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 2026  ottobre 23 Venerdì calendario

Frequenze in scadenza, c’è l’incubo Musk per le aziende italiane

Incubo Elon Musk per le società italiane che vendono gli abbonamenti alla telefonia e alla rete. Il miliardario Usa può rafforzarsi nelle tlc italiane ed europee. E l’eventualità inquieta le nostre aziende del settore. «Vogliono noi o Musk?», chiede Pietro Labriola, presidente dell’associazione Asstel.
La porta per consolidarsi in Italia, Musk la vede avvicinarsi. A Capodanno del 2029 scadono i diritti di assegnazione di frequenze – in otto bande dell’etere – che oggi sono in capo soprattutto a Tim, Fastweb-Vodafone, Wind Tre e, in misura ridotta, a Iliad. Il Garante delleComunicazioni (l’AgCom) ipotizza di confermarne l’assegnazione agli attuali detentori per altri 8 anni. Che cosa ci guadagnerebbe lo Stato? Intanto i 5.472 milioni che le società tlc dovrebbero versare in 8 anni come “pedaggio”. In più i corposi investimenti che promettono
nelle reti.
Un secondo Garante – quello della concorrenza, l’Antitrust – non è d’accordo. Chiede che almeno una parte delle frequenze in scadenza sia messo a gara: una gara senza rilanci continui, ma pur sempre una gara. Il governo guarda con favore alla soluzione che l’Antitrust propone. Venisse attuata, lo Stato incasserebbe intanto i 5.472 milioni dei diritti d’uso e in più, a determinate condizioni, il ricavato della gara pilotata. La soluzione piace anche a Iliad che
potrebbe rafforzare il patrimonio di frequenze. L’unico problema è che Starlink Italia, società di Musk con radici nel nostro Paese, può partecipare sparigliando i giochi. Di 8 bande frequenziali in scadenza, Musk guarda soprattutto ai 28 giga per i collegamenti senza fili verso persone e imprese (oggi li permettono già FiberCop, Open Fiber, Eolo).  Un consolidamento di Musk sul nostro mercato allarma le nostre maggiori aziende del settore (Tim, FastwebVodafone, Wind Tre) per la forza del magnate americano.
In questo scenario, il governo viene incoraggiato a sbarrare la porta nazionale all’invasore Usa. Lo sbarramento passerebbe dal sostegno (sia pure tacito) alla soluzione del primo Garante, l’AgCom. Nessuna gara. Rinnovo delle frequenze in capo ai detentori. Lo Stato incasserebbe
così i 5.472 milioni dei “pedaggi” (a meno di sconti). E la cifra potrebbe essere comunque aumentata in legge di Bilancio. Il governo – altra ipotesi – può chiedere i 5.472 milioni in anticipo (in tutto o in parte).
Alla partita italiana si affianca l’europea. A maggio 2027, scadono le frequenze a 2 giga, utili alle connessioni via satellite. Oggi sono in uso a società a stelle e strisce: Viasat ed Echostar. La Commissione Ue le dividerà in tre lotti: una per i governi europei (difesa), una per società
europee (si candida già un consorzio tra Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone), una terza per società non europee. Quest’ultima è un’altra porta da cui Musk può entrare.
In questo scenario, ospite di un evento di Asstel all’università Luiss, il ministro Adolfo Urso (Imprese) lascia intendere che il governo non può impedire il consolidamento degli operatori satellitari in Italia e nell’Ue, ma difenderà seriamente gli interessi delle società tricolori delle tlc.