repubblica.it, 21 ottobre 2026
Lega, al congresso via nome di Salvini dal simbolo. Garavaglia sfiderà il segretario
La sfida a Matteo Salvini adesso si può dire ufficiale. Il senatore lombardo Massimo Garavaglia (“tra morti e feriti”, aveva scherzato parlando con Repubblica) ha raggiunto il numero di sottoscrizioni necessario per presentarsi al congresso straordinario della Lega, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre alla fiera di Milano dove verrà scelto anche il nuovo simbolo senza il nome di Salvini nel logo. “Sabato sarà votato un emendamento che andrà a fare il restyling del simbolo”, annuncia il deputato Luca Toccalini.
Quella di Garavaglia è una candidatura costruita in poco più di una settimana, tra pressioni, resistenze e tentativi di scoraggiare i potenziali sostenitori da parte dell’area vicina al segretario uscente. Alla scadenza delle 13 oggi, Garavaglia può contare su 82-83 firme, appena sopra la soglia minima di 80 prevista dal regolamento, su una platea totale di 700 delegati, gli stessi dello scorso congresso di Firenze, un anno fa. Ma sufficienti a trasformare quello che rischiava di essere un congresso dall’esito scontato in una competizione di un qualche interesse.
Geografia delle firme
Il dato politico più significativo riguarda la provenienza delle sottoscrizioni. Ben 55 arrivano dalla Lombardia, la regione dove si concentra il dissenso più organizzato nei confronti di Salvini. Qui Garavaglia può contare su una rete di amministratori e dirigenti di peso, a partire dal capogruppo al Senato e segretario lombardo Massimiliano Romeo, dal governatore Attilio Fontana, dagli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi, dal segretario di Bergamo, Fabrizio Sala. Una sorta di blocco lombardo che prova a rivendicare un ruolo centrale nelle scelte del partito, criticando la gestione degli ultimi anni. Altrove, invece, la prudenza ha prevalso. In Veneto molti hanno preferito non schierarsi, in primis Luca Zaia e le persone a lui vicine, che comunque non hanno firmato neanche per Matteo Salvini; mentre dal Friuli-Venezia Giulia e dal Piemonte sono arrivati pochi segnali di sostegno. Tra le eccezioni, la piemontese Gianna Gancia, ex eurodeputata e moglie del ministro Roberto Calderoli.
L’obiettivo: misurare il dissenso interno
Ma il vero obiettivo dei sostenitori di Garavaglia non è tanto quello di vincere, impresa considerata assai difficile, quanto di misurare la reale consistenza del dissenso interno. Con due candidati il congresso dovrà esprimersi a scrutinio segreto. La speranza dei nordisti è che Garavaglia, partendo da un ipotetico 12 per cento, cioè chi ha firmato per la sua candidatura, possa superare il 30 per cento dei voti; raccogliendo quindi anche il malcontento di chi non ha avuto il coraggio di sottoscrivere pubblicamente la sua candidatura. Un risultato del genere non basterebbe a cambiare la guida del Carroccio, ma rappresenterebbe comunque un segnale politico chiaro e netto per un leader alla guida della Lega dal 2013. E soprattutto darebbe una consistenza numerica a una minoranza che finora ha faticato a organizzarsi apertamente.
Il congresso sarà però anche il terreno di un’altra partita, quella degli equilibri tra le diverse anime del partito e delle ambizioni personali. Tra le mozioni previste ce ne sarà una dedicata alla remigrazione, firmata dall’eurodeputata Isabella Tovaglieri. Una scelta che si intreccia con la rivalità sempre più evidente con Silvia Sardone, anche lei europarlamentare e vicesegretaria uscente. Le due condividono un profilo politico per molti versi sovrapponibile: giovani, combattive, molto presenti nella comunicazione social e particolarmente attive sulle battaglie identitarie e contro l’immigrazione. Proprio questa somiglianza le mette in concorrenza, perché entrambe cercano di occupare lo stesso spazio politico e di accreditarsi come punti di riferimento della Lega più intransigente su questi temi. La mozione di Tovaglieri diventa così anche un modo per marcare il territorio in vista dei nuovi assetti della segreteria.
Per Garavaglia, che sinora ha volutamente utilizzato sempre toni soft nei confronti del “Capitano”, la questione è diversa. Aver conquistato il diritto a sfidare Salvini è soltanto il primo passaggio, mentre il secondo sarà appunto capire quanti, una volta al riparo dalla segretezza dell’urna, saranno disposti a trasformare le critiche sussurrate nei corridoi in un voto contro. La vera posta in gioco, più ancora della leadership, è capire quanto sia profonda la frattura dentro la Lega.