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 2026  ottobre 23 Venerdì calendario

Milano, Majorino annuncia la candidatura a sindaco di Milano

«Ci sono. Sono pronto a farlo: mi candido sindaco di Milano». Pierfrancesco Majorino – capogruppo del Pd al consiglio regionale della Lombardia e componente della segreteria nazionale di Elly Schlein – dal palco del Teatro della Quattordicesima ufficializza la corsa a Palazzo Marino. E lo fa rivendicando la propria storia politica e amministrativa (è stato assessore al Welfare nella giunta Pisapia e poi europarlamentare) e proponendo una svolta nelle politiche della città. Discontinuità, dunque, a partire dall’urbanistica: riscrivere il Piano di governo del territorio, raddoppiare gli obiettivi del Piano casa, aumentare gli oneri di urbanizzazione. Ma anche introdurre una tassa comunale per i super ricchi, cento mediatori sociali per la sicurezza nei quartieri e un grande piano contro il caldo urbano. «L’idea che ci vogliano le Politiche e i candidati moderati per vincere al centro e non spaventare gli elettori la ritengo non solo sbagliata, ma una sciagura autentica nella storia della sinistra».
Majorino, insomma, punta su un progetto «di chiaro stampo progressista», per un «cambiamento radicale delle cose». Il punto di partenza è l’ormai conclamata contraddizione di una Milano attrattiva e ricca di opportunità, ma sempre meno accessibile a chi ci lavora. E il candidato dem annuncia l’obiettivo di «almeno ventimila alloggi in dieci anni, anche attraverso l’acquisto di immobili privati», e la battaglia contro le migliaia di abitazioni pubbliche vuote. Per finanziare questo cambio di passo, propone un «aumento generalizzato di almeno il 20 per cento degli oneri di urbanizzazione, la tassa sul cambio di destinazione d’uso, e le monetizzazioni incassate nel centro trasferite verso la periferia». E dice anche che da sindaco vorrebbe esporre a Palazzo Marino una grande scritta come quella esposta di recente da alcune scuole: «Qui nessuno è straniero».
La prima traccia di programma contiene anche la proposta di «un’addizionale comunale specifica, con aliquota tra il 12,5% e il 15%, per gli ultraricchi residenti in città beneficiari della flat tax: a Milano chi ha molto può dare molto di più – chiosa dal palco – e quella della redistribuzione è una grande battaglia nazionale di civiltà, Milano non deve avere paura, deve fare la sua parte». E sul fronte del lavoro, promette il salario minimo negli appalti comunali e il rilancio dei mercati e del commercio di prossimità.
Anche sulla sicurezza Majorino rilancia da sinistra: «Dobbiamo creare un progetto progressista che tiene assieme l’efficacia del presidio sul territorio, il sostegno all’operato delle forze dell’ordine e la prevenzione, la coesione sociale, l’inclusione, tutte cose che vengono totalmente cancellate in questi giorni dalla campagna del governo». E aggiunge: «Abbiamo sentito molto vicina Elly Schlein, ne ha anche parlato in maniera molto forte e chiara nell’ambito dell’Assemblea nazionale. C’è un confronto quotidiano, quindi credo che ci sia una totale sintonia di vedute proprio in relazione alla necessità di essere molto netti contro la violenza».
Ora per Pierfrancesco Majorino, la prospettiva è quella delle (eventuali) primarie di coalizione: «È ovvio che vanno fatte in tempi certi», dice lui. Dovrà confrontarsi con il giornalista Mario Calabresi, la vicesindaca Anna Scavuzzo, l’assessore Emmanuel Conte, la ricercatrice Carlotta Cossutta, e anche Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis, giovani dell’area sinistra del Pd milanese con esperienze nell’ambito amministrativo. Intanto segna il territorio («A Milano ci sono sempre stato e, a prescindere dai ruoli, a Milano ci sono e ci sarò») e lancia la prima frecciata al possibile candidato del centrodestra, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia): «Da queste parti non l’abbiamo mai visto. Non ci si accorge di Milano solo perché si vuole fare carriera».