Corriere della Sera, 23 ottobre 2026
Proteste al Sud, l’allarme sui clan dei Servizi segreti
Minacce per bloccare i Tir, ruote tagliate per impedire la marcia, pneumatici piazzati lungo l’autostrada per fermare i camionisti decisi a completare i loro viaggi, spedizioni di uomini incappucciati e armati di spranghe per «convincere» anche chi non aveva intenzione di partecipare alla protesta. Sono questi gli episodi che hanno portato la Procura di Napoli ad accendere i fari sulle manifestazioni in corso e a disporre accertamenti investigativi per verificare se la protesta dei Tir contro il caro carburante, che sta creando enormi disagi in Campania e non solo, abbia subito l’influenza della criminalità organizzata, se non strumentalizzazioni o infiltrazioni.
Un accostamento – quello alle mafie e alla camorra – che gli organizzatori dei blocchi hanno respinto con forza, ma sul quale diversi ministri hanno posto l’accento nelle ultime quarantotto ore. E di cui si è parlato al Copasir, il Comitato parlamentare durante l’audizione del direttore dell’Aisi, l’Agenzia Informazioni per la Sicurezza Interna, Bruno Valensise. L’intelligence sta monitorando quello che accade nelle piazze, partendo dai disordini di Milano. Valensise non ha confermato una «regia» straniera dietro gli assalti, come era stato invece ipotizzato inizialmente anche con riferimenti a una possibile guerra ibrida. Ma non ha escluso che, come accaduto in Francia, ci siano governi esteri che fomentano il caos.
L’audizione, iniziata alle 11 a Palazzo San Macuto e durata circa tre ore, era già stata prevista, è stata anticipata proprio per avere aggiornamenti sul doppio fronte di protesta.
Dalle prime informazioni fornite dall’Aisi al Copasir, è emerso che ai presidi nel Meridione avrebbero preso parte anche «personaggi con un noto pedigree criminale» e ciò sarebbe accaduto in particolare tra Puglia e Calabria. Su quanto accaduto in Campania saranno i magistrati a effettuare le verifiche con attenzione particolare alle segnalazioni degli stessi autotrasportatori. Le cabine di regia istituite presso le varie prefetture interessate – Napoli e Caserta in particolare – hanno già portato nella giornata di mercoledì a identificare 1.339 autotrasportatori che hanno preso parte ai vari blocchi sul territorio campano, 71 dei quali sono stati denunciati a piede libero e 242 sanzionati sul piano amministrativo. Attorno a questi numeri e ai lunghi elenchi raccolti – in particolare dalla Polizia di Stato – sono in corso gli accertamenti, per comprendere se si siano infiltrati elementi vicini alla camorra anche all’interno dei presidi tra le province di Napoli e Caserta, dove le proteste sono state più partecipate e durature. Sono stati diversi gli episodi in cui gli autotrasportatori hanno denunciato di avere subito pressioni e, in qualche occasione, minacce da parte di persone che si sono presentate agli autisti con il volto coperto. Alcuni autisti hanno denunciato di essere stati ostaggi per tre giorni e altri hanno raccontato che uomini incappucciati, dopo le minacce, hanno tagliato con dei coltelli le ruote dei camion. Criticità che si sono registrate in particolare nei presidi del Casertano, tra l’area di servizio di San Nicola la Strada e il blocco di Teano, dove è stato complicato anche liberare le aree dopo l’intervento delle forze dell’ordine.