Corriere della Sera, 26 ottobre 2026
Tate di notte
Yamira lavora senza luce. La lampadina è là, vicino al fasciatoio, tra la cameretta e il bagno. Una mamma le ha detto: «Sei un gatto quando accudisci mio figlio». È abile a muoversi di notte nella stanza. Da quando fa la puericultrice, Blanca Yamira Ortiz Garcia, 56 anni, adatta ogni suo movimento ai segnali del bambino. «Lui non deve mai piangere, io sono sempre lì, pronta a scattare», ammette. Per una notte di sonno profondo (dei genitori) chiede 260 euro. Stipendio? «Dipende. Anche 4-5mila euro al mese».
I numeri
A Milano e in altre città italiane le richieste sono in continuo aumento. Nelle vetrine virtuali dei social network spopolano video di ragazze che passano le notti ad accudire bambini appena nati mentre svuotano lavastoviglie, preparano zaini e riordinano casa. Fanno le night nannies: tate notturne. In 184 mila seguono Anna Carpenter, 24 anni, di Houston. «Posso solo immaginare di svegliarmi ben riposata, con il bambino ben accudito e persino il bucato fatto», «Che benedizione», «Un’eroina», le scrivono. Nel Regno Unito Anastasia Baker, ex giornalista della Bbc, rivendica di essere stata la prima a fondare nel 1999 l’agenzia «Night Nannies» che conta oltre 500 infermiere, ostetriche e tate: tante Mary Poppins che di notte entrano nelle case per far dormire mamma e papà.
È un segno delle abitudini che si trasformano. Chi sceglie di diventare genitore ha spesso più di trent’anni, magari un lavoro e una casa lontana da quella d’origine. Così le notti in bianco, che per le generazioni precedenti erano quasi un passaggio obbligato, oggi diventano qualcosa a cui si può scegliere di rinunciare. A costo di pagare, anche migliaia di euro. Puericultrici, tate, babysitter: cambiano le qualifiche e le tariffe, ma quel bisogno c’è.
Come funziona
Adesso Yamira segue una famiglia a Lugano. Il turno comincia alle 21. Entra in casa, si toglie le scarpe, si lava le mani, mette il camice, cambia il pannolino al bambino, spesso gli fa anche il bagnetto. È buio. Resta lei, l’unica sveglia. Sveglia la madre solo se allatta. Altrimenti il biberon lo prepara lei. Yamira ha preso il diploma di puericultrice. In Ecuador racconta di aver lavorato anche in banca: «Mai guadagnato tanto come adesso». La sua agenda è bloccata fino a marzo 2027. Ricorda un rialzo delle richieste già durante il Covid quando i nonni non potevano spostarsi per aiutare i figli. «Noi puericultrici notturne non abbiamo più la nostra vita, rinunciamo a tutto per offrire questo servizio. Da anni la notte mi sveglio ogni due ore anche quando sono in vacanza», ci tiene a precisare.
Renata Wetter, 61 anni, chiarisce subito il suo ruolo: «Non sono né tata, né babysitter, la puericultrice è una delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie». Questa figura è riconosciuta dal ministero della Salute. Serve un diploma. Non esiste un albo. Aggiunge: «Non c’è neanche un listino prezzi ufficiale. Ognuna va per la sua strada. Il mercato è al ribasso. Tantissime volte chi mi contatta non è interessato al mio percorso di studi. E alla fine, invece della competenza, la spunta chi fa il prezzo più basso». Lei per una notte chiede dai 180 euro.
I genitori
Nella sua agenda c’è un appuntamento segnato con Beatrice (nome di fantasia), 38 anni, avvocata residente a Milano, al nono mese di gravidanza. Beatrice ha già fissato un’altra puericultrice, oltre a Renata. Saranno in due ad accudire suo figlio nella prima settimana di vita. Sette sere di fila, alternate. Poi le notti andranno a scalare. «Per il primo figlio, il mio compagno mi aveva regalato un bellissimo anello. Questa volta gli ho chiesto di fare un regalo a tutta la famiglia: la puericultrice. E ho già chiarito: “Non voglio annullarmi né essere obbligata a svegliarmi neanche una volta in tutta la notte”. Noi qui siamo da soli, senza nonni», racconta. Anche se sua madre è «scettica» e ritiene la scelta «un capriccio», Beatrice ammette di non provare «sensi di colpa» perché assicura: «Per me è salute mentale, un ambiente positivo serve al bambino».
Non solo ricchi
Ogni anno Cristiana Balsamo, consulente e founder di Levante Milano, fa assumere oltre cento tra colf, tate e puericultrici. La domanda per le puericultrici è in rialzo, dichiara. «Non è più una moda per i ricchi, ma un’esigenza», dice. Spiega perché: «In questa città si lavora tantissimo e la maggior parte delle persone non ha aiuti. Anche l’età in cui si fanno i figli è aumentata. Quando nasce un bambino la gente preferisce spendere soldi per il sonno e rinunciare alle vacanze. Magari i benestanti prendono la puericultrice per i primi sei mesi, gli altri per le prime settimane…».
La scuola
Balsamo collabora con la storica Scuola per Puericultrici Tecnica 2000. Aperta nel 1978, è autorizzata dalla Regione Abruzzo. «Abbiamo avuto un incremento nelle iscrizioni in arrivo dal Nord, in particolare Lombardia, ma la Scuola è frequentata da tutta Italia», assicura la direttrice Marcella Tagliola. Nella loro sede di Pescara ha studiato anche Giada Segale, 44 anni. Racconta la passione per i bambini: «Ne vedo uno e sono felice. Questo è un lavoro di grande responsabilità: prendersi cura di un neonato di due o tre mesi vuol dire impostargli orari e routine». Non ricorda periodi di pausa: «Offro anche sostegno alle mamme. Quando tornano a casa dall’ospedale sono piene di ansie e paure e hanno bisogno di rassicurazioni».