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 2026  ottobre 22 Giovedì calendario

Burnham approva tutte le raccomandazioni di un rapporto contro l’antisemitismo nelle scuole

Angurie no, sulle spillette. Bandiera della Palestina, neanche. Le scuole inglesi (non del resto del Regno Unito) vanno incontro alla bufera, dopo la pubblicazione, ieri, del report sull’antisemitismo nelle scuole, commissionato dal ministero dell’Istruzione a David Bell, rettore dell’Università di Sunderland. Il report nasce per aggiornare la conoscenza della discriminazione degli ebrei nelle aule e si conclude con 27 raccomandazioni. Il governo di Andy Burnham ieri ha comunicato di averle accolte tutte, prendendo anche qualche impegno concreto.
La prima raccomandazione Bell riguarda l’invito a conformare i regolamenti scolastici alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance: il famoso testo, corredato da 11 esempi “operativi”, che funziona come architrave delle varie revisioni di legge sull’antisemitismo in Europa, Italia inclusa, e negli Stati Uniti e che limitano la libertà di critica nei confronti delle politiche dello Stato di Israele. “L’analisi ha inoltre rilevato la preoccupazione che il termine ‘antisemitismo’ non sia sempre inteso come ostilità o pregiudizio rivolto al popolo ebraico e che, di conseguenza, possa essere liquidato come opinione o disaccordo politico anziché essere riconosciuto come razzismo e pregiudizio”, si legge nel report Bell. Il governo, rispondendo alla raccomandazione, scrive che “pur non essendo giuridicamente definitivo”, il testo dell’Ihra “costituisce uno strumento importante per aiutare le scuole a riconoscere, comprendere e contrastare l’antisemitismo”. Purché, si precisa, venga introdotta anche “la definizione governativa di ostilità anti-musulmana”.
Le pagine più controverse del report Bell, che hanno allarmato ieri il Telegraph, sono dedicate alla richiesta di valutare l’appropriatezza delle espressioni e dei simboli politici negli istituti. Si parla di abbigliamento di alunni e professori e si raccomanda che se ne valuti l’imparzialità in base a momento e opportunità. Una bandiera o uno slogan Free Palestine non è discriminatorio di per sé, scrive Bell, e non per forza chi è a disagio è giustificato. “L’adozione di divieti generalizzati” è sconsigliata, però meglio suonare il campanello: un alunno potrebbe sentirsi inibito nel discutere se l’insegnante “manifesta apertamente la sua posizione attraverso una spilletta”. Il report menziona il doppio standard per cui i simboli pro-Ucraina restano liberi di circolare, ma trattando di antisemitismo mette in questione quelli pro-Pal. Il governo “approva”. Nessun bavaglio di legge, ma le scuole potranno vietare simboli e pins se riterranno che il contesto lo richiede. Il contesto del resto, è quello in cui Londra ha messo al bando il gruppo Palestine Action come organizzazione terroristica, nel 2025: misura confermata in Appello e in attesa della Corte Suprema.