repubblica.it, 21 ottobre 2026
Regno Unito, via libera alle trivellazioni nel Mare del Nord
Drill Andy Drill. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha approvato il controverso progetto di trivellazioni per l’estrazione di gas “Jackdaw”, nel Mar del Nord al largo della scozzese Aberdeen, ed è esplosa la polemica politica, con i Verdi e gli ambientalisti sugli scudi. Ma ci sono malumori anche nel Labour, un partito che sino a qualche anno professava il culto del Net Zero e addirittura di una banca per gli investimenti “verdi”. Una promessa di Starmer che lo stesso ex primo ministro, precedessore di Burnham, si era presto rimangiato. Perché, come quello tra welfare e warfare per la Difesa, anche qui il dilemma è arduo: tra rispetto dell’ambiente e sicurezza energetica, in un mondo sempre più instabile.
Ma innanzitutto, che cos’è Jackdaw? Si tratta di un (piccolo) giacimento di gas nel Mare del Nord, a circa 230 chilometri da Aberdeen. Nel 2022 il governo conservatore aveva autorizzato “Adura”, una joint venture tra Shell e il colosso statale norvegese Equinor, a estrarvi gas. Come ricorda il Guardian, lo scorso anno l’autorizzazione è stata bloccata in seguito a un ricorso con cui gli ambientalisti ne avevano contestato la legittimità. Le società hanno quindi dovuto ripresentare le domande, includendo nuove informazioni sull’impatto climatico del gas che avrebbero prodotto a Jackdaw. La ministra dell’energia del governo Burnham, Miatta Fahnbulleh, ha ora approvato la nuova richiesta.
Jackdaw è stato scoperto nel 2005, ma il suo sfruttamento all’epoca venne considerato costoso e tecnicamente complesso. Diciassette anni dopo, però, il governo tory ha rispolverato il progetto e Shell si è fatta avanti. Secondo la joint venture Adura, che dice di aver completato di lavori di infrastrutture per l’estrazione “già al 99%”, Jackdaw fornirebbe circa il 6% della produzione britannica di gas: una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di 1,4 milioni di abitazioni del Regno. Considerando anche le importazioni, ciò equivale a circa il 2% della domanda nazionale, secondo un calcolo della Bbc.
Ma ne vale davvero la pena? Stando a diverse stime di Greenpeace e altre associazioni ambientaliste, ciò contribuirà a “poco o nulla per ridurre la dipendenza dalle importazioni”, e nell’arco di undici anni Jackdaw potrebbe generare fino a 35,8 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio. Per questo, stamattina, il leader dei Verdi Zack Polanski parla addirittura di “vandalismo climatico”: “La decisione presa oggi dai laburisti tradisce il futuro di tutti noi. Il Labour ha perso ogni credibilità nella lotta contro il cambiamento climatico. La stessa ministra dell’Energia ha dichiarato che il progetto non avrà alcun effetto sulle bollette; il ministro della Salute ha ammesso che l’ondata di caldo estiva ha aggravato la pressione sul servizio sanitario nazionale, e secondo le stime dello stesso settore il progetto creerà appena 27 posti di lavoro. È una vittoria di Shell a scapito dei cittadini”.
Ma la rivolta potrebbe presto scatenarsi anche nella sinistra ambientalista del Labour, cui per esempio è sempre appartenuto il ministro dell’Esteri Ed Miliband, già a capo del dicastero sull’energia. Il governo stima che nell’anno fiscale 2025-2026, il settore dell’estrazione genererà 4,1 miliardi di sterline di entrate fiscali, ma, come nota il Guardian, gran parte di questa somma sarà compensata dai 3,26 miliardi di sterline destinati ad agevolazioni fiscali e misure di sostegno al settore. Non solo. Si prevede che la produzione di gas nel Mare del Nord diminuirà del 99% entro il 2050. Anche se il governo approvasse nuove licenze per le trivellazioni nel Mare del Nord – cosa che il Labour ha dichiarato di non voler fare – il calo si ridurrebbe soltanto al 97%.
Ma il governo tira dritto e la ministra dell’Energia Miatta Fahnbulleh ha dichiarato: “Dopo un’attenta valutazione di tutti i fattori rilevanti, ho dato il mio assenso affinché l’autorità di regolamentazione possa autorizzare la produzione di gas a Jackdaw. Il giacimento inizierà a rifornire il Regno Unito già da questo inverno, grazie ai lavoratori altamente qualificati del Mare del Nord, il cui contributo è fondamentale. Questa decisione rafforzerà la sicurezza energetica del Paese grazie al gas di produzione nazionale disponibile quest’inverno e contribuirà a ridurre al minimo il ricorso del Regno Unito a combustibili importati con emissioni più elevate, mentre proseguiamo la transizione verso le energie rinnovabili e il nucleare. La decisione è compatibile con i nostri impegni climatici giuridicamente vincolanti. Restiamo fermi nella volontà di porre fine al rilascio di nuove licenze per petrolio e gas e di raggiungere l’obiettivo del Net Zero entro il 2050”.
Di certo, sarà contento Donald Trump, che da anni oramai fa pressioni sul Regno Unito affinché approvi nuove trivellazioni al largo della “sua” Scozia – da dove proveniva la madre del presidente americano. E che infatti ha commentato sul suo social Truth poco dopo l’annuncio: “Ottime notizie per la ricchezza e la prosperità del Regno Unito e per la meravigliosa regione di Aberdeen. Il Regno Unito ha iniziato le trivellazioni nel Mare del Nord, una delle aree petrolifere più grandi e prospere del mondo. Dovrebbero andare a tutto gas! Questo renderà di nuovo il Regno Unito molto ricco. Abbattiamo i costosi e ridicoli mulini a vento!”.
Questo potrebbe essere solo l’inizio di una lunga saga. L’altro progetto all’esame di Fahnbulleh, infatti, è Rosebank, un nuovo giacimento petrolifero situato a circa 130 chilometri dalle coste delle isole Shetland, sul quale non è ancora stata presa una decisione e per cui in lizza ci potrebbe essere anche l’italiana Eni. Rosebank è decisamente più grande e, se autorizzato, genererebbe emissioni di carbonio sette volte superiori. La battaglia di “Drill Andy Drill” è solo all’inizio.