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 2026  ottobre 26 Lunedì calendario

Intervista all’uomo che progettò per Olivetti il primo personal computer da tavolo

Dai campi in provincia di Vicenza alla conquista dello spazio, passando per le stanze semiclandestine di un laboratorio in Lombardia. C’è un filo invisibile che lega la terra veneta al computer da scrivania (forse la più grande rivoluzione tecnologica del Novecento) ed è quello tenuto tra le mani di Gastone Garziera, classe 1942, perito elettrotecnico ed ex ragazzo prodigio che, insieme al team guidato da Pier Giorgio Perotto, progettò la celebre Programma 101 di Olivetti. Si tratta della macchina che per la prima volta portò l’elaborazione dei dati fuori dalle grandi stanze che ospitavano i primi calcolatori per posarla su una semplice scrivania. Sandrigo, il paese che gli ha dato i natali, per questo gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
Partiamo dalle sue radici. Che ricordi conserva di quando era bambino?
«Sono nato e cresciuto in una famiglia di piccoli agricoltori: la terra richiedeva braccia, fatica, tempo e i soldi in casa erano pochi. Se non fosse stato per mia zia Maria, insegnante elementare nubile, non avrei studiato. Quando mi ha dato la possibilità di dedicarmi ai libri ho cominciato a sognare di fare il medico ma poi ho virato su un percorso più pratico».
Perché ha scelto l’Istituto Tecnico “Alessandro Rossi” di Vicenza?
«Era una scuola gloriosa che formava talenti. Mi sono diplomato come perito nel 1961. Il mio professore Bernes disse che potevo puntare alla facoltà di Ingegneria a Padova anche se sarebbe stato duro essere ammesso al corso. Così ho trascorso l’estate del ’61 a studiare matematica da un docente di liceo per superare l’esame di ammissione e imparare i numeri integrali».
Ma all’università non ci è andato. Come mai?
«I genitori mi chiesero di essere pragmatico: mio fratello lavorava già nell’azienda Laverda di Breganze e in casa serviva un altro stipendio. In quegli anni i periti erano richiestissimi, tanto che ho ricevuto 23 proposte di lavoro e tra quelle ho scelto la Olivetti che mi aveva cercato ancora prima del diploma tramite l’ingegner Nicola Tufarelli. Mi hanno offerto 75 mila lire al mese contro le 60 mila della concorrenza. Al colloquio tecnico a Milano con l’ingegner Mario Chou mi hanno chiesto proprio gli integrali che avevo studiato quell’estate per prepararmi a Ingegneria».
Che tipo di azienda era la Olivetti sotto il profilo umano?
«Un luogo unico al mondo. Il primo colloquio con Tufarelli è stato un’illuminazione: non mi ha fatto domande nozionistiche ma puntava a capire chi fossi come persona, che cosa leggessi e come mi piacesse trascorrere il tempo libero. La visione di Adriano Olivetti metteva l’uomo al centro: l’azienda investiva sul benessere dei lavoratori e sulla loro formazione. I primi 4 mesi li ho dedicati a un corso approfondito per comprendere tutte le nozioni utili a svolgere il mio lavoro».
Dopo la morte di Adriano, l’azienda è andata in crisi e la divisione elettronica è stata ceduta agli americani della General Electric mettendo a rischio il progetto per cui lei era stato assunto, la Programma 101…
«I nuovi proprietari credevano solo nei mainframe (i grandi calcolatori da stanza, ndr) e ritenevano inutile l’idea di un computer da tavolo che il mio gruppo di lavoro stava cercando di realizzare. Per salvare il progetto dalla cancellazione il team guidato da Pier Giorgio Perotto ha lavorato in “semiclandestinità” a Pregnana Milanese. Per non avere problemi abbiamo anche rinominato la macchina da “computer” a semplice “calcolatrice”. In questo modo abbiamo evitato di attirare l’attenzione della dirigenza, riuscendo a far nascere la Programma 101 senza essere disturbati».
Quando e dove è avvenuto il lancio della vostra invenzione?
«A New York nel 1965 e ha ottenuto da subito un successo straordinario, tanto che sono state ordinate tantissime macchine. Solo la Nasa ne ha comprato una quarantina e quando abbiamo scoperto per cosa le ha usate è stata un’emozione enorme per noi della squadra».
Quale è stato l’utilizzo della Nasa?
«La P101 è stata impiegata dagli ingegneri aerospaziali per calcolare le mappe lunari e definire con precisione la traiettoria di allunaggio della missione Apollo 11 che nel luglio 1969 ha portato Neil Armstrong sul suolo lunare. Sapere che la rotta per la Luna è stata tracciata anche grazie al nostro lavoro è un orgoglio indicibile per chi, come me, era partito dai campi di Sandrigo. Poi la Nasa ha sviluppato anche altri programmi attraverso la P101 per calcolare le orbite. Per loro il computer da scrivania è stata una rivoluzione rispetto ai macchinari grandi come armadi».
Qual è il consiglio che sente di dare ai giovani di oggi?
«Non aver paura di affrontare l’innovazione. Adriano Olivetti diceva che “utopia” è una parola usata da chi ha timore di qualcosa. La verità è che bisogna mettersi a studiare e le cose si possono creare. In questo settore, come in tanti altri, la chiave fondamentale è tenersi continuamente aggiornati e non smettere mai di essere curiosi».