimento, che fornisce il quadro giuridico per proseguire con gli aiuti, deve essere approvato dal governo entro il 31 dicembre. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, che si muove in sintonia con Meloni, il quadro non è cambiato rispetto al passato. «Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto a una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nei limiti delle nostre possibilità», spiega. Concetti che Meloni aveva ribadito solo pochi giorni prima in Parlamento, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
Salvini, quindi, resta isolato, ancora più rispetto allo scorso anno quando, nel dicembre 2025, il decreto legge ottenne il via libera, ma il ministro dei Trasporti non si presentò alla riunione dei ministri. In seguito, votò comunque il provvedimento in Aula. La premier, infatti, è sempre stata chiara nel ribadire il sostegno al Paese invaso dalla Russia di Vladimir Putin, anche per contenere la rincorsa della Lega sui temi cari a Roberto Vannacci, come quello del sostegno a Kiev.
Non a caso, il leader di Futuro Nazionale coglie l’occasione per chiedere se quello del segretario leghista «sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni. Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto», aggiunge ribadendo il voto contrario di Fn. Carlo Calenda, leader di Azione, chiede invece a Meloni di scegliere tra «mollare Kiev o mollare Salvini».