Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  ottobre 26 Lunedì calendario

Putin e Trump attaccano l’Europa: disordini per colpa di leader deboli

 «Le accuse rivolte alla Russia per i disordini nei Paesi europei dimostrano la debolezza e l’incapacità di alcuni dei loro leader di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo». Vladimir Putin, intervistato dalla tv russa Vesti, rispedisce al mittente i sospetti di influenze estere – e di Mosca in particolare – nella mobilitazione dei manifestanti in tante città, non solo italiane. E nel dibattito sugli scontri, che si mantiene acceso anche a livello interno, si inserisce Donald Trump: «Sono gli ingressi di massa di persone che odiano quei Paesi ad alimentare le proteste in Francia, Italia e Spagna», dice il presidente Usa alla Fox.
A possibili azioni di destabilizzazione proprio nei Paesi che vanno al voto a breve – Italia, Francia, Spagna – aveva fatto riferimento, tra gli altri, il ministro dell’Interno Piantedosi, che però aveva anche apertamente escluso «evidenze di manovre orchestrate da Mosca». Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva parlato esplicitamente di «guerra ibrida», a proposito di tentativi di manipolare masse e opinione pubblica da parte di minoranze straniere, ma senza mai attribuire alla Russia delle responsabilità.
Nell’area di governo al termine di un fine settimana di proteste contenute, prevale il sollievo. Cui segue la rivendicazione di averle sapute gestire. «Il sistema di sicurezza e prevenzione ha funzionato – dice Nicola Molteni, sottosegretario leghista all’Interno —. Le nostre forze di polizia e i militari hanno dimostrato capacità ed equilibrio. A loro e al ministro Piantedosi va la gratitudine per il servizio reso alla nazione». La tesi è condivisa da Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: «Le forze dell’ordine hanno svolto un ottimo lavoro. Chi soffia sul fuoco e giustifica la devastazione si assume una grave responsabilità: il disagio non può mai diventare un alibi».
Sull’altro fronte, però, si pone l’accento sulle ragioni di chi scende in piazza. Ragioni da ascoltare. «È inaccettabile che si usino i violenti per silenziare chi in questo Paese non riesce più a campare», ribadisce Elly Schlein, che poi lancia un sospetto: «Nelle piazze non c’è stata quella guerriglia generalizzata che qualcuno si aspettava o addirittura sperava di vedere. La risposta più forte, invece, è stata proprio la democrazia del corteo pacifico di Milano». Davide Faraone (Iv) esplicita la domanda: «Se i violenti si possono fermare, cosa è successo sette giorni fa a Milano?». I sindaci di centrosinistra di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Torino, Bari, Napoli, Cagliari e Genova chiedono un incontro urgente alla premier Meloni: «È necessario un confronto con il governo sul carovita», dice Silvia Salis. E Franco Gabrielli, ex capo della polizia, oggi alla testa di Più uno, avverte: «Scambiare il successo investigativo» di aver individuato il presunto istigatore delle violenze «per soluzione del problema è un’illusione irresponsabile». Rappresenta i dubbi della categoria Francesco Petrelli, presidente dei penalisti: «Innalzare il livello repressivo, con norme che entrano in tensione con i principi costituzionali della personalità della responsabilità penale è una risposta muscolare, non la strada giusta».
Riguardo al profilo dell’indagato Youssef Siher, considerato dagli investigatori l’animatore del movimento che ha incendiato le piazze di Milano, lancia un appello il presidente dell’Ucoii (Comunità Islamiche d’Italia) Yassine Baradai: «La responsabilità è individuale. Non si metta sotto accusa un’intera comunità religiosa».