Corriere della Sera, 25 ottobre 2026
Lo «sceriffo» De Luca e quella crepa a sinistra sulla sicurezza
Esercito sì, esercito no. Manganellate decisamente sì, manganellate giammai. E adesso, sulla reazione alle frange violente dei giovani manifestanti, dentro il centrosinistra s’è riaperta una crepa sulla sicurezza che parte da Milano e si allunga fino a Salerno, che coinvolge tutti i partiti del Campo largo, che alimenta sospetti che arrivano nientemeno che ai nastri di partenza delle primarie, dove da quarantott’ore mezzo Pd adesso teme di ritrovarsi Vincenzo De Luca tra gli iscritti alla competizione, magari benedetto da Matteo Renzi.
L’innesco della miccia è stato sotto il Duomo dopo le devastazioni della settimana scorsa e riguardava l’ipotesi – che l’ultimo decreto Sicurezza avrebbe persino reso più corposa, se non ci fosse stato l’altolà del Quirinale – di schierare l’esercito. Beppe Sala e Pierfrancesco Majorino si dividono, presidiando le parti contrapposte della stessa barricata: favorevole il sindaco uscente davanti ai taccuini del Corriere della Sera («Non sono contrario alla presenza di un contingente di militari a Milano», ha detto a Marco Castelnuovo); contrario uno dei suoi possibili successori, che a Repubblica ha derubricato lo scenario come «un’operazione che non convince per niente».
In mezzo, tra silenzi più o meno imbarazzati, la totalità di Avs e il corpaccione del Pd contrario ad accogliere anche solo mezza delle risposte del governo. E poi, all’improvviso, lo squarcio di Vincenzo De Luca, che celebra senza se e senza ma l’ode all’ipotesi repressiva: «La risposta alla violenza deve essere dura e immediata. Oggi occorre la repressione, punto». E ancora: «Se qualcuno ha intenzione di andare a spaccare vetrine, che le forze di polizia usino senza preoccupazione quegli strumenti difensivi che hanno in dotazione, senza preoccuparsi. Perché anche questa è un’iniziativa che ha un grande effetto pedagogico: se hai una manganellata fra capo e collo, è pure questa una bella lezione che non si dimentica».
Reazioni? Il gelo. Gli esponenti di Fratelli d’Italia si fiondano in tv e sui social a difendere il «lodo De Luca», nel partito del sindaco di Salerno cala il silenzio. Persino dalla minoranza che la settimana scorsa ha avversato Elly Schlein in assemblea nazionale arriva un tacito niet all’accelerata deluchiana, che invece viene promossa da Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio, che proprio con lo «sceriffo» salernitano aveva aperto l’ultima edizione della Leopolda, mette nero su bianco che «mi sentirei più sicuro se oggi al Viminale ci fosse De Luca». Dentro Avs schiumano rabbia, i centristi sono attendisti. Dice Clemente Mastella: «Fino a un certo punto, sulla posizione anche iper-legalitaria, sono d’accordo con De Luca. Oltre, quando si sfocia nello “sceriffismo”, non vado. Però una cosa la segnalo: su ’sta storia della sicurezza rischiamo di ricominciare a perdere voti su voti. Non dimenticate cosa accadde in Francia dopo il Sessantotto: doveva vincere la sinistra, invece prevalsero i gollisti».
È lo scenario fotografato da diversi sondaggisti. Nando Pagnoncelli dice che il centrosinistra può tornare in difficoltà sul prepotente ritorno del tema della sicurezza nell’agenda, «perché sono divisi sulle ricette da adottare e trovano unità solo quando si tratta di negare che esista un’urgenza». Alessandra Ghisleri, che proprio questa settimana ha fotografato il controsorpasso del centrodestra nel testa a testa col Campo largo, aggiunge che «citare la repressione non fa bene, ma dimostrare di avere pragmaticamente in mano il controllo dell’ordine pubblico può tornare a essere un elemento di vantaggio per il governo, quindi per Meloni».
E le primarie? Ecco, la ricaduta sul tema della sicurezza rischia di ritrovarsi anche su questo dossier. Non tanto per le differenze tra Conte e Schlein, che sul punto sono insignificanti rispetto a temi come l’Ucraina. Quanto per i candidati ai blocchi di partenza. Nel tam tam tra i vertici di Pd e 5 Stelle, l’ipotesi che dietro il movimentismo di De Luca ci sia la tentazione di correre per la premiership è uno spauracchio che si fa sempre più concreto. Uno che lo conosce bene ha detto a Schlein: «Enzo non si muove mai a caso. E non è certo per qualche like su Instagram che si sta agitando così...».