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 2026  ottobre 25 Domenica calendario

Il mercato degli onorevoli per evitare le firme

Finisce come il funerale di Formichella, celebrato da Alberto Sordi: tutti ridono, anzi, si scompisciano. Eccoli, i nuovi mostri, pilastro della commedia all’italiana, che con l’aiuto di tutti i leader hanno già buttato nel bidone dell’indifferenziata un pezzetto della neonata legge elettorale. Ennesimo comma 22 della politica italiana, che recita: chi non ha i parlamentari deve raccogliere ben 450 mila firme per presentare una lista. Ma chi non ce li ha, i parlamentari, può acquistarli, o farseli prestare, il mercato esiste per questo, e accidenti, siamo pur sempre un Paese libero.
Roberto Vannacci ci aveva pensato per primo, e si era subito preso gli svincolati, da Domenico Furgiuele a Emanuele Pozzolo, il pistolero di Capodanno, ma si è già fatto sgonfiare mezze ruote e, misteriosamente, pare non reagire. Alessandro Onorato, il semi-civico che preferisce Giuseppe Conte a Elly Schlein, aveva giurato di fare da solo, anche per rifiutare le sirene di Matteo Renzi che flautava: venite da me, che le firme ce le ho io. Lo stesso giochetto con il quale aveva incantato Carlo Calenda. Ma anche Onorato alla fine è andato alla sagra, e dai Cinque Stelle ha preso Luigi Nave, lo sterminatore di firme. Pure Elly Schlein però mica dorme da piedi, e ha convinto Andrea Crisanti, celebre in tempo di Covid, a buttare un salvagente a Rifondazione comunista, sospettata di tifare per Conte alle primarie, ma che dopo il dono si deve mettere una mano sulla coscienza.
Le super firme sono figlie di Giorgia Meloni, per impedire la frammentazione in mille liste civetta. O per azzoppare i rivali, accusano i maligni del Campo largo. Ma per come si sono messi i giochi pure lei non può mica stare alla finestra, e allora manda a Cateno De Luca sia Luca Sbardella sia Manlio Messina, che deluso dagli intrighi siciliani la aveva pro tempore abbandonata citando Tacito: «Una morte onesta è meglio di una vita vergognosa».
E poi, che devi fare, per salvare questo benedetto Paese Riccardo Magi di +Europa, insieme ai defilati Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli si sono affidati a Bruno Tabacci, che gli ha portato quello che passa il convento. In tempo di elezioni non si può star tanto a fare gli schizzinosi. Però, cavolo, proprio Aboubakar Soumahoro! Quello con le scarpe finto fangose e i familiari che trafficavano con i migranti. Quello inseguito da Bonelli e Fratoianni che volevano spiegazioni e aveva il cellulare spento per poi comparire piangente sui social. Pareva finito nella pattumiera della storia, dopo aver pure fatto un mezzo occhietto a Vannacci, e invece eccolo qui, perché di un parlamentare, seppure in scadenza, in tempo di elezioni, non si butta niente.
C’è da dire anche che nel quinto mistero glorioso si contempla pure l’immarcescibile Marco Rizzo, il fascio-comunista risuscitatore di liste al dettaglio, l’epigono della scuola di Francoforte al quale è attribuita la frase: «A me piace la gnocca, mi sono rotto le balle di queste imposizioni sul sesso». Pareva che pure lui si fosse avvicinato al generale in vestaglia, per poi mollarlo e sfilargli un po’ di senza famiglia qua e là per l’Italia. Si alleerà con il centrodestra? Oppure correrà da solo con lo scopo di sgambettare Vannacci? Fatto sta che intanto, per sgravarlo dalle firme, gli hanno prestato il senatore Antonio Guidi, esponente storico del centrodestra eletto con Fratelli d’Italia.
Per buona parte, tutto ruota seguendo il comandamento, la «c» minuscola è d’obbligo, secondo il quale le elezioni politiche si vincono al centro. Che sia vero o no, ai posteri. Resta il fatto che a giustificare l’affanno ci sia la necessità di arraffare quel 42 per cento che assegna settanta deputati e trentacinque senatori di premio di maggioranza. C’è pure chi, non senza una qualche ragione, come Carlo Calenda, spera in un pareggio, per sbaragliare questo guazzabuglio. Certo poi, se non vuoi scegliere tra i rossi e i blu, e ti va male, a bigliardino non ci puoi giocare. Ma pure pensare che la partita, sul filo, possa essere risolta da Aboubakar Soumahoro e Marco Rizzo, fa tremare le vene e i polsi.