La Stampa, 23 ottobre 2026
La nuova generazione dem guida l’assalto al trumpismo
L’ultima volta che sia Camera sia Senato cambiarono contemporaneamente padrone alle Midterm fu nel 2006. Allora come oggi in corsa c’è Sherrod Brown, Ohio. E se la scaramanzia fosse un’arte predittiva, allora i democratici, avanti nei sondaggi alla Camera e con il 56% di chance di prendere il Senato, possono sfregarsi le mani. Brown, 74 anni, rappresenta la punta dell’iceberg di candidati democratici negli Stati chiave molto forti, e gli analisti sottolineano che a spingere vicini al successo i Dems in questa tornata non sono solo i pessimi numeri di Trump, l’economia che boccheggia, e le guerre ma anche i nomi di chi gli elettori troveranno sulle schede. Con lui James Talarico, Mary Peltola, Adam Hamilton, Troy Jackson insomma sono facce diverse di una stessa medaglia. Per Brown si tratterebbe di un ritorno al Congresso da dove venne cacciato da Bernie Moreno nell’anno del Trump bis, il 2024. «Non finisce qui, ci rivedremo». E così è, se i sondaggi, più 5 su Jon Husted in Ohio, si confermeranno. Brown è un populista economico, vicino ai sindacati, guidò una feroce guerra al liberismo e alla globalizzazione. A Trump più che le tariffe in sé contesta il loro impatto sull’inflazione. «Corro per le famiglie dei lavoratori dell’Ohio», ha detto sin da subito e messo nel mirino Wall Street, le grandi Corporation e le criptovalute.
Temi che lo accomunano a Troy Jackson, professione “taglialegna”, in Maine. Gestisce una società di legname di famiglia, ha iniziato abbattendo alberi. Metterebbe tariffe sull’export del legname dal Canada e fra i possibili neofiti di Washington è quello con lingua affilata e toni coloriti. Qualche giorno fa nel dibattito tv urlò alla rivale Susan Collins: «Shut up», chiudi la bocca. «Non me ne frega un caxxo», invece l’ha consegnato in un’intervista alla Cnn nel quale rivendicava i suoi temi: sanità gratis, espansione per gli aiuti all’infanzia.
James Talarico invece viene dal Texas. Enfant prodige democratico di 37 anni, un cognome italiano per via del padre adottivo Mark, ha ottenuto il sostegno di membri della famiglia Bush, tra cui Neil e Barbara. Progressista, sbandiera le 60 leggi da lui firmate al Parlamento texano a favore di infanzia, istruzione e per l’abbattimento del costo della vita. È il bersaglio preferito di Donald Trump. Lo chiama Talafreako, insomma un mostro che «si dice vegano ma mangia carne e vomita». Nessuna prova che sia accaduto a un barbeque, come sostiene il presidente.
In Michigan, c’è Abdul El Sayed. Musulmano (sarebbe il primo con quella fede in Senato), ha speso le ultime settimane a respingere le accuse dei repubblicani di essere affiliato ai Fratelli Musulmani (è di origine egiziana), a prendere le distanze dai terroristi jihadisti e a proclamarsi capitalista e non socialista per schivare gli attacchi. Per altro continuando a portare avanti la sua agenda sociale: aiuti alle famiglie, sanità a costi bassi, stop agli aiuti militari a Israele (ma anche ai sauditi invoca) e attenzione alla working class del Michigan. Tema questo che i dem avevano un po’ smarrito negli ultimi anni e che ora invece sta riemergendo, tanto che il 53% degli americani ritiene che sia il Partito democratico il più vicino nel capire le loro esigenze.
Poi c’è l’Alaska. Trump è terrorizzato di perderla, ieri notte ha mandato un post su Truth mobilitando tutti per Dan Sullivan. In difficoltà contro Mary Peltola, nativa, ex deputata, 53 anni e slogan in stile Maga (fish, family, freedom, pesca, famiglia e libertà). Sostiene l’industria petrolifera e il diritto alle armi, ma quest’anno tira di più ricordare che in Alaska una confezione di carta igienica costa 40 dollari, due litri di latte d’avena costano il 21% in più e per acquistare un frigorifero si spende 4 volte tanto perché le consegne lassù sono onerose come non mai.
«Adam è un repubblicano che corre con i democratici perché da indipendente non aveva fondi». Adam è Hamilton, il pastore metodista che ha costruito una mega chiesa in Kansas e rischia di battere il senatore repubblicano Roger Marshall. A definirlo così è un ex deputato repubblicano. Hamilton sta facendo una campagna elettorale super centrista, attento ai temi chiave per il Kansas – come l’agricoltura – e cercando di costruire ponti. «A Washington – ci disse – voglio lavorare con i repubblicani e aiutare a superare il clima di tensione che c’è».