ilfattoquotidiano.it, 22 ottobre 2026
I rendimenti dei titoli decennali francesi ai massimi dal 2002
La crisi del debito francese si aggrava e le tensioni si propagano di nuovo al mercato obbligazionario europeo. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è arrivato giovedì mattina a 170 punti base e il rendimento degli Oat a 10 anni ha superato il 5,1%, ai massimi dal 2002. Un nuovo campanello d’allarme per la seconda economia dell’Eurozona, alle prese con i conti pubblici in affanno, l’incertezza politica e le tensioni sociali a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Anche i titoli italiani sono finiti sotto pressione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito a 128 punti base, sui livelli dell’aprile 2025, e il rendimento del decennale italiano si è avvicinato al 4,63%.
Quando lo spread si allarga, significa che gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare lo Stato percepito come più esposto a rischi politici e fiscali. Ieri, 20 ottobre, il differenziale tra Oat e Bund aveva già superato la soglia simbolica dei 150 punti base, attestandosi a 153 punti. Un livello che non si vedeva in chiusura di seduta dal 2012 ed è “associato alla crisi del debito nell’area euro”, ricordano gli analisti di Ubs Global Wealth Management. L’ulteriore allargamento a 170 punti segnala un nuovo deterioramento della fiducia del mercato. A pesare sul debito francese sono le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici e la capacità del governo di trovare una maggioranza per le misure di bilancio. Il Parlamento sta discutendo la manovra finanziaria per il 2027 che prevede risparmi per 54 miliardi, ma visto il clima politico con le tensioni nelle piazze a margine delle manifestazioni contro il carovita e la prospettiva delle presidenziali della prossima primavera il timore dei mercati è che quei tagli necessari per contenere il disavanzo e stabilizzare il debito non si faranno.
In questo quadro anche l’Italia vede salire il costo del finanziamento. Significa maggiori esborsi sulle nuove emissioni e sul debito da rifinanziare, con effetti che si trasferiscono progressivamente sulla spesa per interessi che al momento è prevista salire a 96,9 miliardi quest’anno e superare la soglia dei 100 miliardi, a 103,7 nel 2027.
Intanto il conflitto in Medio Oriente e la situazione dello stretto di Hormuz spingono il petrolio e il gas, alimentando i timori per l’aumento dell’inflazione ed il conseguente intervento delle banche centrali. Il Brent punta i 112 dollari al barile e il Wti è oltre i 99 dollari al barile. Il prezzo del gas continua a muoversi sui massimi da dicembre 2022 a 89 euro al megawattora.
Il combinato disposto ha fatto sì che le vendite colpissero anche i listini azionari, stretti tra il caro energia e i timori di correzione delle valutazioni del settore tecnologico. La Borsa di Milano ha chiuso in forte calo a -2,54%. Seduta in rosso anche per Parigi (-1,39%), Francoforte (-1,07%) e Londra (-0,26%) in scia con l’andamento di Wall Street. Sui mercati torna il clima negativo dopo i primi risultati delle trimestrali del comparto tecnologico. Dati che creano preoccupazione sul fronte degli investimenti per l’intelligenza artificiale.