Corriere della Sera, 23 ottobre 2026
Cisgiordania, fermate cinque italiane
Decine di caccia con la stella di David, lunedì, hanno attraversato i cieli di Siria e Iraq fin quasi al confine iraniano. Poi hanno virato e sono tornati a casa. Milletrecento chilometri senza sganciare una bomba, ma non era una parata. Secondo il New York Times, che cita funzionari americani, Stati Uniti e Israele starebbero mettendo a punto «piani specifici» per tornare a colpire la Repubblica islamica all’indomani delle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Sarebbe una campagna breve e violentissima, nel mirino centrali energetiche, siti nucleari, depositi di missili e droni.
La speranza è che un altro colpo – sommato al blocco navale che ha prosciugato le casse di ayatollah e pasdaran – li costringa a cedere al tavolo dei negoziati. Il quotidiano newyorchese non dà però per scontato il via libera di Trump, che più d’una volta ha fermato la mano agli alleati. Anche perché la prima ondata di raid, fra febbraio e aprile, ha lasciato il greggio alle stelle e arsenali di intercettori mezzi vuoti.
Il volo dei jet israeliani è coinciso con la visita del segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, a Netanyahu nella base aerea di Ovda, nel deserto del Negev. Axios lo definisce una «dimostrazione di forza», e a Washington c’è chi sospetta che si sperasse in una reazione di Teheran. Il Financial Times ha raccontato di un Bibi pronto a colpire già il 10 ottobre, poi fermato dalla Casa Bianca. Lui smentisce: «Quell’articolo non è corretto». Quale sia la versione corretta, però, non lo dice. La sua linea, quella sì, la ripete a ogni microfono che si trova davanti: «C’è un solo modo per eliminare questa minaccia una volta per tutte: rovesciare il regime».
Per Trump, invece, il fronte passa dalle pompe di benzina. «L’Iran sta facendo di tutto per far salire il prezzo del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato», accusa sul social Truth. E denuncia «falsi attacchi, mine e quant’altro» in uno Stretto di Hormuz dove, giura, oggi passa più greggio di prima. Teheran risponde con i pasdaran, che si dicono pronti a colpire le basi americane se la Marina statunitense continuerà a scortare le petroliere: «Questo costituisce un serio avvertimento». Il generale Mohsen Rezaei allarga la mappa ai data center e ai cavi delle comunicazioni.
In Cisgiordania, la polizia israeliana ha fermato cinque donne italiane con altri attivisti internazionali mentre proteggevano i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive. Le hanno portate alla stazione di polizia di Kiryat Arba, interrogate e private dei cellulari. Gli israeliani fanno sapere che potrebbero essere presto rilasciate ed espulse, ma senza garanzie.