Corriere della Sera, 25 ottobre 2026
Lega, il sì alla nuova segreteria. Le mosse per coinvolgere Zaia
Roberto Calderoli ha preparato il terreno, Claudio Durigon ha portato il seme, Matteo Salvini oggi lo pianterà. Se saran rose, fioriranno e Luca Zaia, dopo diversi tentativi andati a vuoto, entrerà a far parte del gruppo dirigente che porterà la Lega alle elezioni politiche del prossimo anno. La prima giornata del congresso straordinario nasce in un clima infiammato dall’intervento ad alzo zero del segretario lombardo e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e si conclude con la prospettiva di una pax leghista da siglare oggi prima che vada in scena la conta, a quel punto non più così rilevante, tra il leader uscente e lo sfidante Massimo Garavaglia.
L’assemblea, tenuta incomprensibilmente blindata dal contatto con i giornalisti, approva infatti all’unanimità una modifica dello statuto che introduce una nuovo organismo, la segreteria politica, composta dal segretario e da un numero massimo di 9 componenti, da nominare scegliendoli tra i livelli nazionale, regionale e locale. Questo è lo strumento. Durigon, in veste di «ventriloquo» di Salvini, butta lì un assist per Zaia: «Credo che Salvini chiederà a Zaia di far parte della segretaria politica e tu Luca ci devi mettere la faccia: non potrai esimerti. Si deve ripartire con un altro spirito. Matteo darà ruoli importanti a chi deve dare una mano e metterci la faccia, perché abbiamo bisogno di tutti». Il Doge incassa ma, con consumato understatement, glissa: «Io non ne so niente. Non ho mai rincorso le cariche di partito. Ho sempre fatto il militante. Non mi sono mai tirato indietro, fermo restando che non ho mai cercato cariche all’interno del movimento». Un cronista lo stuzzica: «È nato un asse con Durigon?». Scherzosa la replica: «Uno stecchino».
Battute a parte, dopo tante polemiche, che ritornano anche nei discorsi di diversi oratori, si intravede una prima, possibile soluzione ai contrasti interni. Zaia potrebbe essere nominato vicesegretario, qualcuno dice addirittura unico. Rispetto al passato e ai no già pronunciati, è cambiato lo scenario: sarebbe una richiesta che viene da un congresso di ripartenza; siamo a pochi mesi dalle elezioni ed è più opportuno essere dentro la stanza dei bottoni più che fuori. Oggi toccherà a Salvini trovare le parole giuste per vincere le ultime resistenze del presidente del Consiglio regionale veneto.
Le prime battute del congresso al Portello non erano così concilianti anche se al via dei lavori Salvini e Garavaglia si sono prestati per una foto all’insegna del fair play. Romeo con piglio combattivo ha ripetuto le critiche sollevate nei mesi scorsi: «Il problema non è dentro la Lega, è la gente fuori che non ci vota più. Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?». Il capogruppo dei senatori ha sottolineato di non aver chiesto né un passo indietro del segretario né un congresso. Allineato al suo pensiero anche il governatore lombardo Attilio Fontana con un’accentuazione politica: «Bossi ci ha insegnato a non stare né con i neri né con i rossi. Ma il partito ha subito una forte inclinazione verso la destra estrema».
Poi, ecco la serie di interventi a sostegno del segretario: dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ai segretari delle regioni del Centro-Sud (Marche, Umbria, Sicilia, Puglia). Tutti molto critici con i lombardi. Come il vicesegretario uscente Durigon che ha rimbrottato Romeo per modi e toni usati nelle critiche al leader. Salvo poi fare l’assist a Zaia. Che, dal palco, pronuncia un discorso ecumenico, da padre nobile. Una bacchettata al nervosismo dei lombardi e una a chi coltiva un sovranismo che rischia di essere liberticida. E un sibillino invito a chi perderà il congresso a riconoscere il segretario. Un appello alla pacificazione prima dell’incoronazione?