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 2026  ottobre 25 Domenica calendario

Rebus legge di Bilancio, Giorgetti: "Poche risorse"

«La coperta è corta». Lo ha ribadito ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo all’assemblea generale della Compagnia delle Opere. Il rischio dell’arrivo della «burrasca» è concreto e lui vuole proteggere la legge di Bilancio dagli assalti. Due i motivi. Primo, sa che la congiuntura internazionale è avversa e tende al peggioramento. Secondo, ogni incertezza domestica sulla stesura della manovra potrebbe essere sfruttata dagli investitori internazionali per cavalcare le attuali tensioni sui debiti pubblici globali. Il saldo finale, ricordano fonti vicine al ministro, non sarà superiore a quello definito dal Documento di finanza pubblica, ovvero 23,5 miliardi di euro. Anche da questo dipende la credibilità guadagnata in Europa in quattro anni di governo. Ed è la chiave che Giorgetti userà per ottenere la flessibilità di bilancio da Bruxelles. Un cantiere ancora aperto ma con ampi spazi di manovra per essere chiuso in modo positivo e sostenibile nel lungo periodo.
Il testo è atteso in Consiglio dei ministri tra martedì e mercoledì, come ha confermato lo stesso titolare del dicastero. «La responsabilità consiglia di muoversi senza dimenticare gli obiettivi politici e i problemi di equilibrio sociale, ma anche tenendo conto che la coperta è corta – osserva – e quindi dobbiamo essere molto attenti». A preoccupare è l’intreccio di più fattori di pressione, perché «un conto è fronteggiare il rincaro delle materie prime, un conto è affrontare sia questo che l’aumento dei tassi di interesse». Giorgetti ha difeso la linea seguita nei consessi europei, dove Roma in alcuni casi è stata considerata «spendacciona» anziché prudente. «Penso che la posizione italiana sia equilibrata e spero che sarà anche nel futuro a medio termine sempre equilibrata – sottolinea – perché il clima di burrasca è sempre all’orizzonte e, quindi, questo è quello che secondo me si deve fare».
I contenuti del provvedimento saranno resi noti nei prossimi giorni, al termine di un confronto non privo di distinguo tra le forze di governo. «Ciascuno ha le proprie sensibilità – ha ribadito – ma la rotta deve essere sicura».
E il pressing si è fatto sentire poche ore dopo al congresso della Lega a Milano, dove ieri il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha spiegato il lavoro di mediazione. «In ogni legge di bilancio, e ve lo dice chi sta sul tavolo operatorio della manovra ogni anno, si fanno compromessi, si cerca di limare – ha dichiarato -. Quello su cui non si deroga mai è la propria identità». Ma alla stessa platea il senatore Claudio Borghi ha indicato come traguardo «quota 64 per le pensioni e la flat tax per gli autonomi». «Se non ci sarà – ha detto – ci arrabbiamo». Più ampia invece la convergenza sugli sgravi fiscali per chi ha meno di 30 anni, e si pensa a un regime fiscale sostitutivo per i giovani neoassunti, da affiancare alla proroga della flat tax sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali.
Decisivo sarà il negoziato con la Commissione europea, che ha definito «proficui» i colloqui sull’uso del maggiore spazio fiscale per l’energia. Roma punta a impiegare parte dei 14,4 miliardi in deficit previsti nel biennio 2027-28 anche per alleggerire le bollette di famiglie e imprese, recuperando così margini per le richieste dei partiti. Tra queste, l’ipotesi di una riduzione dell’Irpef al ceto medio – allargando la fascia con l’aliquota al 33% almeno fino alla soglia dei 55mila euro -, e la molto difficile richiesta della Lega del ricalcolo contributivo sulle pensioni.
Sul fronte delle entrate, il governo studia un prelievo da cinque miliardi su banche e assicurazioni, da cui Lega e Forza Italia vorrebbero escludere gli istituti cooperativi.
Contrario al prelievo il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro che, intervenendo a Torino al Festival Internazionale dell’Economia, ha avvertito: «Gli azionisti potrebbero fare una class action, un’azione legale». Per Gros-Pietro, premesso «l’impegno ad aiutare a risolvere un problema che è nell’interesse nazionale», più di un socio potrebbe avere da ridire per il mancato rispetto dei patti. «Hanno voluto un accordo triennale – ha detto il presidente di Ca’ de Sass – e dopo un anno già non funziona più. Visto che i vertici delle banche hanno pensato di fare questo accordo anche in rappresentanza degli azionisti, difficilmente si sentiranno di rifare un accordo con una controparte che non lo rispetta».
Dallo stesso Festival, venerdì il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli, intervistato da «La Stampa» aveva ribadito la posizione dell’Abi. «Non bisogna pensare che le banche siano il corno della fortuna, che qualsiasi cosa succeda producano quattrini – ha detto -. Io non dimentico le undici crisi bancarie che ci sono state in Italia dal novembre del 2015». Molti di questi aspetti saranno più chiari dopo martedì, ma c’è attesa anche per l’incontro di venerdì alla Giornata mondiale del risparmio, che vedrà come di consueto gli interventi del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, e dello stesso ministro Giorgetti.