Corriere della Sera, 26 ottobre 2026
«Siher, un progetto eversivo». Nel pc il manuale per gli scontri
Ci sono gli anarchici, gli ultrà e l’estrema destra in chiave «anti maranza», ma soprattutto c’è chi non era mai stato «mappato» dalle forze dell’ordine. O almeno, che dai verbali di polizia e carabinieri non risulta appartenere ad alcun gruppo, si tratti di antagonisti o di estrema destra. La geografia degli arrestati, dei denunciati e degli identificati (oltre 4 mila) nelle manifestazioni che sabato hanno portato nelle piazze di tutta Italia migliaia di ragazze e ragazzi sfugge, ancora una volta, alle sole categorie che di solito animano i cortei. Difficile, per questo, trovare un interlocutore. Hanno protestato contro il carovita e contro il governo definito «autoritario», almeno queste le ragioni della convocazione rilanciata per giorni via social anche grazie alla pagina «Movimento 17 ottobre» (sei mila iscritti su Telegram), il cui creatore Youssef Siher è stato fermato per istigazione a delinquere.
Il grande assente però – specie se si confrontano i nomi con quelli che tra il 17 e il 18 ottobre avevano piegato Milano tra scontri con le forze dell’ordine e saccheggi ai negozi – sono quei giovanissimi minorenni (per non dire bambini), italiani, stranieri, di seconda generazione, arrivati in Duomo dall’hinterland e da altre province della Lombardia. Pochissimi quelli «pizzicati» l’altro ieri nelle zone centrali della città, complici il filtraggio e i massicci controlli nelle stazioni di partenza (Lecco e Varese su tutte) e in quelle di arrivo (Garibaldi, Cadorna e Centrale), oltre che in quelle dei bus e della metropolitana. L’obiettivo era svuotare la piazza, anzi evitare che si riempisse. E così è stato. Solo a Milano infatti – dove il fine settimana è trascorso in una ritrovata normalità che ha quasi fatto dimenticare la guerriglia urbana di una settimana fa – sono stati poco meno di 3 mila gli identificati, 196 gli accompagnati in questura, 44 denunciati e cinque arrestati. Due francesi di 34 e 26 anni per furto aggravato in concorso, mentre un altro 26enne del Senegal è finito in manette per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Altri due di 30 e 35 anni, entrambi del Marocco, sono invece stati fermati dai carabinieri dopo un accoltellamento. Dei 196 portati in via Fatebenefratelli, «solo» il 30 per cento circa era minorenne (contro l’80 del 17-18 ottobre) mentre 171 sono stati allontanati grazie al fermo preventivo, che permette di portare via dalla zona rossa, o di bloccare prima che ci arrivi, chi ha «precedenti di piazza». Tra loro, anche alcuni anarchici, militanti dell’estrema destra e ultrà, come i Viking juventini. Sabato piantonavano le vetrine dei negozi di corso Vittorio Emanuele, protette da pannelli di compensato, per evitare nuovi assalti. In piazza San Babila, per esempio, un gruppo del tifo organizzato interista è stato fermato dalle forze dell’ordine.
Nel resto d’Italia – tensioni a Torino, Firenze, Bologna e Roma con cariche, barricate e utilizzo degli idranti – sono stati dieci gli arresti: quattro a Padova (sia studenti che lavoratori), tre a Bologna e due a Torino. Nessuno di loro riconducibile a gruppi o con «appartenenze d’area» e anzi alcuni non spunterebbero nemmeno nei database di polizia e carabinieri. L’ultimo a finire in manette è stato a Napoli un italiano ricercato per stalking. Solo undici denunciati invece a Roma, questi perlopiù appartenenti a centri sociali e collettivi, su 96 portati negli uffici della polizia (di cui sei Under 18 e 30 fermi preventivi).
E mentre l’Italia rifiata dopo un weekend ad alta tensione, resta alta l’attenzione sulla manifestazione di venerdì. Per il 30 infatti è stato convocato lo sciopero generale dall’Unione sindacati di base (Usb). I bersagli della protesta: guerra, riarmo e carovita. Sulla carta, nulla che in altri momenti avrebbe preoccupato. Ma il timore degli investigatori è che come successo ormai dieci giorni fa a Milano, dietro la facciata della protesta pacifica, possano nascondersi frange violente, pronte a infiltrarsi, magari a manifestazioni in corso o finite, per alzare di nuovo il livello dello scontro.