il Fatto Quotidiano, 25 ottobre 2026
Tassare gli ultra-miliardari: il referendum in California
Nella “Bay area” di San Francisco basta guidare un chilometro per vedere accampamenti di senzatetto e case da milioni di dollari, spesso separate da uno o due isolati. La California è stata a lungo mitizzata come la terra per eccellenza delle opportunità e della rinascita e pochi luoghi al mondo vantano un numero così alto di residenti ultra-ricchi. Eppure, al di là di questa narrazione idealizzata, si cela una realtà ben più cruda: la California si colloca tra gli stati più diseguali, in uno dei Paesi più diseguali al mondo. Circa 250 miliardari convivono ogni giorno con 13 milioni di persone in povertà o vicino alla soglia di indigenza. A rendere la vita ancor più difficile a queste persone saranno i tagli federali alla sanità approvati da Donald Trump nel 2025 e che rischiano di ridurre la copertura assicurativa, aggravare i bilanci di ospedali e cliniche e aumentare i premi assicurativi pagati da milioni di cittadini.
Da qui nasce la proposta, promossa dal sindacato sanitario SEIU–United Healthcare Workers West e sostenuta, tra gli altri, dal senatore democratico Bernie Sanders, di mettere al voto una patrimoniale – la “Proposition 40” – per impedire a 3 milioni di californiani di perdere la copertura sanitaria. Con un referendum il 3 novembre prossimo gli elettori californiani decideranno se i 250 miliardari – tra cui il capo di Meta Mark Zuckerberg e il co-fondatore di Google Sergey Brin – dovranno pagare una tassa una tantum del 5% sul loro patrimonio. Dovrebbe valere, secondo le stime, 100 miliardi di incasso, il 90% destinato a finanziare servizi sanitari pubblici, assistenza alimentare e istruzione. Una tassa su 250 miliardari per dare una mano ai tre milioni di cittadini più poveri.
Uno studio dell’economista Gabriel Zucman, artefice insieme a Emmanuel Saez e Jasper Boll di Proposition 40, mostra come la ricchezza dei miliardari californiani supera i duemila miliardi di dollari, equivalente al 50% del PIL della California e come questa sia cresciuta del 144% tra il 2023 e il 2025, alimentata dalla crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale. Il patrimonio dei 10 miliardari più ricchi è aumentato di oltre il 25% – pari a 244,1 miliardi di dollari – tra settembre 2025 e settembre 2026, più del doppio rispetto alla crescita del patrimonio globale dei miliardari, che nello stesso periodo è stata del 12,2%.
La ricchezza reale della classe dei miliardari californiani – lo 0,0002% delle famiglie più ricche – si è moltiplicata per 38 tra il 1982 e il 2026, mentre il reddito medio reale delle famiglie in California è meno che raddoppiato. Molta crescita e poche tasse, insomma.
Su questa ricchezza infatti i miliardari californiani pagano circa lo 0,2% in imposte sul reddito (3,2 miliardi di dollari l’anno). Anche se pagassero questa patrimoniale del 5%, il loro patrimonio rimarrebbe invariato rispetto al Labor Day, la festa dei lavoratori del 7 Settembre scorso. Questa è la velocità con cui cresce la loro ricchezza. Il punto è che la ricchezza, negli Stati Uniti come altrove, è spesso sinonimo di potere. Come diceva Louis D. Brandeis “possiamo avere la democrazia in questo Paese, oppure possiamo avere una grande ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe le cose”.
I miliardari californiani hanno investito finora più di 340 milioni di dollari per far naufragare il referendum, una campagna che sta spendendo più di 1 milione di dollari al giorno. Solo Sergey Brin, cofondatore di Google, ha donato 102 milioni di dollari, oltre un terzo di tutti i contributi dei miliardari contro la misura. Una somma enorme per una campagna elettorale ma meno dell’1% di quanto dovrebbe pagare con una patrimoniale del 5%. Non tutti i miliardari sono contrari a questa patrimoniale. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, il colosso dei chip, ha dichiarato che non avrebbe problemi a pagare circa 8 miliardi di dollari di nuove tasse, definendo questa possibilità “un privilegio”. Se qualche miliardario se ne è andato e qualcuno continua a minacciare di farlo, a lasciare la California non sarà Mark Zuckerberg. Meta questa settimana ha infatti annunciato una modifica alla sua struttura patrimoniale che consentirà al suo capo di vendere un numero sufficiente di azioni per coprire il suo potenziale debito fiscale di 11 miliardi di dollari, senza diluire il suo controllo sulla società, dopo che aveva avvertito l’azienda della sua intenzione di lasciare lo stato. Mancano pochi giorni. Ogni società è soggetta a tassazione. L’unica domanda è chi paga.
Nell’America di Trump, i lavoratori pagano più del dovuto, mentre i miliardari sono così esenti da tasse da diventare trilionari. Se la Proposition 40 venisse approvata, potrebbe avere significative implicazioni sia a livello nazionale che globale. L’introduzione di una tassa patrimoniale da parte dello stato più ricco e popoloso del Paese potrebbe incoraggiare altri a seguirne l’esempio. Come ha affermato Sanders durante una visita a Los Angeles: “Tutto il Paese sta osservando ciò che state facendo qui”.