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 2026  ottobre 22 Giovedì calendario

Rivolta dei Tir, la linea del rigore. Mezzi scortati e blocchi rimossi

Autotrasportatori identificati e scorta di polizia ai camion. E oggi un Consiglio dei ministri straordinario. Dopo giorni di Tir fermi nelle piazzole, autostrade del Sud intasate, quintali di frutta e verdura lasciati nei magazzini, scaffali vuoti, code lunghissime ai distributori e pompe di benzina a secco, il governo ha deciso di intervenire in modo più drastico per quella che definisce «una situazione più complessa». Non è bastato infatti l’incontro di martedì tra il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e le associazioni nazionali del comparto con l’impegno di 480 milioni di euro da subito per i crediti d’imposta (promessi a maggio). Troppo poco per i più duri che invece chiedono il congelamento delle accise e aiuti più mirati. Al Sud, le proteste non si sono fermate, anzi in alcuni casi, sono diventate più pesanti con ruote tagliate (nel casertano) e minacce per gli autisti che volevano ripartire.
I controlli
«Occorre distinguere le proteste legittime da eventuali fenomeni di illegalità, ma il rispetto delle regole, la libertà di circolazione e la tutela delle attività economiche devono restare priorità imprescindibili», fa sapere Palazzo Chigi. E da ieri pomeriggio il Viminale ha avviato l’identificazione dei manifestanti nei presidi stradali, soprattutto in Campania: almeno 1.339 gli identificati, 71 i denunciati e 242 i sanzionati. Nella notte ha disposto la scorta di numerosi automezzi (500 solo in Campania) per garantire le attività di carico e scarico. D’altronde sono state proprio le sigle nazionali del comparto ieri mattina (Anita, Cna Fita, Confartigianato, Assotir, Fai, Fedit, Fiap, Sna, Confcooperative, Legacoop, Unatras) a chiedere «con urgenza un intervento deciso e immediato del ministro Piantedosi per rimuovere i presidi». E il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha detto chiaramente: «Temiamo infiltrazioni, anche di bande organizzate che nulla hanno a che vedere con l’autotrasporto». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha invitato a «verificare il casellario giudiziario dei leader della protesta» dicendo di aver attivato la Commissione Antimafia.
Gli appelli
Al governo arrivano appelli a fare presto perché «la situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente», come scrivono i sindaci di Bari e Napoli, Vito Leccese e Gaetano Manfredi che chiedono di anticipare l’incontro del 27: «Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti». Lo stop dei camion ha ricadute anche sulla raccolta dei rifiuti, oltre che sugli approvvigionamenti, non solo dei prodotti alimentari con problemi alle mense scolastiche, ma anche di farmaci e materiali per l’edilizia. Le associazioni di categoria lanciano allarmi. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli si appella «al senso di responsabilità diffusa, a partire dalle istituzioni e dalla politica. Confagricoltura parla di «imprese agricole in ginocchio» con produttori costretti a distruggere gli ortaggi. Coop promette che, nonostante le difficoltà, «non acquisteremo dall’estero». Il Codacons minaccia denunce. E dal Campo largo arriva la richiesta unitaria di un’informativa in Parlamento della premier Giorgia Meloni. «L’Italia si sta fermando», dice il leader M5S Giuseppe Conte. «Meloni esca dal Palazzo», chiede la segretaria Pd Elly Schlein, mentre Angelo Bonelli (Avs) parla di «situazione sociale esplosiva».
In serata, gli autotrasportatori calabresi di Fedralog (così come i siciliani dell’Aias), hanno sospeso la protesta: «Decisione sofferta ma presa con un profondo senso di responsabilità». E promettono un corteo a Roma in mancanza di risposte.