la Repubblica, 22 ottobre 2026
Netanyahu voleva nuovi raid contro l’Iran
Israele stava per attaccare l’Iran nel fine settimana del 10 ottobre, ma è stato fermato in extremis da Donald Trump». A sostenerlo è il Financial Times. Secondo la ricostruzione apparsa ieri sulle pagine del quotidiano di Londra, Benjamin Netanyahu aveva dato istruzioni precise e autorizzato gli obiettivi da colpire, dalle infrastrutture civile a quelle nucleari, ma il presidente americano si è opposto all’idea di riprendere il conflitto prima delle elezioni di metà mandato.
Le forze armate dello Stato ebraico hanno smentito la circostanza, attraverso fonti ufficiali che hanno parlato con i media israeliani. «Non avevamo alcuna intenzione di attaccare». Il Financial Times non chiarisce se gli Stati Uniti avrebbero dovuto far parte dell’offensiva, in ogni caso il tema è molto dibattuto in Israele, che si prepara alle elezioni parlamentari del 27 ottobre. Nei sondaggi Netanyahu è da tempo dato in svantaggio rispetto all’eterogenea coalizione guidata dall’ex Capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, e i suoi detrattori sanno che rinviare le elezioni a causa del conflitto avrebbe permesso al primo ministro, che corre per il settimo mandato, di recuperare terreno sull’opposizione.
Il presunto stop imposto da Trump non chiude comunque la porta a un’eventuale nuova azione congiunta dopo le midterm statunitensi. «Ci sarà un accordo o un attacco», riferiscono alcuni funzionari israeliani guardando a dopo il 3 novembre e alla volontà americana di costringere Teheran ad accettare un’intesa che rispetti i termini di Washington per lo Stretto di Hormuz e il programma nucleare. La visita a sorpresa di lunedì scorso in Israele del capo del Pentagono, Pete Hegseth, si inserirebbe proprio nel quadro di una possibile ripresa delle ostilità. I funzionari israeliani gli avrebbero presentato un elenco aggiornato di target all’interno della Repubblica islamica, ricavato da nuove informazioni di intelligence.
In Cisgiordania, continuano le violenze dei coloni nei confronti degli agricoltori palestinesi (ieri sono stati arrestati due attivisti italiani, padre e figlio, saranno espulsi nelle prossime ore). Eisenkot smentisce le voci di una sua disponibilità a formare un governo di unità nazionale con Netanyahu, nel caso in cui nessuna delle due coalizioni dovesse arrivare, o superare, i 61 seggi che servono per avere la maggioranza della Knesset. «Sono impegnato, in modo categorico, a non far parte di un governo guidato dall’attuale premier, nemmeno nell’ambito di un accordo di rotazione».