La Stampa, 23 ottobre 2026
Liste d’attesa troppo lunghe per 50 milioni di prestazioni visite all’anno
Ogni anno milioni di italiani si fanno prescrivere su carta intestata Ssn visite e accertamenti, ma poi le liste di attesa spingono più di due ricette su tre, fuori dal recinto della sanità pubblica, verso il privato puro o, peggio, le trasformano in rinuncia alle cure. Parliamo di 24,5 milioni di prestazioni su base semestrale, circa 50 milioni nell’arco di un anno. La verità sugli effetti nefasti delle code per ottenere una prestazione sanitaria emerge da una tabella che Agenas non ha messo in chiaro nel bollettino trimestrale sui tempi di attesa presentato ieri. Numeri choc, che tra l’altro si riferiscono solo alle 14 prime visite e ai 22 esami diagnostici più gettonati monitorati dall’Agenzia. Dalla tabella si evince che per visite e accertamenti monitorati mediamente in Italia vengono compilate 659 ricette Ssn ogni mille abitanti. Di queste poco più della metà si trasforma in una presa in carico, ossia in un appuntamento, anche se alle calende greche, mentre solo il 36,5% porta a una prestazione erogata nel pubblico. Sempre con grandi differenze da una regione all’altra, perché si va dal 21,9% di ricette trasformatesi in visite o accertamenti nel Lazio, per salire al 51,6% di Bolzano. Con la Lombardia al 35%, la Campania al 43,3%. Il Piemonte è al 37,8%, ma il suo assessore alla sanità, Federico Riboldi, ci tiene a precisare «che se sui primi accessi siamo tra le ultime posizioni in classifica, sugli altri è invece al primo posto con 279,7 prestazioni erogate su 426 prescrizioni ogni mille abitanti».
Quello che i numeri da soli non possono spiegare è perché ci si metta in fila dal proprio medico di famiglia per farsi fare una prescrizione che dà diritto a una prestazione gratuita e poi, molto spesso, ci si rinunci. Tanto più che il bollettino con dati aggiornati a fine settembre, ci racconta di liste di attesa apparentemente in leggero miglioramento. Per le prime visite le prenotazioni effettuate entro i tempi massimi previsti dalla normativa sono salite dal 76,9% al 78,6%, mentre gli esami diagnostici sono all’85%, contro l’83,3% registrato nell’analogo periodo monitorato nel 2025. Anche se poi, tradotto in numeri assoluti, significa che circa 4 milioni di prestazioni – e non sono poca cosa – vengono offerte oltre i tempi di garanzia.
Peccato che questi numeri siano autocertificati dalle Regioni, mentre quelli sui desaparecidos della sanità pubblica siano contenuti nei dati della tessera sanitaria, che fotografano esattamente l’andamento delle prestazioni. Questo non vuol dire che le Regioni trasmettano cifre «false». Ma quei numeri nascondono spesso trucchi che fanno rientrare nei tempi massimi di attesa quello che invece li supera. Il più abusato è quello di spingere i medici a imprimere sulla ricetta la lettera P di programmabile, che significa da erogare entro 120 giorni, che sono un tempo concepibile per un controllo, ma non per una prima visita o un primo accesso diagnostico. I tecnici considerano che le prestazioni programmabili per i primi accessi dovrebbero non superare il 7% delle prescrizioni. Invece, come si evince dal bollettino Agenas, sono una su tre, il 34,9% per l’esattezza.
Ma la media non rispecchia le varie realtà regionali, perché se Toscana, con il 6,1%, Piemonte, 8,8%, ed Emilia-Romagna, 9,3%, si mantengono entro una soglia più o meno accettabile, altre sei regioni hanno più della metà delle prestazioni erogabili entro ben 4 mesi: Lombardia (52,5%), Lazio (52,9%), Calabria (66%), Molise (73,7%), Campania (76,2%) e Basilicata, che con l’85,4% di «programmabili» guarda caso ha anche il record di prestazioni erogate entro i tempi (il 99% delle prime visite). A questo si aggiunge poi il vizietto di chiudere del tutto le agende di prenotazione, illegale e mai del tutto passato di moda, o il cosiddetto «galleggiamento», per cui il Cup ti dice che non ha al momento date in agenda, ma che ti richiamerà fissandoti, a distanza di non si sa quanto tempo, un appuntamento, facendolo rientrare nei termini di legge quando invece non lo è.