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 2026  ottobre 21 Mercoledì calendario

Artico, l’Ue vara il piano per la sicurezza

La realizzazione di un nuovo cavo sottomarino per il trasferimento di dati, che raggiungerà la Groenlandia per poi proseguire verso Canada e Giappone. L’estensione della connettività satellitare in tutta l’area con il sistema europeo Iris2, concorrente di Starlink. Un centro di monitoraggio sottomarino ad hoc per proteggere le infrastrutture critiche e controllare il traffico navale. E poi ancora: la messa in comune della flotta di navi rompighiaccio, l’uso dei programmi di ricerca europei per studiare i cambiamenti climatici, l’integrazione delle reti ferroviarie anche a uso militare e lo sviluppo di progetti strategici per l’estrazione di minerali critici. L’Unione europea ha messo a punto la sua strategia per l’Artico, una regione che secondo Ursula von der Leyen rappresenta «il luogo in cui le placche tettoniche della geopolitica si scontrano».
Nell’Artico si incrociano sempre più gli interessi delle grandi potenze mondiali – Stati Uniti, Russia e Cina – e l’Europa non vuole fare da spettatrice. La ragione è semplice: «Non è la frontiera di qualcun altro, ma fa parte dell’Unione Europea», ha ricordato la presidente della Commissione, sottolineando che in quell’area vivono più di 500 mila cittadini dell’Unione, sono coinvolti tre Stati membri (Danimarca, Svezia e Finlandia) e dunque va considerata a tutti gli effetti «il vicinato settentrionale» dell’Ue. Il piano si svilupperà lungo quattro linee d’azione: il rafforzamento della sicurezza e della resilienza della regione, la risposta ai cambiamenti climatici, la necessità di favorire maggiore prosperità economica e di creare opportunità per la popolazione locale.
Il documento adottato ieri dal collegio dei commissari giustifica così l’adozione di una nuova strategia per quell’area: «Per decenni, l’Artico è stato un faro di stabilità e cooperazione internazionale. Prevalevano la prevedibilità e la moderazione. Ma dal 2022 questa realtà è cambiata radicalmente». L’anno è quello dell’invasione russa su vasta scala in Ucraina e la strategia accusa esplicitamente Mosca di aver «deteriorato la sicurezza» nell’Artico, anche attraverso «sabotaggi e incursioni di droni».
I movimenti tettonici della geopolitica sono stati favoriti anche dai cambiamenti climatici: «L’Artico si sta riscaldando quasi quattro volte più velocemente della media globale – riconosce l’analisi – e le implicazioni sono mondiali. Con il ritiro dei ghiacci, l’Artico sta diventando più accessibile, ma anche più conteso: per le risorse, le rotte commerciali emergenti, l’accesso strategico e l’influenza». Ed è in questo contesto che entra in gioco anche la Cina, le cui «ambizioni strategiche nell’Artico europeo sono in crescita, parallelamente al rafforzamento della sua partnership con la Russia».
Sulla carta, gli Stati Uniti restano un alleato con cui giocare questa partita. Ma basta entrare un po’ più nel dettaglio dei vari progetti in cantiere per capire che l’Europa – anche alla luce della vicenda Groenlandia – vuole definire una sua strategia a prescindere dagli Usa. L’Ue sta lavorando alla realizzazione del “Pan-Arctic Cable”, un cavo sottomarino per il trasferimento di dati che collegherà il Vecchio Continente alla Groenlandia e poi proseguirà verso Canada e Giappone, unendo le forze con le “medie potenze” per fare squadra. Verrà inoltre istituito un centro per la sicurezza marittima che permetterà di proteggere le infrastrutture critiche, monitorare la flotta ombra e le attività marittime illegali. All’interno di questo, ci sarà un hub dedicato alla sicurezza dei cavi sottomarini, per metterli al riparo dai sabotaggi e ripararli in caso di necessità.
Anche sul fronte satellitare l’Ue vuole muoversi in autonomia. L’idea è di estendere il proprio sistema Iris2, concorrente dell’americana Starlink, per gestire in modo sicuro le comunicazioni governative e commerciali in quelle aree in cui la rete terrestre è debole. Il programma satellitare Copernicus permetterà invece di mappare i ghiacci terrestri e marittimi per monitorare lo scongelamento del permafrost nel quadro delle iniziative legate ai cambiamenti climatici, mentre Galileo offrirà servizi di navigazione.
Il piano d’azione per l’Artico richiede strumenti tecnologici, ma anche alcuni molto più tradizionali, come le cosiddette navi rompighiaccio. Verrà lanciata una nuova alleanza industriale che servirà innanzitutto a mappare il fabbisogno, ma anche a condividere le risorse e ad effettuare acquisti congiunti. C’è poi un capitolo legato alle infrastrutture ferroviarie che prevede da un lato di accelerare il progetto Rail Nordica, per migrare la rete finlandese allo scartamento paneuropeo, e dall’altro di sviluppare sistemi di trasporto multimodali e corridoi a doppio uso (civile e militari) adatti alle condizioni polari.
Nonostante la crisi energetica e il forte pressing della Norvegia, l’Unione europea ha deciso di mantenere la sua posizione di netta opposizione all’estrazione di combustibili fossili: «Vogliamo garantire che petrolio, carbone e gas restino nel sottosuolo, anche nelle regioni artiche». Ovviamente Paesi come la Norvegia potranno azionare le trivelle nelle aree di competenza, ma l’Ue – spiega un alto funzionario – si impegnerà a non acquistare idrocarburi provenienti dall’Artico.
L’obiettivo è invece accelerare lo sviluppo delle rinnovabili: idroelettrico, eolico, geotermico e idrogeno verde. In linea con i piani del “Critical Raw Materials Act”, l’Ue investirà per sostenere progetti legati all’estrazione di minerali critici che sia sostenibile da un punto di vista ambientale, ma anche sociale «a beneficio delle comunità locali, nel rispetto dei diritti dei popoli indigeni». Resta invece la ferma opposizione all’estrazione mineraria nei fondali marini in assenza di garanzie scientifiche e ambientali.