Corriere della Sera, 24 ottobre 2026
Congresso della Lega, polemica Salvini-Garavaglia
Per il congresso straordinario che si apre oggi Matteo Salvini ha scelto uno slogan che sembra tolto dal baule dei ricordi del partito delle origini. Si legge «Lega di lotta e di governo» e si declina con la spiegazione fornita da una nota dello staff del segretario: «Di governo, perché la Lega rivendica i risultati ottenuti nelle istituzioni: dove governa, governa bene. Di lotta, perché ci sono ancora tante battaglie da portare avanti, senza arretrare. Responsabilità di governo e determinazione nelle battaglie politiche: la Lega c’è».
Il simbolo, in attesa che il leader domani sveli quello nuovo (un restyling grafico), è sempre l’Alberto da Giussano con la spada sguainata. Sotto quello si ritrovano tutte le anime della Lega, sia quella maggioritaria che sostiene Salvini sia quella del fronte nordista che schiera, in queste assise lanciate a sorpresa a Pontida dopo un’estate di polemiche, il senatore Massimo Garavaglia. Il congresso è la sede giusta per «regolare i conti». Non perché sia possibile sfiduciare il leader, quanto per verificare quanto è larga l’area del dissenso. E quanti condividono la proposta di cambiare lo statuto per articolare il partito su base federale con tre macroregioni come è proposto dallo sfidante.
Il voto segreto, per quanto ci sia chi sta studiando gli artifici per renderlo il più tracciabile possibile (con il nome sulla scheda), potrebbe consentire di sfogare il proprio malumore anche a chi non lo farebbe mai pubblicamente. Per esempio, diversi parlamentari che sono già sicuri che non saranno ricandidati. Bisognerà verificare, domani pomeriggio, quanti voti andranno a Garavaglia ma anche quante saranno le schede bianche. Non è un caso che ieri il governatore lombardo Attilio Fontana si sia lasciato scappare una frase sibillina. «Noi siamo anche convinti che nel segreto dell’urna ci potranno essere delle sorprese».
Salvini, dopo una settimana quasi interamente dedicata a Milano, attende i nordisti a pie’ fermo: «La fronda del Nord? Ascolterò finalmente al Congresso quello che per mesi ho letto solo sui giornali. È sempre possibile fare di più, però la settimana scorsa abbiamo approvato dopo 30 anni di battaglia leghiste l’Autonomia. Ora manca il passaggio parlamentare, ma è punto di partenza». E poi ha ricordato che sono della Lega i 5 ministri del governo Meloni così come i governatori di Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia (e il presidente della Provincia di Trento).
A partire dalle 14 il confronto entrerà nel vivo, anche se per i discorsi degli sfidanti bisognerà attendere domani mattina. Alla vigilia c’è stata una piccola scaramuccia tra i due alla base di telefonate non risposte. Salvini: «Il mio telefono è sempre acceso. Garavaglia mi ha stupito perché l’ho chiamato e abbiamo parlato per più di un quarto d’ora tre giorni fa». C’è attesa per i discorsi di alcuni degli esponenti che nei mesi scorsi hanno manifestato critiche al segretario. Dall’altra parte, il vicesegretario uscente Claudio Durigon lancia un messaggio chiaro: «Il congresso voterà qual è la direzione del movimento. La linea democratica passa con una maggioranza del partito che la deve esprimere. Una volta che questa linea è passata tutti si devono allineare».