corriere.it, 22 ottobre 2026
Santanchè, la Procura chiede un terzo processo: bancarotta, falsi bilanci e truffa allo Stato
Daniela Santanchè sceglie di non utilizzare la facoltà di chiedere a propria difesa un interrogatorio dopo il deposito degli atti dei pm, e senza novità rispetto alla conclusione delle indagini di luglio la Procura di Milano chiede ora il rinvio a giudizio della parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo per le ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata allo Stato.
Il perimetro dell’inchiesta dei pm Luigi Luzi e Guido Schininà con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano é il dissesto di tre società (Ki Group, Ki Group Holding, Bioera) nelle quali ha avuto ruoli di amministratrice, dissesto per il Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Milano aggravato anche dall’attribuzione ai vari amministratori di compensi sproporzionati per 2,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2023 a fronte del fatto che già nel 2019 ad esempio Bioera avesse nella realtà un patrimonio negativo; o dalla distribuzione di dividendi che in realtà nel caso di Ki Group srl non esistevano al momento dei relativi risultati di esercizio, 4 milioni di euro nel 2015 e 1,4 milioni nel 2016. Così come, per gli inquirenti, pesa il non pagamento di debiti erariali per 3,3 milioni, cioè il 30% del complessivo passivo di 10 milioni sotto il quale Ki Group Holding (che era quotata in Borsa) è infine fallita nel giugno 2025; o due pagamenti di Ki Group Srl alla società dell’ex compagno di Santanchè, Giovanni Canio Mazzaro, la Servizi Societari Sas, per «consulenze» in realtà inesistenti per i pm e del valore nel marzo 2021 di 122.000 e 137.000 euro.
La contestazione di fondo a Santanchè e altre 14 persone (tra le quali per alcuni punti anche l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, la sorella Fiorella Garnero, il figlio Lorenzo) muove dall’operazione con la quale dalla Holding fu scorporata e costituita la nuova Ki Group Srl, con una ipervalutazione di 8 milioni decisiva per la sussistenza della nuova Srl in quanto le erano stati conferiti 16 milioni di passività e 11 di attivo. Ma rilevanti sono pure le imputazioni su due finanziamenti che Ki Group Holding ottenne da Banca Progetto nel febbraio 2020, il primo da 400.000 euro e soprattutto il secondo da 2 milioni garantito all’80% dal Fondo centrale di garanzia, ottenuti in teoria per campagne di marketing, e invece poi utilizzati per trasferimenti a varie società collegate all’interno del gruppo, in difformità dallo scopo dichiarato. Nel capitolo riguardante il dissesto di Ki Group Srl, fallita nel dicembre 2023 con 2 milioni di passivo, è contestato un falso in bilancio nel 2019 e 2020 per aver indicato un avviamento di 10 milioni che in realtà sarebbe dovuto essere subito svalutato dall’inizio; e un fittizio aumento di capitale operato in realtà proprio con soldi provenienti dalla stessa Srl dietro giri infragruppo. Nel mirino dei pm c’è poi una ipotesi di truffa aggravata allo Stato nel marzo 2021 per avere Ki Group Srl chiesto a Invitalia spa un prestito agevolato di 2,7 milioni e aver beneficiato di un credito d’imposta di 600.000 aggirando i requisiti previsti dalla legge.
Santanchè ha in corso già due giudizi. Uno è il dibattimento di primo grado in Tribunale a Milano per i contestati falsi in bilancio nel (suo ex) gruppo Visibilia: si è in fase istruttoria, mano a mano stanno venendo ascoltati dai giudici i vari testi, tra i quali l’altro giorno ad esempio l’ex ministra ha rinunciato alla deposizione del giornalista Alessandro Sallusti (ex compagno di Santanchè) su un contratto di cessioni di crediti tra Visibilia e Sallusti relativo a un finanziamento di 240.000 euro nel 2016 di Visibilia alla D1 Partecipazioni, all’epoca società di Santanchè ma con Sallusti usufruttuario. L’altro procedimento, relativo invece alla truffa all’Inps contestata all’ex ministra dalla Procura nella cassa integrazione Covid ai dipendenti del gruppo Visibilia che avrebbero continuato però a lavorare, giace invece ormai da un anno in attesa che la Corte Costituzionale, a partire dall’udienza fissata il 4 novembre, risolva il conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento contro i magistrati milanesi sull’utilizzabilitá o meno di alcune registrazioni e mail di comunicazioni con l’imprenditrice-ministra consegnate dai lavoratori-interlocutori.