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 2026  ottobre 25 Domenica calendario

Salvini resta segretario della Lega: 465 voti contro i 146 per Garavaglia

Matteo Salvini resta segretario della Lega. Come previsto, il ministro dei Trasporti supera il candidato Massimo Garavaglia con 465 voti a 146. In termini percentuali, Salvini è stato confermato segretario con il 76% dei voti sui 611 votanti, per Garavaglia il 24% dei consensi. I delegati registrati al voto erano 614 (sui 707 aventi diritto), ma hanno votato in 611.
«Con il voto di oggi vi siete presi un impegno. Oggi pomeriggio comincia un percorso – ha affermato Salvini dal palco, dopo aver ringraziato Garavaglia -, avremo mesi difficilissimi a livello interno, con la sinistra che scaglia il sasso e ritrae la mano, certi che affermano “hanno esagerato ma”, “non si devasta ma...” Ci sono giornalisti che evidentemente non dico che siano costretti, ma lavorano in contesti per i quali il racconto della realtà passa in secondo piano rispetto alla speranza dei padroni di questa testata che sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso», ha detto il leader della Lega dopo la rielezione.
«Ringrazio Luca Zaia che sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso. Se Romeo resterà capogruppo chiedetelo ai senatori. Non era mai capitato in 35 anni che sapessi che nelle settimane scorse alcuni dirigenti mandavano Whatsapp dicendo “Non andiamo a Pontida o Milano, noi boicottiamo, perché dobbiamo dare un segnale”. Ma questo non è un segnale a Salvini ma è il tradimento dell’essere leghisti», ha dichiarato Salvini dal palco del Congresso. «Ho sentito parlare di epurazioni, liste di proscrizione... Sicuramente sarò intransigente verso chi ha cariche elettive e non versa al movimento quello che deve versare al movimento». 
«Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione – afferma Salvini -. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia» e «non tollererò più che la Lega sia considerata un alleato di serie B in nessuna regione dove governa il centrodestra».
«È da ormai più di 4 anni che noi sosteniamo, giustamente, il popolo aggredito e bombardato, approvando sanzioni su sanzioni, inviando 90 miliardi di euro e non so quanti pacchetti di armi – ha proseguito Salvini tornando sul proposito, già palesato durante il discoro che ha preceduto il voto, sulla volontà di mettere fine agli aiuti all’Ucraina -. Ci si può domandare al congresso della Lega, forza di governo responsabile e leale ma mai silente, se dopo 4 anni di conflitto e migliaia di morti, pensare di mandare altre armi e altri soldi e approvare altre sanzioni sia la via migliore per approvare la pace? Ora investiamo in diplomazia perché nel 2026 le guerre non finiscono sul campo ma al tavolo diplomatico», ha concluso.
«Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione Sovietica, con i cronisti che si limitano a tessere le lodi del Grande Timoniere o del Grande Capitano». Ha risposto così il presidente nazionale dell’ Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, all’attacco rivolto alla stampa da parte del neo rieletto segretario della Lega durante il discorso prima del voto al congresso del partito. 
Salvini aveva parlato di «giornalisti servi che scrivono caz...» e aveva chiesto «agli organizzatori di lasciarli di sotto», e non nella sala con i delegati, «per non inquinare i militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega». 
Bartoli ha poi aggiunto: «Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti».
Anche l’Associazione stampa parlamentare ha espresso sconcerto per le parole «con cui il segretario della Lega e vicepresidente del consiglio Matteo Salvini rivendica di aver chiesto lui – da iscritto all’ordine dei giornalisti – che ai colleghi accreditati a Milano per seguire il congresso del partito fosse negato l’accesso alla sala. L’associazione Stampa parlamentare ricorda che i giornalisti svolgono un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più, nel mondo e in Italia, messo in discussione – si legge nella nota -. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale». 
«È un risultato buono, stiamo circa sul 25%, è molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole». Ha detto all’Ansa il senatore leghista Massimo Garavaglia, intercettato dopo l’esito del voto al MiCo di Milano alla domanda se i consensi avuti siano il segno di una «corrente» o un’alternativa al segretario: «La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodiché si lavora tutti insieme. Però negare l’evidenza non fa bene a nessuno. Così ora si lavora tutti insieme, serenamente e pescando nel vivaio, come ho detto oggi».
Il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, uno dei ribelli del partito, dopo i complimenti a Salvini, ha rivendicato di aver «espresso un disagio in questi mesi che c’è nel movimento, e che era mio dovere rappresentare sempre in modo costruttivo, che abbiamo recepito ascoltando la base e gli elettori e sul quale abbiamo proposto alcune soluzioni. Salvini ha voluto convocare un congresso e in meno di due settimane Garavaglia, come candidato che ho supportato, che ovviamente ringrazio per il coraggio e la forza di affrontare una competizione e un confronto non facile, raccoglie quasi il 25% dei delegati presenti. La testimonianza è che quel disagio non era un’invenzione, non erano diatribe interne chissà di quale tipo, ma è un disagio reale, che non può essere ignorato, e soprattutto che non è solo lombardo visti i numeri come invece qualcuno voleva far intendere. Siamo contenti che il federalismo sia tornato ad essere tema centrale per il nostro movimento ed è stata confermata una posizione nel panorama politico, che era ciò che auspicavamo, di una Lega che non è né di destra né di sinistra ma animata da un sano pragmatismo».
