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 2026  ottobre 22 Giovedì calendario

Record all’asta per l’arte romana da parte di un busto imperiale, forse di Augusto

È uno dei più rari torsi di imperatore romano finito in mani private. Forse raffigura Augusto. Di sicuro un imperatore della dinastia giulio-claudia. E rappresenta il più importante esempio di scultura imperiale romana apparso sul mercato internazionale negli ultimi dieci anni. Adesso ha battuto anche un altro primato. È stato venduto all’asta da Sotheby’s a New York alla cifra record di 34,3 milioni di dollari (circa 30,5 milioni di euro), la più alta mai raggiunta per un’antichità romana. Soprattutto se pensiamo che la stima iniziale era compresa tra 8 e 12 milioni di dollari.

La scultura in marmo, un torso corazzato alto 110 centimetri che risale alla prima metà del I secolo d.C., si distingue per tre buoni motivi: lo stato di conservazione, la rarità e il rilievo storico-artistico.
Non si tratta infatti soltanto di un frammento archeologico. È uno dei rarissimi casi in cui una scultura romana imperiale di livello museale torna sul mercato internazionale. Secondo la casa d’aste Sotheby’s si tratta dell’unico esemplare noto di questo livello conservato al di fuori di una collezione museale. Pur privo della testa e degli arti, il torso mantiene infatti tutta la monumentalità della statuaria ufficiale romana, dove il corpo era veicolo per la rappresentazione del potere.
Lungi dall’essere un semplice supporto anatomico, il torso era l’immagine stessa dell’autorità imperiale, come si vede qui dal trattamento delle masse muscolari e dall’equilibrio delle proporzioni. L’identificazione con Augusto, primo imperatore di Roma, aggiunge poi ulteriore interesse. Le sue immagini ufficiali furono replicate in tutto il Mediterraneo attraverso statue, rilievi e monumenti volti a diffondere un’idea di governo fondata su ordine, continuità e legittimazione dinastica.
È proprio questa dimensione simbolica a rendere il torso più di un reperto archeologico. La perdita della testa e delle estremità, invece di diminuirne il fascino, contribuisce ad amplificare la sua forza evocativa. Da secoli il frammento rappresenta uno dei grandi temi della cultura occidentale, capace di trasformare ciò che manca in uno spazio aperto all’immaginazione, mantenendo intatta la potenza dell’opera. Intorno al quale si è sviluppato nel tempo un vero e proprio culto: basti pensare al ruolo svolto nel Rinascimento dai marmi antichi dissepolti a Roma e non solo. Come ben ci insegna oggi anche la mostra Broken. Il potere del frammento, in corso proprio in questi giorni fino a gennaio del 2027, a Palazzo Strozzi a Firenze.