la Repubblica, 25 ottobre 2026
La7, fine dell’era Mentana: “Dal 23 dicembre non condurrò più il tg”
A caccia di ogni indiscrezione come da vecchia scuola, non poteva non bruciare tutti sul proprio addio a La 7. «Ora una notizia ve la do io». Così Enrico Mentana, da un palco ad Alessandria, tra studenti e fan venuti nell’aula magna dell’ateneo ad ascoltarlo, riceve il premio giornalistico “Franco Marchiaro” e spiazza la platea. «Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori, sarà il mio ultimo giorno alla conduzione del tg». Il contratto scade, resterà l’ultimo. Annuncio che non cade certo come un fulmine imprevisto: erano ormai costanti e affilate le sue critiche, in pubblico, sull’impostazione «unilaterale» di tutti i talk dei colleghi vicini di pianerottolo.
Gli chiedono: e dopo? «Dopo c’è Natale, poi c’è Capodanno». Difficile stanare “mitraglia” Mentana, 71 anni, generazione dei big che hanno raccontato statisti e comparse di almeno tre Repubbliche. Migliaia di ore di dirette alle spalle, dal 1980 redattore in Rai, (dove entrò in «quota socialista», lottizzazione mai rinnegata), poi il Tg5 fondato a Mediaset, prima sfida vinta da timoniere, infine l’approdo a La7 e lo strappo dopo 16 anni. Divorzio con civiltà, ma ruvido. Insomma, cosa farà dopo? «Ah sì, dopo festeggio l’Epifania», ha continuato a ironizzare. Agli amici ha detto: «Magari per un po’ potrei fare anche il nonno». A crederci, nessuno. Sarebbe ancora in piedi un’interlocuzione con Mediaset, anche se da Cologno Monzese smentiscono. Mentre salgono le quotazioni di un suo ritorno in Rai: forse proprio sulla rete ammiraglia. Potrebbe essere il cerchio che si chiude: oggettiva tentazione per lui e massima convenienza per Mamma Rai, targata Meloni, a corto di direttori di lungo corso.
Un “buco” comunque non se lo sarebbe mai perdonato. Perciò ha costruito l’effetto live sorpresa, come nello stile del re delle maratone politiche, e chissà se è un caso, proprio nella città piemontese del suo editore, Urbano Cairo, proprietario di La 7 e di Rcs, con il quale ormai da tempo prevalevano le divergenze. Tanto che lo strappo era nell’aria. E non risulta che Mentana abbia visto l’editore negli ultimi mesi. Anzi il giornalista ha inviato – secondo fonti amiche – una lettera formale per «confermare la cessazione del rapporto» previsto a fine anno. Né poteva cambiare il corso delle cose la cortese disponibilità di Cairo. «La posizione del direttore? Il contratto va avanti fino a dicembre. La mia stima per lui è intatta», ma insomma «deve esserci la voglia da ambo le parti».
Mentana non smetteva di puntare il dito contro la linea editoriale dei talk. «Si è voluto fare di La7 una nuova Rai3 senza però che esistano una nuova Rai2 e una nuova Rai1», la sua analisi a maggio scorso. Critiche esplicite erano arrivate da due convegni sull’informazione tv, da Dogliani e da Camogli, a distanza di poche settimane. «Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato. Un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa: non vedo più programmi in cui tutti gli ospiti si sentono a casa, qui uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti».
Subito dopo, ecco le voci dei contatti sia con il polo dei Berlusconi, sia con la Rai, ai cui vertici non era certo spiaciuta la sua filippica su La 7 troppo “rossa”. Non a caso oggi è più forte l’ipotesi che soffia nei corridoi dei Palazzi romani. Mentana potrebbe tornare a dirigere il Tg 1, come successore del meloniano Chiocci: libero così di andare a lavorare per la premier Meloni, nei mesi cruciali che preparano la campagna elettorale. E, come spera Giorgia, il bis a Palazzo Chigi.