Anche Attilio Fontana, governatore della Lombardia, anche lui tra i ribelli del partito insieme a Romeo, ha dichiarato di aver trovato «il congresso davvero utile» e ha ringraziato Garavaglia e il capogruppo della Lega al Senato «per aver alzato la voce senza risparmiarsi, portando avanti le istanze del territorio lombardo. Ho sentito accolte praticamente tutte le istanze che in questi mesi abbiamo avanzato, quindi non posso che ritenermi soddisfatto. È stata accolta la nostra mozione per riportare il tema settentrionale al centro del dibattito del governo. Il federalismo, che oggi entra nel simbolo della Lega, può e deve tornare a essere il nostro obiettivo per rilanciare un Paese che nel centralismo fatica a trovare soluzioni, anche con un governo capace e concreto come quello attualmente in carica» ha aggiunto.
I due candidati alla segreteria avevano parlato al congresso straordinario del partito che si era tenuto in mattinata. Per primo si era espresso lo sfidante. 
«Tanti mi chiedono “chi te l’ha fatto fare di candidarti”, la risposta è stata semplice, la forza della libertà. Un principio mi ha sempre guidato, farsi affiancare sempre da persone capaci, più brave di te così impari. Il modo migliore per realizzare un sogno è svegliarsi. Dobbiamo invertire il trend, per farlo dobbiamo svegliarci. I sondaggi sono indicazioni, non sono il voto ma danno indicazioni, abbiamo preso 8,8% alle elezioni e non siamo cresciuti, non penso che basti una misura in legge di bilancio, l’abbiamo visto, abbiamo fatto la rottamazione, ma non è cambiato niente. È il sogno, dobbiamo risvegliare il sogno. Dobbiamo farlo tutti insieme».
Salvini aveva replicato duro: «Non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o un post su Facebook. Qui si aiuta la Lega». Il segretario era stato accolto da una standing ovation (ma Giorgetti, Attilio Fontana e Luca Zaia non si alzano). Ed era tale l’entusiasmo dei sostenitori che era stato lo stesso Salvini ad invitarli a calmarsi. 
Il leader aveva attaccato pesantemente i giornalisti, definendoli «inquinatori» dei militanti; aveva attaccato ripetutamente anche Corriere e Repubblica, e invitato a non leggere i giornali, dicendo che non gli interessa quel che scrivono e a più riprese usando termini spregiativi. Poi aveva proposto la segreteria politica e lanciato il nuovo simbolo che riporta la scritta Lega Italia Federale (al posto di Lega per Salvini premier). 
E affermava: «Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Salvini aveva ha poi chiesto alla platea di delegati: «Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato».
Poi andava all’attacco: «Visto che siamo popolani e popolari, la priorità della Lega è smontare la legge Fornero. Torniamo a parlare alle partite Iva», la Flat tax è una battaglia della Lega, «andiamo a raccontare quello che abbiamo fatto invece di begare e parlare sui giornali. Parliamo di quello che abbiamo fatto».
Garavaglia aveva usato toni più concilianti: «Se dovessi vincere io non ci sarà nessuna rappresaglia, nessuna punizione o lista nera perché all’interno della Lega siamo una famiglia». All’interno del Carroccio, aveva ribadito più volte, «l’obiettivo è invertire il trend» e per questo «dobbiamo svegliarci». Quanto al posizionamento politico, la Lega «non è estrema e l’estrema destra non è nel nostro Dna». Poi sul finale una citazione manzoniana: «Alcuni interventi mi hanno fatto ricordare i “Promessi Sposi” sui capponi di Renzo, quando i capponi iniziano a beccarsi fra di loro, ma tanto poi finiscono tutti in padella». Rispetto alla squadra futura, che dovrà affiancare il segretario, «abbiamo dei fuoriclasse. Se vincessi li vorrei al mio fianco», nomi come «Zaia, Durigon, Giorgetti e, ovviamente, Matteo Salvini. Noi i fuoriclasse li abbiamo».
Salvini lanciava una frecciatina allo sfidante. Garavaglia prima aveva detto: «Io lunedì vado a visitare le aziende e domani sono nel Bresciano. Tutti gli imprenditori mi dicono: “Avanti così, salutami Giorgetti e ringrazialo”. Questo è fondamentale». Poco dopo Salvini diceva: «Gli imprenditori del Nord ci chiedevano di entrare nel governo Draghi, poi alle Politiche hanno votato gli unici che non erano nel governo Draghi. Oltre a Massimo (Garavaglia, sfidante alla segreteria, ndr) dico, ai complimenti a Giorgetti che faccio anche io, se ci votassero non farebbe schifo; la pacca sulla spalla alla Lega e il voto per qualcun altro non ci fa salvare le fabbriche dall’Ue». Salvini aveva anche rimarcato: «Mi pento per la scelta e me ne assumo pienamente la responsabilità, entrando nel governo Draghi col Pd. Mai più, mai più, mai più».