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 2026  ottobre 26 Lunedì calendario

È ancora possibile usare il web e i social in modi alternativi per vincere le elezioni

C’è qualcosa di potente che unisce i festeggiamenti in Serbia e in Brasile; la vittoria di un inedito “partito degli studenti”, nato un paio di anni fa a Belgrado dopo la strage causata dal crollo di una pensilina mal costruita per il dilagare della corruzione; e quella dell’ottantunenne Luis Inàcio Lula, l’ex operaio metallurgico diventato presidente per la quarta volta dopo aver perso il primo turno. È una storia che parla di tecnologia e che dice essenzialmente questo: nell’era della sorveglianza di massa e degli algoritmi di raccomandazione che privilegiano i contenuti peggiori, è ancora possibile usare il web e i social in modi alternativi per vincere le elezioni e ribaltare il potere (o conservarlo, nel caso di Lula). È possibile farlo nonostante il patto di acciaio che lega la Silicon Valley alla Casa Bianca di Donald Trump la quale ormai entra pesantemente nelle campagne elettorali degli altri paesi.
In Brasile è stato determinante un canale Whatsapp. Non un gruppo, dove si discute; ma un canale, dove si trasmette. Lo crea il 15 aprile 2026 il giovane deputato, André Janones. È diretto a supportare la sua comunicazione politica e in qualche mese raggiunge cinquantamila iscritti. Niente di che. Dopo il primo turno del 4 ottobre, che vede Flavio Bolsonaro davanti al presidente uscente Lula, Janones ribattezza il canale l’Exercito do Lula e ne fa uno strumento di mobilitazione collettiva. Nella prima settimana si iscrivono tre milioni di persone; in quella successiva, ne arrivano altri sette. 
Non è un semplice canale di messaggistica: è sistema di mobilitazione e reclutamento: Janones, che si presenta come “il generale”, chiede agli iscritti (“i soldati”) di invitare altre persone, fissa obiettivi numerici e distribuisce compiti quotidiani. Il risultato è un sistema di amplificazione che usa WhatsApp come centro di comando e gli altri social (Facebook, instagram e TikTok) come terreno di diffusione dei contenuti. Janones aveva sperimentato questa tattica nel 2022, ma usando Telegram; con Whatsapp si raggiungono ben altri numeri. Fondamentale il linguaggio polarizzante: la logica del nemico in arrivo, l’urgenza della mobilitazione per fermarlo. 
Due i momenti da segnalare: la diretta su YouTube di 24 ore subito dopo l’ultimo dibattito televisivo Lula-Bolsonaro su Rede Globo; e la catena di “passaggi solidali” avviati per portare ai seggi chi era impossibilitato a raggiungerli. Nel primo caso si sono registrati numeri impressionanti: 300 mila spettatori contemporanei, picchi di ottocentomila. Alle quattro del mattino Janones si è addormentato in un sacco a pelo e un comico ha preso brevemente la conduzione; a un certo punto è intervenuto anche Lula che ha promesso una promozione per “il generale” («Sarai promosso di grado, vedrai»). La questione dei “passaggi solidali” è legata all’ultima missione assegnata da Janones agli oltre dieci milioni di follower: telefonare ad amici e familiari, sollecitandoli a votare; convincere chi si era astenuto al primo turno; coinvolgere gli ultrasettantenni, per i quali in Brasile il voto è facoltativo; offrire passaggi in automobile a chi aveva difficoltà a raggiungere i seggi «nel rispetto della legislazione elettorale» (in Brasile il trasporto organizzato da partiti o candidati è vietato; si può fare con auto propria, per vicini e parenti, senza chiedere di votare per qualcuno). L’affluenza record registrata nel ballottaggio si spiega anche così.
Tutto ciò è avvenuto mentre la Silicon Valley e la Casa Bianca tifavano apertamente per Flavio Bolsonaro. Le cronache hanno registrato le visite in Brasile del vice presidente JD Vance e dell’imprenditore Peter Thiel ma non si conosce il contenuto dei loro incontri. È invece accertato che le piattaforme di Meta hanno ripetutamente ostacolato la campagna di Lula e favorito quella di Bolsonaro. Si tratta nello specifico di cose tipo ridotta visibilità del profilo del presidente e blocco delle promozioni dei contenuti; episodi confermati dalla stessa Meta che però li ha attribuiti a “malfunzionamenti tecnici”. Così come sono accertate le campagne su X di Elon Musk a favore di Bolsonaro da parte di utenti stranieri. Per lo meno misreriose. Tutto inutile, visti i risultati. Contro il potere dei soldi ha vinto un canale Whatsapp gratuito.
Cosa è successo in Serbia
In Serbia gli studenti hanno addirittura costruito una infrastruttura di comunicazione alternativa ai media tradizionali. Secondo uno studio pubblicato a marzo su Frontiers in Political Science, condotto tramite interviste agli aderenti al movimento studentesco, l’architettura che ha portato al successo elettorale era questa: Instagram e TikTok per diffondere video, convocazioni e messaggi facilmente condivisibili; Telegram e Signal per comunicare internamente e coordinare le attività; Discord per le comunicazioni relative alla sicurezza durante le manifestazioni; gli account social delle singole facoltà collegati fra loro, anziché un unico centro di
comunicazione nazionale. 
Qualche giorno fa il quotidiano britannico The Guardian ha aggiunto un tassello importante: gli studenti, nell’ambito del progetto “uno studente in ogni villaggio”, si presentavano nelle case delle persone muniti di una app per registrare le abitazioni visitate e il livello di sostegno registrato. Ovviamente rispettando la privacy di ciascuno, con i necessari consensi e l’impegno a cancellare i dati entro sei mesi. Secondo un settimanale serbo i ragazzi hanno visitato oltre quattrocento località, parlando direttamente con oltre diecimila famiglie. Letteralmente, porta a porta. Una seconda app è entrata in funzione per il giorno del voto: serviva per il reclutamento e la gestione dei volontari ai seggi.
Come in Brasile anche in questo caso gli avversari, il partito del presidente uscente Vucic, potevano contare su un supporto tecnologico importante ma non della Silicon Valley. O almeno non risulta. Per la verità si sono registrati diversi episodi di boicottaggio degli account Instagram degli studenti, sospesi per aver ricevuto all’improvviso migliaia di followers da utenti che poi si sono rivelati bot. Ma non c’è la prova che colleghi questi episodi di sabotaggio a Meta; possono essere stati opera di organizzazioni serbe o legate alla Russia viste le simpatie del partito al governo. Quello che è accaduto però è addirittura più inquietante: da settembre si è scoperto che alcuni telefoni di attivisti o simpatizzanti (come il rettore di una università), erano stati infettati con Pegasus, il software spia realizzato da un’azienda israeliana (e che può essere commercializzato solo dopo l’approvazione del governo di Israele). Il governo serbo ha respinto l’accusa di aver ordinato l’operazione di spionaggio (anche se già nel 2024 era stato documentato l’utilizzo di strumenti simili contro giornalisti e attivisti); ma sono invece dimostrati moltissimi episodi in cui il partito di Vucic ha prodotto contenuti falsi per manipolare l’informazione o simulare un consenso che non aveva. Tutto ciò mentre gli studenti usavano i social per costruire una rete democratica alternativa di informazione e mobilitazione. E vincere.