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 2026  ottobre 25 Domenica calendario

Vita e amori della contessa Luciana Marcellini Hercolani-Gaddi

Il primo marito fu il barone Renato Cini di Portocannone, politico democristiano degli anni Settanta: «Lui lo sposai perché era galante e assomigliava tremendamente a un bellissimo attore inglese». Durò quattro mesi: «Aveva smesso di essere galante e voleva farsi mantenere». Poi fu la volta di Peter Pellew, lord britannico, giro internazionale, amico di François Duvalier detto Papa Doc, il dittatore di Haiti: «Mi aveva colpito la sua voce, soft». Convolarono ai Caraibi e con lui finì dopo un annetto: «Non voleva lavorare e io non tollero l’uomo che non lavora». Passarono sei anni e arrivò il terzo sposo: Adriano Casini, notaio romano: «Estremamente gentile, carino, fantastico... all’inizio». Dodici anni di matrimonio, un’eternità. «Urlava sempre e faceva debiti, 18 miliardi di lire mi sono ritrovata a pagare». Nel 2005 spuntò un vecchio conoscente diventato nel frattempo ambasciatore, Antonio Ciarrapico: «Ricordavo lo sguardo da baccalà che mi puntava addosso 15 anni prima, mi sembrò diverso, disse di avermi sempre amato e promise viaggi meravigliosi». Matrimonio lampo: «Perché i viaggi dovevo pagarli io». Infine, nel 2024, Roberto, ottantenne consulente di grandi gruppi: «Mi è piaciuto come mi ha guardata, con amore. Ma non scriva il cognome che lui non vuole». Roberto è persona riservata e lei vorrebbe evitare il quinto divorzio.
La burocrazia
Insomma, cinque mariti, cinque colpi di fulmine, cinque matrimoni. O meglio, quattro e mezzo. Perché l’ultimo che è stato celebrato a Sutri, per l’anagrafe di Roma non esiste.
E così Luciana Marcellini Hercolani-Gaddi (i cognomi sono della casata, non dei mariti), 78 anni, ex olimpionica di nuoto, contessa per discendenza materna e protagonista di una vita da romanzo, si ritrova a essere moglie a Sutri e donna libera a Roma. «Il che mi crea qualche problema: di diritti coniugali, assistenza ospedaliera, successione... Senza contare che potrei pure risposarmi». E dire che per arrivare alle nozze con Roberto aveva già dovuto superare un ostacolo burocratico: lui risultava ancora coniugato con la precedente moglie, morta tre anni prima. Sempre un ritardo, sempre a Roma. E la contessa non è donna da lunghe attese. «Sono capricorno, se scatta la scintilla mi sposo. Non ha senso aspettare dieci anni, tanto una persona non la conosci davvero finché non ci vivi insieme». Ricorda con orgoglio un fatto: «Sono sempre stati loro a chiedermelo». Roberto l’ha fatto dopo tre giorni da quel primo amorevole sguardo, gli altri sempre con una certa rapidità. «Sottolineo che io sono una moglie fedelissima».
Figlia di un ginecologo, non ha avuto sempre vita facile in famiglia. Soprattutto quando convolò con il barone Cini di Portocannone (testimone d’eccezione, il futuro ministro Clelio Darida): lei 21 anni, lui 61 e tutti i parenti contrari. «Mia zia diceva che ero pazza. Poi lo ha conosciuto e mi ha detto: santo cielo, me lo sarei preso pure io». Era bello ma sfaccendato e la separazione durò più del matrimonio. «Sosteneva che avevo ereditato cinquanta appartamenti. Erano otto, da dividere con mia madre e mio fratello».
Gioielli e debiti
Con Casini ha invece condiviso ville, scuderie, cavalli, sei persone di servizio, gioielli da Sotheby’s. Una favola? «Affatto, le mie segretarie dicevano: ma come fa? Lei avrà anche tutti i gioielli del mondo ma noi la sua vita non la vorremmo». Casini sbroccava in continuazione, dice, e fu protagonista di un disastro finanziario. «Aveva utilizzato firme a mio nome che non avevo fatto io. Ho venduto tutto, case e gioielli. Mi aiutò a uscirne l’allora ministro del Tesoro».

La contessa ha girato il mondo: sette anni negli Stati Uniti, ha frequentato ambienti diplomatici, politici, imprenditori. Ha avuto guardie del corpo e conosciuto presidenti e ministri. Una vita palpitante, di vertiginose salite e repentine cadute, di lussi e miserie. Ha una figlia imprenditrice e due nipoti. E una storia sportiva fuori dal comune. A 12 anni partecipò alle Olimpiadi come ranista, primato anagrafico dei Giochi di Roma 1960.
La battaglia legale
Oggi continua a occuparsi di relazioni internazionali, progetti sulla salute degli anziani e intelligenza artificiale. Ha conosciuto Roberto accompagnando un’amica nel suo studio. «A 76 anni ho trovato un uomo che mi adora, si preoccupa per me e mi mette al primo posto». Geloso? «Anche dell’aria che respiro». Per la prima volta vorrebbe sposarsi anche in chiesa. «Ma il Comune di Roma deve prima accorgersi che siamo già marito e moglie». Per la singolare vicenda ha coinvolto anche gli avvocati Alessandro Romanò e Giacinto Canzona, che hanno diffidato gli uffici capitolini, intimando loro di procedere all’immediata trascrizione e minacciando una consistente richiesta di risarcimento danni. Perché stavolta la contessa ci crede davvero: «Con Roberto starò finché campo, finalmente ho trovato un vero uomo». E gli altri quattro? «Oddio, ho sempre pensato che ognuno fosse quello giusto».