Corriere della Sera, 22 ottobre 2026
Giovani, l’appello di Mattarella: «Farsi carico del loro malessere»
Condannare è giusto e doveroso, ma reprimere e punire non basta. Per prevenire gli atti di teppismo e le violenze delle baby gang bisogna allargare lo sguardo, interrogarsi sull’origine di tanto malessere, chiedersi cosa metta in moto l’onda distruttiva. E capire che non è saggio «rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza, o peggio di meschina sottovalutazione».
È un appello accorato alle istituzioni, agli educatori e alla società intera quello che Sergio Mattarella pronuncia nel Salone dei Corazzieri al Quirinale. All’indomani del via libera in Consiglio dei ministri al decreto che impone un’altra stretta securitaria, il capo dello Stato avverte: le «scelte congiunturali» sono «necessarie», ma non bastano. «Occorre uno sguardo di ampia visione». Occorrono «strategie adeguate per farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione».
L’appello
Nel discorso per la consegna delle insegne ai cavalieri del lavoro nominati il 2 giugno e delle medaglie ai nuovi alfieri del lavoro, il presidente della Repubblica non fa menzione della guerriglia urbana che ha sconvolto Milano. Ma ascoltando il suo monito accorato è difficile non interrogarsi ancora sulle drammatiche immagini di aggressioni, vetrine sfondate e furti che tutti abbiamo visto e che rischiano di ripetersi il prossimo fine settimana. Mattarella non giustifica in alcun modo le violenze, che a caldo ha respinto come «inaccettabili», però rinnova l’appello ad affrontare con intelligenza il nuovo scenario. Il destino dei giovani in tempi «così tumultuosi e incerti» è «una grande questione sociale, una priorità che deve vedere sensibili le istituzioni e tutte le forze della società».
Il ragionamento parte dallo squilibrio demografico e dalle accelerazioni tecnologiche che rendono «più problematica» l’alleanza tra generazioni e la «naturale trasmissione tra giovani e adulti, vitale per costruire il futuro». Ricorda come diritto al lavoro e diritto alla scuola debbano realizzarsi «necessariamente insieme». Sottolinea il valore della coesione sociale per la crescita. E definisce le prospettive dei giovani «cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita».
Fuga dei cervelli
In questo quadro in continua evoluzione è «un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili». I ragazzi studiano in Italia, poi fuggono altrove in cerca di futuro e qui il capo dello Stato ringrazia il presidente della Federazione nazionale Cavalieri del lavoro, Ugo Salerno: «Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno. Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita». Ai giganti dei satelliti e dell’Ia, come Musk a Bezos, Mattarella addossa parte del peso del declino di questi anni e cita Luigi Einaudi: i monopoli sono l’«origine più profonda e vera dei mali sociali» come la disoccupazione e le diseguaglianze. E controllarli con norme nazionali ed europee è «libertà».
Guerre e dazi
Il presidente si concentra anche sulle guerre di aggressione, sulla delegittimazione del diritto internazionale, sui dazi, sulle «politiche neo-imperialistiche». Non cita Putin, Trump o Netanyahu, ma accusa chi scatena conflitti di aver provocato i rincari dell’energia, l’insicurezza delle rotte marittime e la crescita vertiginosa dell’inflazione. Severa infine la critica contro i «cosiddetti magnati» e contro le «pretese» di chi alza barriere e impone monopoli economici: «Tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita».