Corriere della Sera, 22 ottobre 2026
Israele, Schleien: il comico che parla alla generazione Bibi
Sta girando tutto il Paese per parlare coi giovani (e ascoltarli), attraversando le demarcazioni politiche fino a varcare la Linea Verde in quelli che lui considera territori occupati, dove ha affrontato i ragazzi dall’altra parte. Che occupanti non si considerano. Quando a Lior Schleien hanno tolto il programma televisivo – su pressione dei consiglieri di Benjamin Netanyahu, ricostruisce il quotidiano Yedioth Ahronoth —, si è costruito un suo progetto, IL suo progetto. Gli ha dato il titolo di Free Israel («Israele libera» ma pure «liberiamo Israele») in qualche modo un ritorno agli esordi e al suo Stato della Nazione. Questa volta non fa satira: resta il sorriso sardonico di chi per tanti anni ha voluto far ridere e adesso è preoccupato che da ridere ci sia poco.
Martedì prossimo oltre 600 mila maggiorenni (più dell’8 per cento degli aventi diritto) possono votare per la prima volta, tutti sono cresciuti con un solo premier al potere (o quasi): Bibi è tornato alla guida del governo nel 2009 e ci è rimasto, salvo il breve periodo all’opposizione durato ventuno mesi. Sono loro che Schleien incontra nei licei o nelle scuole preparatorie al militare, nelle aule e nelle sale porta le posizioni della sinistra telavivi, quella che gli avversari accusano di dimorare nella bolla della metropoli sul Mediterraneo. La sua compagna è Meirav Michaeli, che è stata capa dei laburisti tra il 2021 e il 2024, mentre il successore Yair Golan ha creato la nuova formazione i Democratici.
Così il comico, 48 anni, vuole essere il portavoce tra i giovani di un’Israele forse dei tempi ormai andati, come scomparso è il partito che ha fondato la nazione. Dei suoi di tempi andati racconta di aver sostenuto alla loro età «la destra dura e pura, di aver votato Netanyahu».
Ora Schleien ribadisce di non rappresentare alcun candidato e non risparmia le bordate all’opposizione. Questa sua «guerra della persuasione» l’ha trasportato al di là delle linee «nemiche» (ideologiche) tra gli oltranzisti della colonia Susya, sulle colline a sud della città palestinese di Hebron. Nell’accademia che mette insieme educazione religiosa e addestramento al servizio di leva, l’insegnante lo accusa di «mettere in pericolo la sicurezza di Israele con le sue posizioni laiche»: «Solo un profondo legame con l’ebraismo può garantirci la sopravvivenza». Il conduttore gli risponde criticando le violenze perpetrate contro gli arabi dai coloni: «Mettono in pericolo i nostri valori democratici». I ragazzi non intervengono, per la prima volta ascoltano una voce diversa in mezzo a loro. Il video è diventato virale quanto quelli che l’hanno seguito.
In un liceo a Tel Aviv una ragazza di 17 anni si domanda rivolta a tutti: «Dovremmo commettere un genocidio a Gaza?». Mentre un’altra attacca Schleien: «Pensi davvero che là ci siano persone innocenti?». Lui attonito riesce a rispondere: «Non siamo Hamas». Altri esprimono le esitazioni di chi entra nel seggio per la prima volta: «Come riconoscere i politici che mentono». O l’insofferenza per le etichette subite: «Ci descrivono come ignoranti, violenti e sempre più di destra. Tu che vedi tanti giovani sei d’accordo?».
«Respingo la parola ignoranti. Non biasimo nessuno dei ragazzi, neppure quelli con le idee più estreme. Un governo che noi adulti abbiamo scelto vi è caduto sulla testa quando avevate 13, 14, 15 anni e ha causato enormi danni. Da tre anni vivete in guerra». A chi gli rimprovera: «Ripeti sempre no. A Netanyahu, a Ben-Gvir, a Smotrich». Replica: «Lasciami dire una cosa sì: la democrazia».