Corriere della Sera, 25 ottobre 2026
Youssef Siher scaricato da tutte le collaborazioni
Sul sito dell’Ispi la lente di ricerca si ferma ad almeno due anni fa. Youssef Siher, foto e descrizione. L’Istituto per gli studi di politica internazionale scrive di lui al passato. Dice che è stato Research Trainee all’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi. Precisa che Siher – ricercatore, esperto di Medio Oriente, attivista pro Pal e presunta mente della pagina Instagram «Movimento 17 ottobre» – si occupa dei seguenti campi di ricerca: Islam politico, movimenti politici islamici e rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Quattro pezzi in evidenza, dal 23 maggio al 19 dicembre 2024. Tra questi, uno tratta del ruolo a Gaza dell’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente. Ecco che ieri l’Ispi ha emesso una nota per prendere le distanze dal 30enne: «Con riferimento alle recenti notizie circolate sui fatti accaduti a Milano il 17 ottobre, si segnala che Youssef Siher ha effettuato uno stage presso Ispi nel 2024. Da allora non ha più collaborato con l’Istituto». La formula «mai più» la ripete al Corriere il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa: «Siher ha fatto una proposta e scritto un pezzo nel 2022. Da allora non ha mai più scritto». Titolo: «Il Pakistan ha un nuovo primo ministro, ma è una vecchia conoscenza». Assicura Cerasa: «Conoscendo le posizioni del Foglio sui temi che riguardano la lotta contro l’estremismo e contro l’ideologismo islamista mi sembra difficile pensare che si possa essere abbeverato alla nostra cultura».
Su LinkedIn, il 30enne indagato per istigazione a delinquere aggravata, si definisce «un professionista nel campo della comunicazione e delle scienze politiche con un background interdisciplinare che spazia dalla strategia dei contenuti al commercio internazionale, fino alla formazione in intelligenza artificiale».
Riporta di lavorare per la startup statunitense Mercor e di collaborare come freelance sia con l’organizzazione Voice Over Foundation, dove sulla rivista digitale Miccia Mag scrive «analisi e articoli di approfondimento sulla causa palestinese e sulla lotta anticoloniale» (da settembre 2024); sia con il sito de Il Fatto Quotidiano (da marzo 2022). Da ilfattoquotidiano.it trapela però che adesso il 30enne ha interrotto qualsiasi rapporto lavorativo con la testata. Avrebbe svolto solo uno stage nel 2022 e firmato vari articoli online negli ultimi anni.
Dopo una verifica sul sito web, i pezzi attribuiti a Siher risultano oltre 60. Il più recente risale al 2 dicembre 2025 e riguarda le proteste in Tunisia contro il regime. Siher racconta anche le proteste nelle università arabe in solidarietà col popolo palestinese e contro la guerra a Gaza, in un pezzo del 2024. Il tema Palestina si ripete. All’indomani del 7 ottobre 2023, ilfattoquotidiano.it titola un suo articolo: «Da Al Jazeera ad Arab News: sostegno nel merito e (qualche) critica al metodo. Così i media arabi valutano l’attacco di Hamas».
Arriviamo al 2026. A giugno, su Miccia Mag, Siher accusa il governo italiano in un pezzo dal titolo: «Made in Italy per l’industria del genocidio. La complicità italiana con il sionismo e il lavoro dei Giovani Palestinesi per renderla visibile».
Anche sul profilo Substack la cronaca diventa critica. Perché è soprattutto lì, tra le righe scritte in arabo, inglese e italiano su GenZ, sinistre e imperialismo, che Youssef Siher riunisce i suoi «scritti politici».