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 2026  ottobre 25 Domenica calendario

Rogo sul «Nido» di Hitler. Arrestato il piromane

Quando l’hanno fermato i pompieri, mentre scendeva con la motocicletta a valle, in piena notte con temperature sullo zero, e dal giubbotto emanava l’odore acre di fumo, ci è voluto poco per capire che doveva essere il piromane. E così, con un breve inseguimento ad alta quota – l’incendiario contro i pompieri e una pattuglia di agenti – è finita la fuga dell’uomo che aveva appena distrutto il Nido dell’Aquila. Il rifugio del Führer tra le Alpi, che avrebbe continuato a bruciare ancora per ore, nella neve e nella pioggia.
Berchtesgaden era la «Sala da tè», a 1.834 metri di quota, del regime nazista. Il regalo a Hitler per i suoi 50 anni, che aveva commissionato Martin Bormann: vi si accedeva con un ascensore dorato lungo cento metri e una serie di tunnel. Costruito in punta a un pizzo bavarese con magnifica vista su tre vallate austriache, era la Gasthaus che doveva impressionare dignitari stranieri, come Galeazzo Ciano o Maria José di Savoia. Era il cenacolo dove accogliere Goebbels e Himmler, anche se il Führer gli preferiva la sua villa del Berghof, giù a valle. Il rifugio in cima, noto in tedesco come Kehlsteinhaus, era invece adorato dalla sua amante Eva Braun che vi organizzò il ricevimento di nozze della sorella.
Per tutti questi motivi, il Nido d’Aquila era tanto un monumento del nazismo quanto della sua sconfitta. Non fu incenerito come la villa del Berghof dalle bombe alleate, ma espugnato dai soldati americani, che lasciarono incisi sul camino in pietra rossa i propri nomi. Se «Dove osano le aquile», con Clint Eastwood e Richard Burton idealmente vi si ispira, Steven Spielberg in «Band of Brothers» vi fa proprio terminare trionfalmente la sua serie di culto.
Di questi tempi, quando brucia un simbolo nazista, scatta l’allarme massimo. L’arrestato, un uomo di 33 anni con residenza a Berlino ma «con legami nelle valli bavaresi» secondo i pm, ha subito farfugliato frasi sconnesse. È stato sottoposto a perizia psichiatrica, è emerso che era già in cura ed è stato portato in un carcere speciale. Uno squilibrato, quindi, un individuo fuori controllo che appicca il suo personale e spettacolare falò. Senonché, siccome i tempi non sono normali, accanto alla pista psichiatrica la polizia ha subito precisato che non esclude nulla, e che vaglierà anche quella politica.
Duecento vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte. Hanno costruito anche piccoli igloo per ripararsi dal vento. Gli elicotteri non potevano alzarsi in volo e allora decine di autobotti salivano la montagna. Quando le fiamme al mattino sono state spente, il tetto era crollato, un’ala semidiroccata. Serviranno milioni di euro per ricostruire il Kehlsteinhaus, dicono dal Land della Baviera che l’ha in gestione. Ma, come ci ha tenuto a specificare il ministro dell’Interno Joachim Herrmann, «era ben assicurato».
Il Nido dell’Aquila è la prima fonte di reddito di queste vallate dell’Obersalzberg, meta di 300 mila turisti l’anno. Trasformato in un rifugio dal 1952 sotto il controllo del governo bavarese, vi si accedeva con i bus, completando gli ultimi 100 metri di dislivello a piedi, o usando l’ascensore dorato. Da decenni era una sorta di capanna alpina, con una piccola esposizione a ricordare le malefatte del nazisti, la vergogna che si progettava nell’idillio. Insomma, pur meta di escursioni, era diventato l’opposto di chi vuole cancellare ogni traccia dal ricordo.
Lo ricostruiremo com’era, dicono al consorzio bavarese. «Di certo non possiamo lasciare lì una rovina».