Corriere della Sera, 22 ottobre 2026
Nei sondaggi cresce ancora Le Pen
La Francia è sotto attacco dei teppisti e dei mercati, Marine Le Pen vola nei sondaggi e il tasso di interesse supera il 5% (obbligazioni a 10 anni) per la prima volta dal 2002. Emmanuel Macron è nel Golfo a cercare petrolio, e quando a Doha (Qatar) i giornalisti gli chiedono che ne pensa delle possibili ingerenze straniere nelle sommosse, il presidente francese perde un po’ l’aplomb, parlando di «leader stranieri che usano i nostri problemi per le loro campagne elettorali», e di «commenti inaccettabili e stupidi». Macron non li cita esplicitamente, ma ce l’ha con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, e pure con il polacco Donald Tusk. «Non c’è stata un’ingerenza diretta straniera visibile» nell’organizzazione dei disordini, dice, ma una successiva «manipolazione straniera dell’informazione che ha dato luogo a commenti tanto inaccettabili quanto stupidi da parte di molti, compresi alcuni dirigenti stranieri. Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia, dirigenti che sono in situazioni di elezioni nella regione o dall’altro lato dell’Atlantico, che talvolta con credulità riprendono cose prodotte dall’intelligenza artificiale o che rilanciano informazioni diffuse da certi ambienti». Dopo le scene di saccheggi e di violenze urbane, il presidente americano Trump ha parlato della Francia come di «un Paese un tempo grande» consigliando di chiudere le frontiere; il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto: «Il 7 ottobre 2023 avevo avvisato Macron, “se non eliminiamo Hamas qui, ve li ritroverete a Parigi”, ed è esattamente quello che sta accadendo»; e Donald Tusk, premier polacco, ha diffuso un video nel quale Parigi in preda al caos viene accostata ai migranti di Ceuta, all’identità minacciata di Belgio e Olanda, per fare risaltare una Polonia «preservata» dall’immigrazione.
Macron ha sottolineato che le misure prese – in particolare il coprifuoco – stanno funzionando e ha cercato di rassicurare i francesi, ma l’inquietudine resta alta. Mentre a Parigi e nelle grandi città fabbri e ferramenta non riescono a soddisfare le richieste di serrature e porte blindate, il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, avverte che decine di migliaia di manifestanti potrebbero turbare il congresso del Rassemblement national di sabato e domenica a Orléans, momento importante nella campagna di avvicinamento al voto. A sei mesi dall’elezione per l’Eliseo, il primo sondaggio Ifop dopo i cortei e le devastazioni del 17 ottobre conferma la polarizzazione politica: crescono Marine Le Pen, che promette il ritorno all’ordine, e in misura minore Jean-Luc Mélenchon, vicino ai manifestanti. Al secondo turno, se si votasse oggi, la leader del RN travolgerebbe Mélenchon, 68% a 32%. E batterebbe qualsiasi altro contendente. Mentre il governo lavora a un dispositivo di sicurezza efficace per l’«atto II» annunciato dai gilet gialli per questo sabato, i sindacati hanno indetto uno sciopero generale per il 5 novembre. E le immagini delle sommosse non aiutano la Francia sui mercati: ieri lo spread, il divario tra i tassi francesi e tedeschi a dieci anni, ha raggiunto i 157 punti base, record toccato solo nel 2011. Giornata difficile anche alla Borsa di Parigi, dove la performance peggiore è del titolo Carrefour. Dopo avere perso «centinaia di milioni» nei saccheggi, secondo il ceo Alexandre Bompard, la catena di supermercati è crollata del 13%.