corriere.it, 26 ottobre 2026
La falce di Xi al plenum del Partito: 86 epurati e le parole contro «doppiogiochisti» ed «edonisti stravaganti»
Settimana cruciale per la politica cinese. Da lunedì a giovedì si riunisce il Quinto Plenum del Comitato centrale in carica dal 2022, quando fu selezionato dal Congresso nazionale del Partito comunista.
Tema del conclave: «Decisioni sull’avanzamento pieno e rigoroso dell’auto-governo del Partito». Tradotto: lotta continua contro la corruzione materiale e ideologica. Nei quattro giorni del Plenum che si tiene in un albergo di Pechino sottoposto a sicurezza militare, molti dirigenti tremeranno per le purghe, altri spereranno in promozioni, perché i dignitari caduti in disgrazia vanno rimpiazzati. E molti segnali indicano che Xi Jinping non è contento dell’operato del gruppo dirigente né della sterminata burocrazia statale e userà ancora la falce per tagliare teste.
La rivista ideologica del Partito «Qiushi» (che significa «Cercare la Verità») ha appena pubblicato estratti di un discorso a porte chiuse tenuto da Xi alla temuta «Commissione centrale di disciplina e indagini». È stata una requisitoria contro i quadri «doppiogiochisti che fingono osservanza delle direttive e dietro le spalle del Partito praticano opportunismo e settarismo». Contro «i tipi simpatici che ignorano i problemi». Contro quelli che si nascondono dietro «formalismo e burocratismo». Contro «edonisti stravaganti».
Questi moniti Xi Jinping ha cominciato a lanciarli nel 2012. Dopo 14 anni e circa 7 milioni di puniti (tanti sono i funzionari civili e militari finiti nel tritacarne disciplinare) Xi usa ancora lo stesso linguaggio e anzi lo inasprisce. Una frase contenuta nel riassunto di «Qiushi» rivela anche frustrazione: «Perché ci sono così tanti faccendieri politici e truffatori nella nostra società?». Significa che nonostante tutto, corruzione, resistenza passiva o addirittura trame politiche sono ancora forti tra i ranghi comunisti.
Per questo Xi ordina di «chiudere il potere nella gabbia delle istituzioni» (naturalmente non il suo, visto che si è cautelato facendo cancellare i limiti di durata del mandato di segretario generale).
Conosciamo il tema del Plenum, la disciplina. Questo appuntamento annuale è probabilmente l’ultimo prima del grande XXI Congresso nazionale del Partito comunista che si terrà nell’autunno 2027. La rielezione di Xi Jinping per un quarto mandato quinquennale è scontata. Ma le altre posizioni di potere che prima o poi porteranno alla nascita di un successore nella guida della superpotenza cinese sono in gioco.
In un Paese comune (normale), se i massimi dirigenti fossero riuniti per tracciare la linea sapremmo tutto sui partecipanti e sui loro interventi. Il conclave del Partito-Stato invece è circondato dal mistero. A partire dal luogo della riunione: la stampa locale non è autorizzata a dare informazioni. Questo almeno è un mezzo segreto, perché nel corso dei decenni di potere assoluto si è saputo che i Plenum si svolgono non nella Grande Sala del Popolo di Piazza Tienanmen, centro della «democrazia con caratteristiche socialiste cinesi», ma in un grande albergo di Pechino, il «Jingxi», che è gestito dallo Stato maggiore dell’Esercito popolare di liberazione. Non è un hotel per turisti, è attrezzato e presidiato dai militari per garantire la massima riservatezza e anche la sorveglianza delle mosse dei partecipanti.
Incerto il numero preciso dei partecipanti. Il Comitato centrale comunista dovrebbe contare 376 membri: 205 effettivi e 171 supplenti. Ma dal 2022 le purghe per corruzione e slealtà alla linea del Segretario generale Xi Jinping hanno aperto vuoti paurosi nella compagine. Secondo calcoli dei politologi e dell’intelligence occidentali solo il 77,4% di quegli uomini (e poche donne, che erano 33) sono ancora in carica. L’equazione dice che inchieste e processi immancabilmente conclusi con condanne esemplari hanno falciato almeno 86 membri, tra i quali 42 erano alti ufficiali dell’Esercito popolare di liberazione.
E dietro la disgrazia dei mandarini eccellenti, ci sono centinaia di migliaia di burocrati di vario livello che cadono ogni anno. Secondo dati comunicati dalla Commissione di disciplina di Pechino, nella prima metà di quest’anno sono stati sottoposti a inchieste e sanzioni varie 538.000 funzionari. Tra questi, 36 erano alti dirigenti a livello provinciale e ministeriale: quelli che Xi definisce «doppiogiochisti».
Il rischio è che queste purghe continue inceppino la macchina statale cinese. Una miriade di funzionari locali, nelle province e nei villaggi, ha evidentemente paura di svolgere il proprio lavoro, se Xi è costretto a lanciare l’allarme contro «burocratismo e formalismo».
Ora silenzio ufficiale fino a giovedì, quando il Plenum diffonderà un documento sulle «importanti decisioni sull’autogoverno del Partito».